by Adriana Piancastelli
Roma, autunno 2020: tre volte venti anni e torna il richiamo della piazza e della protesta. La pandemia imperversa e ricomincia la pioggia dei decreti governativi emergenziali. E si passa dall’ “Andrà tutto bene” al “Non è andata affatto bene, andrà peggio?”
Si sono attraversate crisi, si sono fermate attività, si sono investite risorse umane ed economiche nelle imprese sopravvissute al lockdown per adeguarsi ai criteri di sicurezza, ma non è andata bene.
Qualcuno si è indebitato in attesa dei “ristori emergenziali” nazionali o europei e aspetta ancora almeno un cenno di ristoro.
Redditi di cittadinanza a chi ha continuato a lavorare in nero, “sovvenzioni vacanze” a chi poteva regalarsi un paio di giorni di godimento estivo in più, misure assistenziali generalizzate, senza spinte imprenditoriali, fragili e caduche come le foglie di questo autunno schizofrenico: non è andata proprio bene.
Attenzione al disagio sociale: certamente, attenzione soprattutto a chi strumentalizza l’inevitabile rabbia che deriva dal disagio sociale. Allora torno in piazza per annusare l’aria delle manifestazioni targate 2020, in cui gli operatori del mondo dello sport e del cosiddetto “terziario del ristoro” (ristoranti, bar, catering, organizzatori di eventi) chiedono – dopo una chiusura generalizzata imposta dall’ennesimo decreto – di continuare a lavorare, dato il corretto adeguamento a tutte le misure di sicurezza richieste.
Zona Palazzo Chigi: afflusso ordinato, hostess in divisa, cartellini di riconoscimento, molta rabbia educatissima, microfoni, pochi slogan, in apparenza niente infiltrati di destra/sinistra, nessun ultras, nessun negazionista invasato.
Mi sposto al Pantheon dove la folla che manifesta è più colorata e sanguigna: sono gli operatori del mondo dello sport. Gente che per far riaprire palestre e piscine ha speso soldi, ha licenziato Personale, ha introdotto procedure e apparecchiature destinate a restare deserte per almeno un mese, con perdite devastanti.
Qualcuno con un megafono old-style si chiede il perchè se dopo il superamento di tutti i controlli effettuati pochi giorni prima si trovi adesso con le strutture chiuse senza criteri discriminanti.
Qualcun altro si stupisce che vengano impedite attività che incrementano difese immunitarie e benessere mentre medici e virologi eccellenti sottolineano l’importanza della resistenza del sistema immunitario alla potenza del virus.
Molta rabbia composta, qualche espressione gergale colorita, tanti rifiuti corali a forme di assistenza una tantum evidenziando l’impellenza e la necessità di riprendere a lavorare e basta.
Parecchi operatori del mondo dello sport, anche con i capelli bianchi, non hanno mai visto un contratto di lavoro formale: si opera a presenza, o peggio, a prestazione, ergo se non sei presente, per qualsiasi motivo, non vieni pagato.
Nessun negazionista, nessun tentativo di violenza – neppure verbale – nessuna minaccia, nessun ultras, in apparenza nessun infiltrato. Molti uomini della Forze dell’Ordine tranquilli e senza casco sorvegliano la piazza, qualcuno (ad occhio, assiduo frequentatore di palestre) sorride e annuisce.
Poi, davvero come un’onda, sale un’invocazione insolita nelle piazze italiane – anche in quelle più dure e convinte di quaranta o cinquanta anni fa – “Libertà, libertà, libertà”
Eccola la parola magica, quella che è rimasta in gola e sospesa nell’aria per tanti giorni.


