L’inedito Mario Draghi che traspare dalla fiducia

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L’inedito Mario Draghi che traspare dalla fiducia
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Mezzanotte di fiducia al Senato per il Governo di Mario  Draghi. Una fiducia record di 262 voti favorevoli, 40 contrari e 2 astenuti, mai raggiunta da un Governo prevalentemente politico e che preannuncia la svolta di una nuova alba per il Paese. L’inedito Mario Draghi che traspare dalla fiducia

Assediato dagli osanna e dagli appellativi roboanti, Draghi in eccelsis deo, statista, the best, great, super, il Premier non ha fatto una piega ed è apparso anzi già immedesimato nella nuova maratona parlamentare a Montecitorio.

I due interventi al Senato, per illustrare il programma dell’esecutivo e per la replica al dibattito sulla fiducia, hanno tuttavia delineato molti particolari della fenomenologia di Draghi.

Il nucleo propulsivo dell’azione dell’ex Presidente della Bce sembra risiedere in una sorta di regola delle 4S: sedurre, sopire, spaccare, stroncare. I modi d’agire, il garbo, la riservatezza e soprattutto le idee di Mario Draghi, indiscutibilmente affascinano e convincono gli interlocutori anche più distanti. Lo si è visto nell’ultimo scorcio dell’avvitamento della crisi con Beppe Grillo e Matteo Salvini, da sempre polemicamente agli antipodi di Draghi.

Contemporaneamente il Premier innesca nel contesto degli interlocutori divaricazioni dirompenti che finiscono per dividere irreversibilmente forze politiche travagliate da spinte e controspinte interne, ma finora rimaste più o meno coese, come i 5 Stelle, Forza Italia, il Pd, Liberi e Uguali e in parte anche la Lega.

Anche il silenzio di Draghi ha un effetto politico innovativo: fa in modo che gli interlocutori vengano allo scoperto e lascino trasparire i retropensieri. Che se sono interessati, clientelari o peggio da incompetenti e dilettanteschi Draghi non esita a cassare, anche se con eleganti profusioni di educate sottigliezze.L’inedito Mario Draghi che traspare dalla fiducia

Un capitolo a parte, ancora da approfondire, meritano le idee politiche del Premier. Dalle citazioni, dalle scelte economiche e dalle dichiarazioni programmatiche del Governo è evidente un sostrato liberal socialista. Un liberalismo che si inscrive nell’alveo ideale dei fratelli Rosselli e di Piero Gobetti, nonché nella dottrina sociale della Chiesa e nell’esempio di Piersanti e Sergio Mattarella. Il tutto nel solco delle linee di rigore economico che si rifanno a Raffaele Mattioli, Giovanni Malagodi, Guido Carli, Carlo Azeglio Ciampi e Milton Friedman.

Un Mario Draghi insomma che dice quello che pensa e mette in atto quello che dice, sempre più baricentro e protagonista della svolta politica ed economica impressa al Paese.L’inedito Mario Draghi che traspare dalla fiducia


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