Orgoglio ed emozione. Tutti in piedi ad applaudire e ad asciugare le lacrime di commozione per l’entusiasmante primato mondiale, prima ancora che italiano, per la tripletta di Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto che hanno monopolizzato i cento metri femminili alle paralimpiadi di Tokyo.
Un record di vita e di speranza, una rivincita sul destino, oltre che una superlativa impresa sportiva quella dell’oro vinto dalla Sabatini, dell’argento di Caironi e del bronzo di Contrafatto.
Un destino che riecheggia nelle parole dell’atleta siciliana Monica Contrafatto che dedica la medaglia appena vinta all’Afghanistan dove un attentato talebano le ha stravolto la vita: nel 2012 quando era caporal maggiore dei Bersaglieri in missione nel distretto afgano di Farah l’esplosione di un ordigno le provocò l’amputazione della gamba destra.
Le tre atlete sul podio che cantano l’inno di Mameli a squarciagola mentre vengono issati tre tricolori italiani è un’immagine già scolpita nella storia dello sport nazionale e dell’Europa.


