Società digitale intervista a Marco Mayer

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Società digitale intervista a Marco Mayer
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Intervista e testo a cura di Adriana Piancastelli

Per avere un quadro essenziale di come sta evolvendo e quanto sarà determinante la Cybersecurity non si può prescindere dal know out di Marco Mayer.

Società digitale intervista a Marco Mayer
Marco Mayer

Fiorentino, docente universitario presso Atenei di Roma, Firenze e  presso il Master Cyber Defence promosso da Università di Modena e la Scuola delle Telecomunicazioni dello Stato Maggiore della Difesa, Mayer insegna Conflict and Peace Building alla  LUISS e da più di anni è il Direttore  del Master di II Livello in Intelligence e Sicurezza presso la Link Campus University di Roma.

Ha collaborato a progetti multidisciplinari internazionali in area Cybersecurity diretti da Nazli CRouchi del MIT e da Isaac Ben Israel dell’Università di Tel Aviv.

Attento osservatore delle implicazioni sociali della società digitale, è stato Consigliere dell’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti per la Cybersecurity ed é autore di diverse pubblicazioni sul tema della Politica Internazionale e l’Intelligence nell‘era digitale.

Società digitale intervista a Marco Mayer
Adriana Piancastelli

L’incontro con il professor Marco Mayer avviene a margine di uno dei numerosi convegni cui partecipa spesso con lucidità ed un inevitabile pizzico di ironia, indispensabile a rendere accessibile a tutti le chiavi tecnologiche della realtà cyber-quotidiana. 

  • Prof Mayer, come si vive in una società digitale?

Per chi non è nativo digitale, come la nostra generazione nata prima degli anni ‘60, la società cibernetica non è una dimensione naturale, è una seconda pelle acquisita che non si può ignorare e con cui conviviamo.

Le stesse forme basiche di comunicazione prima interamente “one to many” si presentano adesso soprattutto “many to many”.

E le informazioni sono flussi di notizie-spesso non verificate- che si alimentano in un crescendo in cui ogni user può diventare follower e molti follower si trasformano in influencer indipendentemente dalla effettiva verità del fatto che costituisce la notizia.Per questo si parla di post-verità alludendo a tutto quello che – a prescindere dalla verifica – viene dopo la costruzione del fatto reale stesso e ne moltiplica il dibattito. Società digitale intervista a Marco Mayer

  • Quali sono le caratteristiche più tipiche della società digitale?

Innanzitutto la iper connettività: siamo tutti connessi in ogni momento della giornata. Alcuni social network danno la possibilità di aggregare e scadenzare  in modo sistematico  le idee, le parole, le azioni condividendo immagini, emozioni, passioni, notizie , fatti e – torno a sottolineare – non sempre veri o verificati: é importante essere connessi e condividere a volte ancor prima di “comprendere”.

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Adriana Piancastelli Marco Mayer e Paolo Messa (Foto Formiche.net)
  • Quale altra caratteristica è propria della società digitale?

La iper velocità. La velocità continua dei flussi collegati – persino nella divulgazione delle notizie – ha cambiato le potenzialità della lettura, creando modalità compulsive dell’apprendimento e della valutazione.

E non c’è solo Twitter con la immediatezza del fatto- evento.  Per evidenti ragioni di marketing e importante anche che gli altri sappiano che siamo a conoscenza del fatto, sappiano dove siamo, cosa facciamo, cosa pensiamo, indipendentemente da qualsiasi rispetto per la persona e  qualsiasi esigenza di riservatezza e di privacy.

Siamo assidui seminatori di dati.

La sovrapposizione dei piani virtuale-reale è solo la prima discrasia che si presenta.

Non sempre tutto quello che si scrive è pensato, mediato dalla conoscenza o dall’esperienza: è invece immediato nella pressante competizione dell’ “esserci” ed “esserci per primi.

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  • Si parla anche di iper memoria, a che proposito?

L’altra componente – complementare alle altre – fondamentale per costituire in qualche modo il collante dei mattoni della società digitale è proprio la iper memoria. In Internet tutto si crea e nulla si cancella; le pagine e le notizie si sovrappongono come nei mattoncini del Lego.

Una notizia non erode l’altra e le smentite spesso sono figure retoriche: solo altre notizie che amplificano le notizie iniziali.

La iperconnessione genera la iper memoria in un mega archivio pubblico a cui tutti possono accedere senza valutazione e senza contestualizzazione. Quanti postatori creatori di filmati imbarazzanti su YouTube o Instagram hanno presente che, magari tra qualche anno, i figli o i nipoti saranno inchiodati a quelle immagini pur essendo assolutamente incolpevoli?

Quanti profeti dell’ovvio saranno sconfessati da realtà banali almeno quanto le analisi o le previsioni prodotte e decontestualizzate?Società digitale intervista a Marco Mayer

  • Esiste una cura omeopatica per evitare di ammalarsi di società digitale?

Alcuni processi evolutivi nel sociale – come in psicologia – sono destinati a risolversi nel tempo, semplicemente.

Deve crescere invece la consapevolezza del rischio del “sempre connessi” come forma di dipendenza patologica da curare e deve consolidarsi la coscienza delle potenzialità invasive con intenti criminali o pervasivi.

E la consapevolezza può crescere soltanto tramite lo sviluppo culturale che parte dai banchi di scuola: l’educazione alla cyber freedom implica il rispetto della cyber security che sottintende la coscienza che quanto è condiviso in rete non ha solo finalità narcisistiche, né viene notato solo da amici, sia pur virtuali.

Nella società digitale l’educazione al mondo del cyber è fondamentale fin dalle scuole elementari.

La formazione basica del linguaggio cibernetico ha ormai la stessa valenza dello studio dell’alfabeto.

Ogni gesto, ogni commento, ogni messaggio deve essere valutato per quello che inevitabilmente resterà: è una molecola di noi stessi e decidere di tracciare sentieri di molecole nel mare magnum del digitale deve diventare un gesto consapevole ad ogni età, ovviamente in proporzione alla maturità del sentire umano, ancora e nonostante tutto il dominus delle intelligenze, naturali o artificiali che siano. L’importante é saper distinguere tra intelligenza artificiale che é capace di fornire prestazioni anche superiori a quelle degli esseri umani adattandosi all’ ambiente e intelligenza umana capace di pensare in modo creativo perché da un lato é in grado sentire e riconoscere le emozioni, dall’ altro di razionalizzare l’ irrazionale. Neppure i comportamentisti più accaniti riducevano l’ essere e la vita umana ad una catena di prestazioni vincenti.Società digitale intervista a Marco Mayer

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