Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

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Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Giusto e Iano Monaco*

Sono passati poco più di 2.400 anni, ma la guerra mossa dalla Russia all’Ucraina non è molto diversa da quella, raccontata da Tucidide, di Atene contro l’isola di Melo, rievocata da mio padre, il Prof. Giusto Monaco* in questo suo articolo del 1979 sul Giornale di Sicilia.

La lezione di Tucidite: ogni potenza è per natura imperialistaTirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

Corre l’estate del 416 avanti Cristo. La guerra del Peloponneso, la più sanguinosa combattuta nell’antichità tra popoli greci, è in atto da quindici anni, dal 431, dopo una pausa osservata per un triennio, dal 421 al 418. Al termine dell’abituale sospensione imposta dall’inverno, un corpo di spedizione ateniese è sbarcato nell’isola di Melo per sottrarla all’alleanza con Sparta e sottometterla con le buone o con le cattive.

Prima di dare inizio alla conquista, gli Ateniesi mandano un’ambasceria per proporre ai Meli la resa senza combattimento. Ecco dunque, gli uni di fronte agli altri, i rappresentanti della grande Atene e quelli della minuscola Melo, ecco la forza contrapposta al diritto, come mille e mille volte è accaduto nella storia dell’uomo e come mille e mille volte ancora accadrà, per sventura e condanna dell’uomo.Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

L’eloquente presenza di truppe ateniesi sul territorio dell’isola suggerisce ai Melii una considerazione preliminare : “Vediamo che siete venuti per essere voi stessi i giudici della discussione che faremo, sicché alla conclusione delle trattative, se dimostreremo d’essere nel giusto e perciò non cederemo, avremo la guerra, se ci lasceremo convincere, avremo la schiavitù”.

“Bene, non faremo bei discorsi”, ribattono gli Ateniesi, “e non tenteremo di giustificare il nostro dominio con argomenti speciosi. Anche voi, cercate di tenervi al sodo. Sappiamo tutti che nelle considerazioni degli uomini le ragioni giuste valgono tra pari; in caso contrario, i forti agiscono e i deboli si adattano”.

Come si vede, la situazione è fin troppo chiara, l’atteggiamento degli Ateniesi realistico e spietato. Tuttavia i Melii tentano: «Ma se noi ce ne stessimo tranquilli e da nemici ci trasformassimo in amici, senza essere alleati né vostri né degli Spartani, non vi basterebbe?»

«Niente affatto» è pronta la risposta, «perché il vero danno non lo riceveremmo dalla vostra ostilità, ma proprio dalla vostra amicizia, che sembrerebbe ai nostri satelliti un segno di debolezza, mentre il vostro odio mostrerebbe la potenza ateniese».

Al realismo, realismo, pare che pensino a un certo momento i Melii: «Giacché volete che non si parli di diritto ma del vostro vantaggio, siamo costretti a cercare di persuadervi che l’interesse nostro può coincidere col vostro. Gli stati ora neutrali non diventeranno vostri nemici, quando ci vedranno assoggettati con la forza e si convinceranno che dopo attaccherete anche loro?» La risposta è ancora una volta dura e negativa: gli Ateniesi giudicano ancora pericolosa appunto l’indipendenza degli abitanti delle isole, ed esclusivamente per questo sono venuti a impadronirsi di Melo.

In una situazione come questa, è ovvio che ogni riferimento alle leggi dell’onore («Saremmo vili e spregevoli se non sfidassimo l’impossibile per non diventare schiavi» dicono i Melii) sia rintuzzato col richiamo al crudo calcolo («Per voi non si tratta di mostrarvi valorosi a parità di forze, ma di salvarvi non opponendovi a un nemico molto più potente»).

Ma un pizzico di calcolo è sposato dai Meli alla coscienza del proprio diritto: «Anche noi riteniamo impari la lotta contro la vostra potenza e contro la sorte, se non sarà imparziale. Pure abbiamo fiducia che, quanto alla sorte, non saremo svantaggiati dagli Dei, perché opponendoci a chi viola la giustizia ubbidiamo proprio a loro; quanto all’inferiorità delle forze, avremo l’aiuto degli Spartani, legati a noi da vincoli di stirpe e da ragioni di onore. Dunque il nostro coraggio non è del tutto insensato».Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

A questo punto si ha, per bocca degli Ateniesi, la più lucida e incisiva dichiarazione che mai sia stata pronunciata sul dominio del più forte: «Tanto tra gli Dei quanto tra gli uomini, per necessità naturale, chi ha la forza, domina. Questa legge non l’abbiamo stabilita noi e nemmeno siamo stati i primi ad applicarla. L’abbiamo ereditata da chi è vissuto prima di noi e la lasceremo a chi verrà dopo perché sia sempre valida in futuro, e ora la osserviamo, convinti che anche voi e tutti gli altri fareste come noi, se aveste la nostra stessa potenza».

Poco dopo le trattative sono sospese. I Melii discutono tra loro e restano coerenti con se stessi fino in fondo. Ecco dunque i termini della loro estrema determinazione: «La pensiamo come prima, o Ateniesi. Non rinunzieremo alla libertà di una città che ha settecento anni di vita. Tenteremo di salvarci, fiduciosi nella sorte che per opera degli Dei l’ha protetta fino ad oggi, e nell’aiuto degli uomini, cioè dei nostri alleati Spartani. Vi proponiamo di accettare l’amicizia e la neutralità che vi offriamo e di ritirarvi dal nostro Paese dopo aver concluso un trattato vantaggioso per tutt’e due le parti».

Dunque gli Ateniesi non sono venuti a capo di nulla. Qui essi troncarono ogni discussione con parole chiare e minacciose, alle quali seguiranno subito i fatti: «Se così avete deciso, siete i soli al mondo che giudicate ciò che deve ancora accadere più certo di ciò che si vede, e che in nome del vostro desiderio considerate reale l’inesistente. Per aver fatto assegnamento sugli Spartani, sulla sorte e sulle speranze, subirete la rovina totale».Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

Infatti poco dopo, nonostante la disperata resistenza dei difensori, la città di Melo è distrutta, gli uomini quasi tutti uccisi, l’intera isola saccheggiata, le donne e i bambini ridotti in schiavitù.

In maniera più diffusa di quel che accade nella mia rievocazione, con maggiore ricchezza di argomenti e di passaggi, ma soprattutto con la ben più efficace e incisiva chiarezza che è propria dei grandi scrittori greci, il dialogo tra Melii e Ateniesi è riferito da Tucidide, il primo storico degno di questo titolo, il primo autore di un’opera che possa considerarsi un vero e proprio documento di storiografia politica, esplicata attraverso un rigoroso accertamento dell’accaduto e un’approfondita ricerca delle sue motivazioni esclusivamente umane.

Quest’opera, appunto la “Storia della guerra del Peloponneso”, contiene non solo l’esposizione dei fatti fino al 411 (mancano dunque gli ultimi sette anni della guerra), ma anche il risultato delle esperienze di studio e delle meditazioni dell’autore sugli eventi umani, sui contrasti e sulle dialettiche degli interessi, delle aspirazioni, delle passioni dell’uomo come attore della storia. Diciamo anzi che la stessa narrazione è intessuta e sostanziata dall’acuta e matura elaborazione che di tutto ciò ha fatto la straordinaria intelligenza dello scrittore.

Il dialogo svoltosi a Melo è uno dei momenti più significativi di tutta l’opera, e tale è stato sempre considerato dai lettori di Tucidide, anche se il loro numero non è quello che l’importanza dello scrittore meriterebbe. Tra questi lettori non pare che siano molti gli uomini politici (e sì che Tucidide dichiara all’inizio della sua opera di voler fornire attraverso le esperienze maturate dall’uomo un insegnamento e una guida per l’uomo stesso, un “possesso per sempre”), non pare che siano molti nemmeno i giornalisti. Almeno non sono tra questi gli uomini politici e i giornalisti che oggi usano la formula “potenza imperialista” con l’aria di lasciare intendere che esistano potenze non imperialiste.

Le pagine di Tucidide hanno tra gli altri meriti quello di ricordare che la potenza è per sua stessa natura imperialista, che chi ha la forza la esercita, a danno di chi non l’ha o di chi ne ha meno. È una sventura, dicevo, dalla quale l’uomo non riesce a liberarsi.

Giusto MonacoTirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

 

*Giusto Monaco  (1915-1994) Professore ordinario di letteratura latina all’Università di Palermo e presidente dell’Istituto nazionale del dramma antico è stato un filologo classico, grecista e latinista di fama internazionale.

 

 

Tirannide sempre peggio dal Peloponneso all’Ucraina

 

 

 

*Iano Monaco Presidente dell’Ordine degli Architetti di Palermo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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