Guerra, crisi economica ed elezioni, agitare bene ed ecco servito il cocktail base della politica per le quattro stagioni dell’anno in corso, con extension fino alla primavera del 2023.
Possibili varianti ed aggiunte di ingredienti, come crisi di governo, scissioni o aggregazioni di partiti? Si, ma il retrogusto della shekerata ricondurrà sempre al cocktail base.



Al Nazareno l’esito delle amministrative di giugno in 982 comuni fra i quali 4 capoluoghi di Regione ( Palermo, Genova, L’Aquila e Catanzaro) ed il collaudo dell’alleanza con i grillini, viene considerato un banco di prova della segreteria di Enrico Letta e della sua capacità di incidere sul governo e di guadagnare consensi. In vista della formazione delle liste elettorali per le politiche si stanno già muovendo i quattro principali leader in grado di contendere la leadership, e anche le aspirazioni alla premiership di Letta: Dario Franceschini, Andrea Orlando, Lorenzo Guerini e Nicola Zingaretti.
A Via Bellerio tutti sperano e pregano che la guerra in Ucraina finisca presto, in modo di consentire a Matteo Salvini di tentare di archiviare le scelte filo russe ed a favore di Putin degli ultimi anni. Oltre a Mosca l’altro crescente problema elettorale leghista è rappresentato dalla valanga di passaggi a Fratelli d’Italia della classe dirigente politica che Salvini aveva allevato e insediato nelle regioni del Centro e del sud Italia. Nel massimo riserbo Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga prima di prendere iniziative per scongiurare il rischio di una possibile tranvata alle politiche, attendono di valutare i risultati delle amministrative.
Puntuale come ad ogni Pasqua, il ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi galvanizza per qualche settimana più gli afficionados azzurri che gli stessi parlamentari. L’ultimo tentativo di condizionare il governo sulla riforma della giustizia e sul catasto si è risolta con una ritirata strategica, come quella della candidatura al Quirinale dell’ex Cavaliere. Eclisse della quale all’interno di Fi non si capisce se sia in corso la rimozione o l’elaborazione del lutto. Anche quì, in caso di impennata e di passaggio all’opposizione, si prefigura una scissione con la fuoriuscita dell’intera delegazione di governo. Un déjà vu dell’exploit di Angelino Alfano e degli allora ministri di Forza Italia nel Governo Letta, che piantarono in asso Berlusconi.
Se non proprio la Presidenza del Consiglio di un eventuale governo di centrodestra, con Fratelli d’Italia Partito di maggioranza relativa, per Giorgia Meloni si potrebbe configurare un ruolo di primo piano in un eventuale esecutivo di unità nazionale per fronteggiare la crisi del dopo guerra ed assicurare il massimo del rilancio economico del Paese per ottenere gli essenziali aiuti dell’Europa. Molto più coerente e democratica di Marine La Pen e di Orban, dai quali si è più volte dissociata, la leader di FdI è fra i pochi esponenti politici nazionali (Mattarella, Draghi, Letta, Calenda, Di Maio) a non avere sbagliato una mossa, tanto per la guerra e la collocazione internazionale e europea dell’Italia, quanto per la crisi energetica ed economica.
Dal balzo in avanti alle elezioni del Sindaco di Roma all’incremento dei gruppi parlamentari, Carlo Calenda è proiettato ad una affermazione condizionata alle politiche. Programma e appeal sono in sintonia con l’opinione pubblica, ma il successo dipenderà dal sistema elettorale e dalle eventuali aggregazioni.
L’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ancora un anno di tempo per tirare fuori dal cilindro delle iniziative di maggiore successo politico (dalla prima elezione di Mattarella, alla formazione del governo giallo rosso, dalla crisi del secondo esecutivo presieduto da Conte alla nascita del governo Draghi) per invertire l’attuale tendenza all’evanescenza. Molte le strade praticabili, a cominciare dalle alleanze all’autoanalisi. 