Il cammino per il Quirinale cento giorni prima del Colle 

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Il cammino per il Quirinale cento giorni prima del Colle 
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Cento giorni fra Palazzo Chigi Campidoglio e Quirinale. Strategie, variabili e candidature aleggiano invisibili ai più nell’ambito di una cerchia ristretta di poteri politici, istituzionali ed economici.  La prevalenza di Roberto Gualtieri o di Enrico Michetti segnerà in ogni caso una svolta.

L’affermazione dell’ex ministro rappresenterebbe la conferma del rilancio del Pd e del centrosinistra, con o senza i 5 Stelle, mentre la vittoria del  candidato del centrodestra consacrerebbe la leadership di Giorgia Meloni e il tramonto di Matteo Salvini. Immediati i riflessi sulle scelte per il Quirinale. Dal Nazareno al variegato vertice dei grillini, dalla Lega a Fratelli d’Italia, da Berlusconi a Matteo Renzi, le mosse per il Quirinale cominceranno a delineare l’identikit delle candidate e dei candidati: Elena Cattaneo, Mario Draghi, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni per il centrosinistra; Letizia Moratti e Pierferdinando Casini per il centrodestra.

Nonostante l’indisponibilità alla rielezione più volte manifestata, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, se si dovesse determinare una situazione di impasse istituzionale, non potrebbe che prendere atto della volontà unanime o quasi del parlamento e accettare una conferma di garanzia costituzionale. Se non altro per non privare il Paese della necessaria imparzialità, resa indispensabile dall’attuazione del recovery plan e dalla delicata transizione fra l’attuale Parlamento e le nuove Camere con un numero ridotto di deputati e senatori: da 630 a 400 a Montecitorio e da 315 a 200 a Palazzo Madama.

Se invece ai primi tre scrutini, durante i quali è necessaria una maggioranza dei due terzi, ovvero 673 voti su 1008 parlamentari e delegati regionali, non dovessero prevalere Draghi o Mattarella, il centrodestra con l’apporto dei gruppi misti e di esponenti di altri schieramenti potrebbe superare al quarto scrutinio i 505 voti su 1008 e eleggere un proprio candidato.

Il puzzle politico è complicato dalla doppia crisi dei leader di Lega e 5 Stelle, usciti notevolmente penalizzati dalle amministrative. Chi rischia di più fra Salvini e Giuseppe Conte è il neo Presidente grillino alle prese con un marasma post elettorale che può travolgerlo e azzerare le chance di alleanza col Pd.Il cammino per il Quirinale cento giorni prima del Colle 

Se a Roma Virgina Raggi e i 5 Stelle  dovessero infatti risultare determinanti per l’elezione di Michetti al Capidoglio, i grillini quasi sicuramente imploderebbero.

Per quanto riguarda Salvini, dopo l’ennesimo boomerang sul fisco il segretario della Lega di fatto smentito dal partito annaspa in bilico fra il congresso anticipato e un incombente commissariamento politico.

Sulla scacchiera del Colle si attendono le mosse del Segretario Pd Enrico Letta, che dopo la Gallia, cioè la Francia, ha appena passato il Rubicone delle amministrative e marcia sulla Capitale, gli assi nella manica di Matteo Renzi e la penultima ruota politica del pavone di Silvio Berlusconi.

Agli orizzonti nazionali si sovrappongono gli scenari internazionali dell’indiscusso e riconosciuto ruolo di leader europeo di Mario Draghi. Una rilevanza e un carisma internazionali evidenziati dalla stima, dalla sincera empatia e dal rispetto manifestati a Draghi da tutti i leader mondiali che  in settimana parteciperanno a Roma al G20 straordinario sull’Afghanistan. Un summit delicato e cruciale, concretizzatosi soltanto grazie all’impegno del Premier di un’Italia che dimostra ogni giorno di più di rappresentare culturalmente e artisticamente nel mondo l’ “Esprit de Finesse” teorizzato dallo scienziato e filosofo Blaise Pascal. Quella capacità intuitiva che esprime potenzialità di conoscenza esistenziale come fulcro della ragione e dell’interiorità. In pratica la capacità di intuire e attuare il bene il bello.Il cammino per il Quirinale cento giorni prima del Colle 

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