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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Augusto Cavadi
Se ci si vuole orientare nel dibattito pubblico – non solo all’interno delle chiese cristiane ma anche fra partiti politici – è indispensabile sciogliere un equivoco nodale: la nozione di “cristianesimo”.
Per alcuni esso è il messaggio, così come ci viene filtrato dai testi biblici del Secondo Testamento, di un certo predicatore ebreo, Gesù di Nazaret, ritenuto dai suoi discepoli il Cristo (l’Unto, l’Inviato): “un «cammino spirituale» caratterizzato, da un lato, dall’uguaglianza, dalla fraternità, dalla comunione, dal servizio e dall’amore gratuito universale e, dall’altro, dall’assenza di qualsiasi struttura di potere giuridico e gerarchico” così il prete, dell’Ordine dei Canonici Regolari, Bruno Mori nel suo recente Per un cristianesimo senza religione. Ritrovare la “Via” di Gesù di Nazaret (Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano 2022, p. 205).
Altri, però, obiettano che questo “cristianesimo” è rimasto sulla carta o al massimo è stato vissuto nei primissimi secoli. Ciò che merita di rientrare in questa categoria – perché è il fenomeno storico che ha effettivamente inciso nelle sorti dell’umanità – è quella “nuova religione imperiale” nata, a partire dal IV secolo, secondo la quale “il vero cristiano non sarà più il discepolo che agisce come Gesù ma il fedele che crede come la Chiesa. Da allora in avanti, i parametri della buona ortodossia cristiana non saranno più regolati da una vita modellata sull’esempio del Maestro e da una condotta che incarni i valori di umanità, di compassione, di fratellanza e di amore da lui vissuti e insegnati ma sulla prontezza dei ‘credenti’ ad accettare i contenuti dei dogmi imposti dalla nuova religione” (ivi).





