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Pace nel Mediterraneo: che ruolo per le Chiese cristiane?

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Negli ultimi tre millenni almeno il Mediterraneo si è presentato ambivalentemente come crocevia di sapienze, ma anche di conflitti. Le cronache incredibilmente dolorose di questi giorni lo confermano. Cosa possono fare le Chiese cristiane in generale e la Chiesa cattolica in particolare?

Pace nel Mediterraneo: che ruolo per le Chiese cristiane?
Edgar Morin

Con Edgar Morin direi, innanzitutto, che ogni riforma seria parte da una revisione del pensiero. Ho curato nel 2019 l’edizione italiana di un suo breve, ma intenso testo (Pensare il mediterraneo, mediterraneizzare il pensiero), di cui non saprei restituire i finissimi ricami intellettuali.Pensare il mediterraneo, mediterraneizzare il pensiero

In sintesi si potrebbe dire che occorre da una parte conoscere il Mediterraneo, la storia delle sue civiltà antiche, delle sue religioni tuttora perduranti, delle sue tensioni politiche e socio-economiche attuali; ma, dall’altra, lasciare modificare dal Mediterraneo la propria mente, la propria postura intellettuale.

Che, tra molto altro, significa consentire alla pluralità dei punti di vista di impedire l’irrigidimento dei fondamentalismi esclusivisti ed escludenti; di imparare che “relatività” non è “relativismo” perché, se ritengo inaccettabile ogni assolutizzazione, non posso assolutizzare neppure il principio di relatività. Ma – la domanda s’impone –  nelle scuole cattoliche, nelle facoltà cattoliche, nelle associazioni cattoliche, nelle parrocchie vi è questa conoscenza elementare del contesto geo-culturale in cui ci è capitato di nascere?

Che sappiamo della sapienza greca, dell’ebraismo, dell’islamismo (ammesso che sappiamo qualcosa del cristianesimo)?  E, soprattutto, vi è la consapevolezza che essere cristiani non significa possedere in maniera totale la verità sull’uomo, sulla storia, sull’universo? Se non vogliamo trastullarci con giochi di prestigio non possiamo negare che la fede monoteista, che si ritiene che rivelata in Scritture sacre, costituisce un grave rischio: chi è convinto di avere il monopolio del Divino difficilmente tollera concorrenti e, ancora meno, si pone in ascolto per ricevere da altri correzioni e integrazioni.Pace nel Mediterraneo: che ruolo per le Chiese cristiane?mediterraneizzare il pensiero

L’autocritica intellettuale in ambito cattolico può considerarsi a buon punto solo quando si perviene alla conclusione che la ricerca della verità teoretica è irrinunciabile nell’esperienza antropologica, ma che in questa ricerca il vangelo non ci può essere di particolare soccorso. Esso, infatti, racconta la vicenda straordinaria di un predicatore nomade palestinese che non era un intellettuale, bensì un testimone. Un maestro di vita, di azione, di atteggiamento rispetto all’umanità e alla natura: la sua filosofia, più che amore per la sapienza (in senso greco), era sapienza dell’amore (in senso ebraico). Il tentativo rivoluzionario di papa Francesco – che gli attira non per caso gli strali più feroci da parte di preti e fedeli sedicenti conservatori – è proprio questa conversione di registro: ricordare che il cristianesimo non è nato come ortodossia di una scuola, ma come ortoprassi di un movimento religioso e sociale. Qualcuno ha detto acutamente che la prima vera enciclica di papa Bergoglio non è stata la Lumen fidei del 2013 che Benedetto XVI aveva redatto in gran parte e aveva lasciato per così dire in eredità da firmare, bensì il suo viaggio a Lampedusa. Se questa torsione dal primato della teoria al primato della pratica fosse evangelicamente fondata, si imporrebbe un’altra domanda: cosa stanno facendo i credenti per dare un proprio contributo ai terremoti costituiti dai flussi migratori in corso? Periodici giornalistici di chiaro orientamento partitico, ignari di fare buona pubblicità,  hanno accusato alcuni vescovi di finanziare delle ONG dedite al salvataggio di migranti in mare e, da varie fonti ufficiali, si sa dei canali “umanitari” di immigrazione legale attivati in sinergia da associazioni cattoliche come Sant’Egidio e alcune Chiese riformate: ma le centinaia, anzi migliaia, di parrocchie, conventi ormai in disuso o trasformati in alberghi, seminari vescovili  occupati da giovani in numero decrescente…perché non accolgono stabilmente degli immigrati, anche impiegandoli in dignitose attività remunerate? Sarebbe una strategia efficace materialmente e, almeno altrettanto, simbolicamente.

Vorrei aggiungere almeno un terzo ordine di considerazioni. Il cattolico, prima di essere tale, è un cittadino: dunque può lavorare per un Mediterraneo di pace non solo in quanto inserito in un’ampia comunità di comunità, ma anche – e direi prima ancora – in quanto titolare di potere politico. Egli può influenzare la composizione degli organi legislativi ed esecutivi attraverso il voto alle elezioni. E’ bene che nessuna autorità ecclesiale gli indichi chi votare, ma è necessario che gli indichi con che criteri votare: su quali parametri di giustizia, di libertà, di solidarietà, di rispetto degli altri viventi sul pianeta, di rifiuto della violenza e così via debbano essere esaminati ideologie e programmi dei partiti in lizza. E’ opportuno che i leader religiosi, senza gli atteggiamenti minacciosi di altre epoche in Italia e di altre aree del pianeta nella nostra epoca, invitino a evitare la schizofrenia di chi abbraccia, nel privato, valori umanitari puntualmente disattesi, nella vita pubblica, dagli schieramenti partitici a favore dei quali esprime le preferenze elettorali.Pace nel Mediterraneo: che ruolo per le Chiese cristiane?

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Augusto Cavadi
Augusto Cavadi
Giornalista pubblicista, Filosofo. Fondatore della Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone di Palermo
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