Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura

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Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonino Cangemi

Come il precedente, anche l’ultimo romanzo di Giosuè Calaciura riscrive, con taglio personale, avvenimenti religiosi.

Se in «Io sono Gesù» lo scrittore palermitano aveva raccontato l’infanzia e la giovinezza del figlio di Dio ancora ignaro della missione affidatagli, in «Una notte»(Sellerio, 205 pagg.) fa rivivere la Natività e le suggestioni che l’accompagnano.Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura

Suggestioni di una notte unica che richiama a Betlemme una folla di poveri convinta, chi più chi meno, che quel bimbo appena messo al mondo da una fanciulla mandata in sposa a un uomo avanti negli anni li riscatterà da miseria, sopraffazioni,ingiustizie. Vengono da ovunque, i poveri, per assistere all’evento e offrire i loro doni, con aspettative diverse e simili. Quando giungono nella grotta maleodorante, dove accanto al bambino e ai genitori vi sono un bue e un’asina, a volte l’illusione svanisce: l’infante non smette dipiangere presagendo il sacrificio che l’attende e il padre e la madre sono troppo inadatti al ruolo che ricoprono per accudirlo; altre volte accade qualcosa di imprevedibile e stupefacente.

Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura
Giosué Calaciura

E’ un presepe, quello di Calaciura, ricco di umanità – spesso ferita, lacerata, cagionevole, claudicante,sempre imperfetta perché imperfetto è l’uomo – in cui s’intrecciano e si confondono storie e personaggi assai vari. Vi è il bambino buono che per aiutare gli altri si procura una lesione alla gamba, il pescatore che scopre le gioie dell’amore, la ragazza sterile condannata alla prostituzione, il pastore costretto da una rovinosa caduta all’immobilità custode del suo agnello nel duello col lupo, lo scemo col candore degli angeli e tanti altri. Come i re magi, sapienti incerti e smarriti cui si sostituiscono i ladri che, derubandoli, s’impadroniscono delle loro tonache sfarzose e dei loro unguenti per presentarsi al cospetto del Bambino, quasi a volere significare che la Natività è una festa riservata a chi s’arrangia, in un modo o nell’altro, nella miseria.

L’estro visionario di Calaciura si lascia guidare dal gusto affabulatorio alternando registri eterogenei: nelle pagine di «Una notte» vi è realismo e favola, narrazione storica e biblica e perfino momenti di suspense e comicità cui fa da collante la compassione che avvolge, come un manto pietoso, il destino precario e dolente di tutti gli esseri del creato, non solo gli uomini ma anche gli animali: «Né a lui [il bue, ndr]né all’asina si era mai rivelato un Dio che li illudesse con la promessa della salvezza…Con la vecchiaia gli era ormai chiaro che gli uomini avevano immaginato le stalle, i fienili e ogni ricovero per sottrarre gli animali ai lupi della natura e consegnarli con gli zoccoli legati al predatore armato di coltello».

E se la pietà latita negli uomini più empi – che non mancano nell’assortito campionario dei personaggi figuranti in «Una notte» – negli stessi comunque essa affiora a tentarli, seppure senza successo. Una tentazione, la pietà, che affila la sua lama ed espande la sua voce nel mistero della Natività il cui eco è una sirena ammaliatrice e gravida di speranza anche ne «Il tram di Natale», il breve romanzo, quasi una pièce teatrale, che fa da preludio alla parentesi dell’ultimo Calaciura attratto dal sacro: un sacro, il suo,  non profanato ma umanizzato.Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura

Nel romanzo, semplice ma originale nella sua struttura di contenitore di racconti apparentemente autonomi, trapelano tanti temi,tra i quali quelli della maternità – dono ad alcune negato e ad altre donato – e della paternità che,nel singolare «realismo magico» di Calaciura, s’intersecano all’evento della Natività.

Ancora una volta lo scrittore, talentuoso come pochi oggi in Italia (se ne sono accorti in Francia più che nel nostro Paese), con  «Una notte» regala emozioni e tenerezza e cattura i lettori più esigenti piegando, come nei suoi intenti, la prosa alla poesia.

Degli ultimi, perché di essi è il regno della scrittura immaginifica e trasudante umanità di Giosué Calaciura.Il regno degli ultimi della scrittura di Giosué Calaciura

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