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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Giuditta Perriera*
L’Odissea di Nolan? Perfetto simbolo dei nostri tempi: Edonismo a gogò, superficialità dei temi, interpretazioni mono espressive, tanta schiuma di buonissima marca, per nulla.
Che non é il “nessuno” di Ulisse, sia chiaro. A proposito di Lui, Matt Damon/Ulisse: una delusione bestiale. Un monolite depresso e deprimente. E capisco perché tutti dicono che la Penelope di Anne Hathaway è stupenda. Perché é l’unica nel film che riesce a fare più di una espressione in croce, che quasi quasi ti risulta persino un po’ eccessiva.

Nolan é bravissimo a mettere su film che nella precisione quasi matematica mettono insieme ritmo, musica, belle immagini, ricercatezza scenografica e dei costumi.
Ma a parte il suo gusto che è innegabile (ma anche abbastanza facile riuscire ad esprimerlo con la montagna di denaro che ha a disposizione) qui più che il viaggio di un Uomo nella ricerca di se stesso c’è una vita ad episodi fantasy di un essere umano piuttosto vacante. Circondato da altri uomini e donne altrettanto piccoli anche quando dotati di super poteri.
A pensarci… é l’uomo di oggi? Wow, Nolan allora è un genio! Ha capito tutto e tutto sa usare a suo vantaggio a perfezione!
Ed infatti quasi tutti si entusiasmano di questo vuoto ben agghindato. E però poi Nolan ci vuole anche lasciare il buonista messaggio di quanto sia brutta la guerra fra i popoli . Di quanto rischiamo di disumanizzarci nel respingere sempre “l’altro”.
E proprio la scena finale del film é il massimo della retorica in tal senso, con tanto di due innamorati che si abbracciano guardando l’orizzonte. Ed ecco che allora i destrorsi si ribellano e attaccano il film perché ,per esempio, Elena é interpretata da un’attrice nera. “Non era così nell’Odissea di Omero!” Peccato che solo questo hanno capito dell’Odissea. E ovviamente pure del film.
E a me viene in mente: nel bene o nel male, purché se ne parli. Marketing, và.
Insomma, fatemelo dire, questo é un film all’americana con pure un bel finale ottimista da commedia americana. Nient’altro. Un film per tutti, confezionato con gran classe, comprensivo di una manciata di horror e un pò di stile cyber.
Detto ciò, sono certa che la mia delusione non viene dal discostamento filologico dall’Odissea di Omero . È piuttosto la sua arrogante superficialità che mi ha deluso. La frammentarietà del film, che forse andrebbe bene se fosse una serie TV o un film di animazione.
Ma non un film , un Film tratto da una storia così potente e immaginifica come lo é l’Odissea di Omero.
Mi viene da dire in sintesi: tu, Nolan, proprio tu, tutto qui quello che sai fare? E sinceramente me ne frego se Elena éè interpretata da un’attrice nera. Anche perché nel film ci sono pure personaggi asiatici e indiani e pure un rapper americano.

E a dire il vero poi le interpreti donne nel film sono tutte pillole di superiorità rispetto ai personaggi maschili, sia in positivo che in negativo.
Ma sono pillole, appunto. Inghiotti e passi avanti. Così come ininfluenti sono i personaggi maschili del resto, anche se più presenti.
L’unico personaggio a mio avviso interessante perché interpretato in un modo realmente moderno é la Circe di Samantha Morton. Ma quella scena per me éè un momento di un altro film: un pò Bergman e un pò film horror.
L’unico vero assoluto protagonista è l’ego del regista che si esibisce in scene esteticamente molto belle, quasi pittoriche.

In quanto però alla dichiarata volontà di modernizzare l’Odissea, mi é sembrata piuttosto un’operazione da bambini di scuola elementare.
Vabbò diciamolo pure, ci cascai. Inghiottita anch’io dalla bagarre pubblicitaria sul film che ci porta ad andarlo a vedere e a parlarne per forza.
Comunque sia, questo é sicuramente un film da gustare nel grande schermo e dunque se un grande merito gli và dato è quello di riportare tanta gente alle sale cinematografiche. Solo lì il cinema può esprimere la sua autentica magia. E quindi andate andate e poi parlatene, a cavolo di cane come me o con maggiore autorevolezza e competenza.
Godetevi, in ogni caso, qualche ora seduti al buio a guardare altro da voi. Magari però astutate i cellulari, per favore. Almeno lì! Andiamo al cinema a vedere il cinema. In un sacro silenzio. Fa bene al cuore, Ve lo giuro.
E magari cosi tutti i soldi spesi ritornano indietro ai produttori e possiamo sperare che abbiano voglia di spenderne altri e magari non solo per un film di Nolan.
E se i film ritornano ad essere film per i cinema allora forse pure le serie tv dovranno essere più curate per la tv. E non il contrario o l’uno che si adegua all’appiattimento dell’altra. Io sono per le differenze. Il libero spessore delle differenze.
Solo così riusciremo nuovamente a distinguere e a crescere, a migliorarci, a rendere il mondo migliore.
E l’arte, per me, é lo strumento di maggiore educazione in tal senso. Ma qui adesso dovrei parlare di politica culturale e poi di politica in generale. E già mi deprimo. Ed il film diventerebbe troppo lungo e noioso ed io non sono Nolan e non ho tutti i suoi piccioli. The end
*Giuditta Perriera, regista ed attrice teatrale e cinematografica palermitana. Figlia dell’indimenticato drammaturgo Michele Perriera, protagonista col gotha della letteratura italiana del Gruppo63.




