Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale

1485
Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale
Condividi

 

Soffiano dall’Europa i venti di crisi che scuotono Unicredit e il sistema bancario italiano. Dopo Deutsche Bank che ha in programma di tagliare 18.000 posti di lavoro e Société Générale che già da aprile ha avviato una riduzione di personale di 1600 unità, dopo anni di tassi d’interesse bassi e negativi che esercitano una pressione prolungata sui ricavi dai prestiti, UniCredit si unisce alle grandi banche europee nel tagliare i costi e ridurre i posti di lavoro.Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale

Ma se Société générale è la settima banca nella classifica per capitalizzazione dei gruppi bancari della zona Euro e Deutsche Bank è uno dei principali gruppi bancari mondiali, con sedi in Europa, America, Asia e Pacifico, Unicredit è il secondo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo, conta oltre 25 milioni di clienti, opera in 18 paesi ed ha una quota di mercato del 11,1%.Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale

L’annuncio dell’amministratore delegato dell’Istituto di credito, Mustier, che nel nuovo piano strategico sono previsti gli esuberi di 10 mila dipendenti, ha sorpreso soltanto in parte i sindacati perché “quella intrapresa da Unicredit è una strada che punta soltanto dritta al profitto “ evidenzia il Segretario Generale della First Cisl, Riccardo Colombani.

Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale
Riccardo Colombani Segretario Generale First Cisl
  • Prospettive ?

Abbiamo espresso più volte e con chiarezza la nostra contrarietà ad un modello di business che rincorra solo la logica della “trimestrale”. Viviamo in una fase in cui gli interessi degli investitori istituzionali, sempre di più a matrice straniera, e dei top manager, prevaricano costantemente quelli dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese. Quella intrapresa da Unicredit, infatti, è una strada che punta dritto al profitto,  attraverso la riduzione dei costi operativi a regime, distruggendo valore economico nel medio periodo, valore sociale, collegamenti territoriali, insomma il rapporto stretto tra identità aziendale e tessuto culturale e socio economico di riferimento.

  • Controproposte della First Cisl? 

La nostra ricetta, nell’era dei tassi a zero o negativi, si basa, invece, sulla remunerazione adeguata alla qualità dei servizi alla clientela, possibile solo attraverso l’investimento sistematico in capitale umano. Unicredit, invece, ha venduto i gioielli di famiglia incassando plusvalenze, ma limitando le fonti di ricavo si appresta, se questa intenzione verrà confermata,  a limitarle ancor di più in un assurdo processo di autofagia. La lettera di Mustier ai lavoratori non ci rassicura affatto.

Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale
Jean Pierre Mustier
  • Perché questa mossa a sorpresa di Unicredit mentre si sta trattando il rinnovo contrattuale con l’Abi?

La strategia di Mustier è chiara. Vendere tutto il vendibile per fare plusvalenze e avere capitale disponile per fusioni paneuropee in veste  di predatore, almeno in apparenza.  Se verrà confermata,  la notizia si inserirà in quella prospettiva. Ciò ci preoccupa, ma deve preoccupare tutto il Paese. Non è  affatto da escludere, infatti, che il baricentro decisionale  di  Unicredit si sposti decisamente verso la Germania o altrove. Riguardo alla trattativa sul  CCNL, è ovvio che ciò non faciliterà il clima nel quale si celebra il negoziato,  anche alla luce delle richieste sindacali in ordine alla certificazione delle uscite di personale degli ultimi anni. Insomma, First Cisl e le altre organizzazioni vogliono interrompere l’emorragia occupazionale.

  • Quali regioni sarebbero più esposte in caso di avvio degli esuberi?

La notizia, non confermata ma neppure smentita da Unicredit, non contiene elementi di dettaglio. Se l’esorbitante  numero di esuberi riguardasse solo la nostra Penisola,  si tratterebbe di una riduzione di oltre il 24% della forza lavoro occupata al 31 dicembre del 2018. È pacifico che non verrebbero colpite solo le regioni del Mezzogiorno che nella  bieca logica di impresa, incurante del rispetto dell’utilità sociale, costituiscono un palla al piede.Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale

  • La decisione unilaterale di Unicredit sarà seguita da altri istituti di credito?

Non è da escludere che in autunno avremo altre sorprese, nonostante la draconiana riduzione di personale: in dieci anni (2008/2018)  il settore bancario ha perso oltre 60.000 persone (pari a circa il 18% della forza lavoro occupata al 31/12/18). Tutto ciò, quindi,   lo stanno pagando i lavoratori e i cittadini per il processo di debancarizzazione che ha colpito il Mezzogiorno,  e non solo.  La riduzione del personale ha inciso ed inciderà anche sulle piccole e medie imprese che rischiano di essere tagliate fuori da una filiera del credito che, nel desiderata dei banchieri, si dovrebbe basare sempre più su processi automatizzati di erogazione. La storia recente pare non aver insegnato niente. La cieca convinzione nei sistemi di rating interni è una delle cause del fenomeno degli NPL, i crediti non esigibili. Dobbiamo interrompere il circolo vizioso, attribuendo discrezionalità alle persone nella fase di erogazione e monitoraggio del credito. Insomma, è evidente che non sono in gioco solo i legittimi interessi dei nostri lavoratori, ma i valori più profondi su cui abbiamo edificato fino ad oggi la nostra società.Unicredit sulla scacchiera della finanza internazionale

Facebook Comments
Condividi