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Il frinire delle cicale colonna sonora di vite tragiche

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Dopo Cucurummà – romanzo d’esordio per più versi sorprendente – Lucia Boldi conferma il suo talento letterario con Cicalis (Altrevoci Edizioni, Borgo Val di Taro 2026, pp. 152, euro 17,90 – disponibile anche in ebook ) che presenta tratti di continuità, ma anche di discontinuità, rispetto all’opera prima. Il frinire delle cicale colonna sonora di vite tragiche

La continuità è data innanzitutto dall’ambientazione, Pantelleria e la Tunisia prima, Bagheria e Solanto adesso: Boldi è una scrittrice geneticamente mediterranea. Sarebbe riduttivo affermare che le sue storie si svolgono nel Mediterraneo, meglio dire dal Mediterraneo: il mare, il sole, gli ulivi, i gelsomini, i pomodori, le vigne, le cicali…costituiscono la matrice che le genera.

Il frinire delle cicale colonna sonora di vite tragiche
Lucia Boldi

Un secondo elemento di continuità l’ho trovato nella dislocazione dell’eros rispetto al matrimonio-istituzione: come al tempo dei trovatori medievali e di Dante Alighieri, l’esperienza della passione integrale (quella che afferra cervello, cuore, sesso) è possibile solo fuori dai confini dell’unione coniugale legalizzata.

La differenza fondamentale, a mio avviso, sta invece nel genere letterario: dal romanzo romantico alla tragedia greca. I protagonisti o pagano o fanno pagare ad altri colpe non commesse.  Non posso evocare i riferimenti impliciti ad Eschilo, Sofocle ed Euripide per non svelare l’esito della trama, ma ogni lettore mediamente istruito li riconoscerà da sé.

Il frinire delle cicale colonna sonora di vite tragiche
Bagheria

Se ci chiediamo quale sia il filo rosso, e in un certo senso il carburante, di tutte le vicende inanellate scopriamo che si tratta dell’onore: non dell’onore come esigenza fisiologica e legittima di ogni cittadino, ma della sua caricatura perversa che è un mix letale di orgoglio smisurato e di dipendenza psicologica dal giudizio della tribù di appartenenza. E’ a causa di questo senso malinteso di onore che due innamorati non possono sposarsi, che un padre non accetta la paternità affettiva, che un figlio non sopporta l’amore extra-coniugale della madre e che – in un susseguirsi di incomprensioni e di dolori e di risentimenti – si consuma l’atto finale.

Vorrei avanzare a questo proposito due notazioni.

La prima: l’autrice, attraverso la categoria dell’onore ipertrofico, tocca la tematica della mafia, ma evitando gli aspetti eclatanti, cruenti, stereotipati. Fa vedere che la mafia uccide anche quando non spara, anzi addirittura quando a suo modo protegge: perché uccide i sentimenti, la libera auto-determinazione, le anime.

La seconda notazione: ci sono perversioni culturali che, pur tipiche degli ambienti mafiosi, non sono esclusivamente in essi. In nome di questa accezione malata dell’onore si coalizzano un tenente dei carabinieri e un boss (e, più ampiamente, una famiglia di sangue e una famiglia mafiosa): davvero, come osservava Giovanni Falcone, la mafia non inventa i suoi “valori” ma li trae dalla cultura siciliana, se ne appropria e li esaspera. Per fortuna, di suo, la cultura siciliana ha anche altri valori che la mafia non accoglie e non strumentalizza.

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Augusto Cavadi
Augusto Cavadi
Giornalista pubblicista, Filosofo. Fondatore della Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone di Palermo
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