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Putin al capolinea del disastro dell’Ucraina

Putin‘s masterpiece, the Putin disaster, die Putin-Katastrophe, la débâcle: il “capolavoro”, il disastro, la catastrofe, la disfatta di Putin, titolano i Pdb, i Presidenzial Daily brief, i rapporti riassuntivi sui più delicati e segreti retroscena riguardanti la sicurezza nazionale, che l’intelligence invia di prima mattina alla Casa Bianca al Presidente americano, a Downing Street al Premier Inglese, all’Eliseo, alla Cancelleria tedesca e a Palazzo Chigi.Putin al capolinea del disastro della Crimea

Davvero un capolavoro mondiale quello del Presidente russo Vladimir Putin che con l’invasione dell’Ucraina è riuscito in un colpo solo a rianimare Biden, coalizzare l’Occidente, rimotivare la Nato, rimettere in piedi l’Europa, a resuscitare, ma contro Mosca, il pacifismo internazionale tradizionalmente antiamericano e ad isolare finanziariamente e politicamente la Russia.Putin al capolinea del disastro della Crimea

Con l’aggravante di rischiare se non proprio una sconfitta militare sul campo, quanto meno una guerra di logoramento e una guerriglia peggiori di quelle del Viet Nam e dell’Afghanistan messe assieme.

A Mosca, nonostante l’ostentata calma apparente dopo le inaspettate manifestazioni popolari di protesta contro la guerra, Putin appare sempre più come un leone in gabbia. Nervoso per la mancata conquista di Kiev e l’invasione al rallenty e furente per l’oscuramento da parte di hacker occidentali del sito del Cremlino, il Presidente russo sarebbe andato in escandescenze quando sui circuiti televisivi è apparso ed è diventato subito virale un giovane ucraino che lo ha chiamato Putler, acronimo di Putin e Hitler.

Un raffronto che fa venire i brividi e che comincia a ossessionare i russi, anche in considerazione dei frequenti paragoni, ma a parti invertite, fra l’eroica resistenza di Kiev e la battaglia di Stalingrado, simbolo della memoria democratica del paese.

E’ un dato di fatto, analizzato dai rapporti dell’intelligence, che nonostante il supporto di immagini satellitari, di sofisticati droni dotati di intelligenza artificiale, di attacchi cyber a colpi di malware, missili di precisione, migliaia di carri armati, caccia bombardieri, elicotteri, flotte navali e sottomarini nucleari, l’invasione russa in Ucraina sembra essersi trasformata nel replay dello sterminato esercito persiano bloccato alle Termopili da 300 spartani. L’esercito russo appare un’orchestra scordata che non riesce a suonare. Si intuisce che molte cose non quadrino nella catena di comando degli apparati militari di Mosca.Putin al capolinea del disastro della Crimea

L’intelligence americana, inglese ed europea sta tesaurizzando tutti gli aspetti più minuti dell’attività operativa delle forze armate russe: comunicazioni, dispiegamento, logistica,  tempi di esecuzione e reazione, coordinamento, stato dei rapporti fra i comandi, sentiment delle truppe…

Lo spaccato che emerge dopo meno di una settimana di attacco all’Ucraina è quello di una struttura militare complessa e burocratica, guidata da una gerarchia che risente dei residui ideologici post comunisti e neo nazionalisti, e che culturalmente non è all’altezza della “visione”  complessiva dell’evoluzione della situazione internazionale del dopo guerra fredda.

La Russia è all’angolo ed il tempo gioca contro Putin. In particolare dopo che a giorni il resto del mondo escluderà le banche russe di rilievo internazionale dal sistema Swift,il circuito standard dei mercati finanziari per i pagamenti elettronici. Il fattore Putin da autoproclamato padre della patria si potrebbe allora trasformare in un oggettivo “problema” per la sopravvivenza stessa della Russia.

Per un verso o per l’altro le prospettive per il cosiddetto Putler appaiono dunque cupe, anche perché le cadute sono sempre rovinose, soprattutto quando non si tratta affatto di Dei…

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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