Dall’inglese War, al russo Voyna, dal cinese Zhànzhēng, all’arabo harb, all’africaans Oorlog: é la tragica realtà della parola guerra a sconvolgere il passaggio al nuovo anno.
Un panorama di disumanità perfino difficile da quantificare per il moltiplicarsi dei conflitti locali, in Africa, nel sud est asiatico e in America latina, che fanno da sfondo all’accentuarsi delle crisi internazionali e delle guerre in corso in Medio Oriente, in Ucraina, Yemen, Nigeria e Myanmar. 
L’orrore e la disperazione delle immagini di Gaza e del martirio del popolo senza terra usato come carne da macello da Hamas e le sequenze dei quasi due anni di sistematica devastazione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, superano in una sorta di classifica dell’inferno l’impatto dei filmati delle battaglie storiche di Stalingrado e Okinawa e si avvicinano ai rallenty da fine del mondo di Hiroshima e Nagasaki.
In bilico fra trattative di tregua e l’allargamento del conflitto al Libano, contro le milizie Hezbollah e al Mar Rosso per arginare gli assalti degli Houthi yemeniti contro le rotte commerciali, a Gaza l’esercito israeliano sta completando la distruzione dei bunker sotterranei di Hamas per avviare la smilitarizzazione della striscia palestinese.
Sul fronte ucraino, mandata allo sbaraglio da Mosca per sostenere la campagna elettorale del quinto mandato presidenziale di Putin, l’armata russa sta tentando tutta una serie di attacchi contro le linee delle forze di Kiev.
Un’offensiva più propagandistica che effettiva, appoggiata tuttavia dalla massiccia intensificazione di attacchi missilistici e di bombardamenti sulle infrastrutture civili dell’Ucraina.
Per l’intelligence occidentale é la prova che Corea del Nord, Iran e in parte la Cina stanno rifornendo di armamenti la Russia. Dietro la risacca degli aiuti militari di Stati Uniti, Inghilterra ed Europa all’Ucraina, si celerebbe in realtà l’avvio anticipato dell’operatività degli F16 e dei sistemi missilistici Atacms a lunga gittata.
Lo dimostra il notevole aumento registratosi nelle ultime settimane degli abbattimenti di caccia bombardieri e di missili russi, nonché i bombardamenti di precisione dei depositi oltre le linee e della flotta di Mosca nel mar Nero.
Anche se ci credono in pochi, le crescenti difficoltà delle prime linee, il progressivo aumento delle proteste delle madri e delle mogli dei soldati russi e l’esigenza di una campagna elettorale senza i lugubri rintocchi dei continui funerali dei caduti al fronte, potrebbe far propendere Putin a trattare una tregua.
In Medio Oriente e Ucraina gli scenari internazionali del mondo in guerra prospettano l’acuirsi di conflitti che stanno determinando i più alti rischi di scontro nucleare degli ultini 60 anni, esattamente dalla crisi dei missili sovietici a Cuba.
Il terzo conflitto potenzialmente più pericoloso a cavallo del nuovo anno é quello in corso da 9 anni nello Yemen, con i miliziani islamici Houthi che manovrati da Iran e Russia puntano a destabilizzare il Mar Rosso e l’accesso al Canale di Suez. Una minaccia strategica dirompente in grado di paralizzare gli interscambi marittimi internazionali.
Le altre due guerre civili dimenticate che infiammano l’Africa e il sud est asiatico sono quelle del Niger e del Myanmar.



