Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

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Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità
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Dai fondali di Ustica la verità non è mai venuta a galla. Sono emersi soltanto misteri, sospetti, ricostruzioni varie, ma mai verità accertate. Nonostante decine di processi, centinaia di udienze, di perizie e di interrogatori, miliardi di parole di motivazioni di sentenze e circa 600 milioni complessivi di risarcimenti ai familiari delle vittime e all’Itavia. Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

In sintesi è questo quel che concretamente resta dopo 40 anni  sulla strage che il 27 giugno del 1980, costò la vita a 81 persone fra passeggeri e componenti dell’equipaggio a bordo del Dc9 della compagnia Itavia, in volo da Bologna a Palermo.Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

Da allora sulle cause si contrappongono due tesi: quella dell’abbattimento in volo con un missile lanciato da un caccia militare di un paese mai ufficialmente identificato, oppure l’esplosione di una bomba collocata nella toilette del Dc9.

Il dossier sulla strage di Ustica é sempre aperto, come dimostra la recentissima l’inchiesta della procura di Roma, che pochi giorni fa ha portato all’acquisizione presso la redazione di Rainews24 dell’audio contenuto nella scatola nera del Dc9. Si tratta della voce di uno dei piloti del velivolo Itavia mandata in onda nel reportage, curato dall’inviato Pino Finocchiaro

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Pino Finocchiaro

Finora di quel brevissimo tratto di audio si conosceva solo la parte iniziale, ”Gua”, dopo la ”ripulitura” tecnica della traccia sarebbe possibile sentire anche il seguito, ”Guarda cos’è”. Un’affermazione che sembra indicare qualcosa nei pressi dell’aereo.Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

I processi e le sentenze

La Corte di Cassazione il 10 gennaio 2007 ha fatto il punto conclusivo sul travagliato succedersi di istruttorie, sentenze ordinanze, processi e appelli.Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

La Suprema Corte parte dalle considerazioni  del giudice istruttore Rosario Priore, che nell’agosto del 1999, firmò la sua ”sentenza-ordinanza” di rinvio a giudizio concludendo che si trattò di ”un atto di guerra” e che l’unica ipotesi ”che resta in piedi, anche se non con la massima fermezza”, per spiegare la caduta del Dc9, era una ”quasi-collisione” (near collision) che – hanno sostenuto le difese dei generali dell’Aeronautica imputati al proccesso – non ha precedenti nella
storia dell’incidentistica aeronautica.

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Rosario Priore

Secondo Priore, un velivolo probabilmente militare si nascose vicino al Dc9, quando ad un certo punto il pilota intuì che era sotto attacco (forse da parte di un secondo aereo, forse di un missile), e così accelerò avvicinandosi ancora più al Dc9, fino a superarlo; sorpasso che causò la rottura dell’ala del velivolo civile” e quindi una serie di eventi che ne provocò, a causa della destrutturazione del velivolo, la successiva caduta. Fin qui le conclusioni di Priore, che vennero, però, superate da varie sentenze penali.

La prima, datata 30 aprile 2004, fu emessa dalla Corte d’Assise di Roma che, a fronte delle richieste di condanna dei pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli (6 anni e 9 mesi, di cui 4 anni condonati, per i Generali Bartolucci e Ferri, assoluzione per non aver commesso il fatto per Tascio e Melillo), assolse tutti gli imputati accusati di alto tradimento in relazione al depistaggio. Nonostante l’assoluzione e la prescrizione per un capo d’imputazione, anche i legali dei due generali presentarono ricorso in appello (lo stesso fece la procura per i soli Bartolucci e Ferri). Il 15 dicembre del 2005 giunse la sentenza d’appello, che assolse entrambi i generali con formula piena. Il 10 gennaio del 2007 a pronunciarsi fu la prima  sezione penale della Corte di Cassazione che dichiarò inammissibile il ricorso della procura generale e assolvendo i generali ”perché il fatto non sussiste”

Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la veritàNelle motivazioni, la Cassazione scrisse che la sentenza-ordinanza di Priore aveva acquisito ”un’imponente massa di dati dai quali peraltro non è stato possibile ricavare elementi di prova a conforto della tesi di accusa”. La stessa Suprema Corte scrisse che ”la sentenza d’appello, ben lungi da una valutazione perplessa, secondo quanto sostenuto dalle parti civili ricorrenti, ha ritenuto invece in modo chiaro ed esplicito che la prova dei fatti contestati sia del tutto mancata” e che l’assoluzione degli imputati era la conseguenza della ”mancanza di prova” e non era dovuta ”all’insufficienza o alla contraddittorietà della stessa”.

A parte l’innocenza dei generali sancita dalle sentenze, dirimenti per chiarire le cause della strage furono le motivazioni della sentenza di primo e secondo grado, relative soprattutto alla presenza di traffico aereo intorno al Dc9 la sera del 27 giugno 1980 e, ancora più nello specifico, ai due segnali spuri (plots radar) apparsi sullo schermo del radar Marconi di Ciampino in uso in quegli anni. Segnali passati alla storia con la numerazione ”-12” e ”-17” e che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbero potuto corrispondere alla traccia di un aereo nella zona del Dc9.

Ma se la Corte d’Assise, in primo grado, concluse che i dati del radar Marconi, seppur ”dagli elevati margini di errore”, fossero indicativi ”con una probabilità apprezzabile della presenza  di almeno un velivolo intersecante con la rotta del Dc9 Itavia”, la Corte d’Assise d’appello sentenziò che ”tutto il complesso ragionamento effettuato dalla Corte di primo grado per addivenire all’esistenza dei plot -12 e -17 e, quindi, ma con un salto logico non giustificabile, all’esistenza di un velivolo che volava accanto al Dc9 Itavia, è supportato solo da ipotesi, deduzioni, probabilità e da basse percentuali e mai una sola certezza”.

Per i giudici d’appello, dunque, ”non è stato raggiunto, cioè, un risultato di ragionevole certezza su un presunto velivolo che avrebbe volato accanto o sotto il DC9 Itavia anche successivamente con mezzi di ricerca certamente più completi ed esaurienti di quelli in essere nel 1980 ma sono emerse solo mete probabilità di significato, quindi, dichiaratamente neutro”Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

E ancora: ”Nessun velivolo – a parte le tracce dei due plot del vecchio radar Marconi su cui è stata costruita tutta l’impalcatura dell’Accusa – risulta aver attraversato la rotta dell’aereo Itavia non essendo stata rilevata traccia di essi dai radar militari e civili le cui registrazioni sono stati riportati su nastri da tutti unanimemente i tecnici ritenuti perfettamente integri”.

In definitiva, le ipotesi ”dell’abbattimento dell’aereo ad opera di un missile o di esplosione a bordo non hanno trovato conferma dato che la carcassa dell’aereo non reca segni dell’impatto del missile e, nel caso della bomba all’interno dell’aereo, bisogna ritenere che l’ignoto attentatore fosse a conoscenza del dato che l’aereo sarebbe partito da Bologna con due ore di ritardo per poter programmare il timer con due ore di ritardo per l’esplosione visto che di criminali kamikaze che potessero essere a bordo allora non vi era traccia. Tutto il resto, non essendo provato, è solo frutto della stampa che si è sbizzarrita a
trovare scenari di guerra,  un intervento della Libia, la presenza sul posto del suo leader Gheddafi e così via fino a cercare di escogitare un collegamento con la caduta di un aereo Mig di nazionalità libica avvenuto in data successiva”.

Va infine detto che la bomba a bordo come causa dell’esplosione in volo del Dc9 era l’ipotesi del collegio peritale presieduto da Aurelio Misiti, preside della facoltà di Ingegneria dell’università ”La Sapienza” di Roma, di cui faceva parte Frank Taylor, il massimo esperto mondiale d’incidentistica aeronautica, che così concluse le sue analisi tecniche: ”Non mi interessano quanti aerei c’erano o avrebbero potuto esserci nelle vicinanze del Dc9 perché è chiara la prova che una collisione o una ”near collision”, che non ha precedenti nella lunghissima storia dell’incidentistica aeronautica, non può aver causato il danno trovato nell’area della toilette posteriore: la causa della tragedia non può che essere la bomba a bordo”.Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

Il 22 aprile scorso, infine, nel nuovo processo civile d’appello celebrato per valutare la quantificazione del danno subìto dall’Itavia, la Corte d’Appello di Roma ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a pagare 330 milioni di euro a favore della compagnia proprietaria del Dc9. Altri ingenti risarcimenti sono stati riconosciuti anche ei familiari delle vittime.

Le valutazioni su missile o bomba

”Certo che conosciamo la verità sulla strage di Ustica, sappiamo perfettamente che quella notte ci fu un episodio ”coperto” di guerra all’interno del quale, purtroppo, ci andò di mezzo il Dc9, che non era né l’obiettivo né la causa scatenante di quanto accaduto” a dirlo all’AdnKronos è Andrea Purgatori, già inviato del Corriere della Sera.

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Andrea Purgatori

Purgatori, attualmente conduttore di ”Atlantide” su La7, è il giornalista che in assoluto si è occupato maggiormente della strage di Ustica, fin dalla stessa sera del 27 giugno del 1980. “ Al punto in cui siamo – afferma Purgatori- sapere se poi la responsabilità è di un caccia francese piuttosto che americano o libico, non dico che è irrilevante, perché aggiungerebbe il punto  definitivo a tutti gli interrogativi che ci stiamo ponendo sulla nazionalità di chi ha buttato giù l’aereo, ma lo scenario noi lo conosciamo già. Sappiamo perfettamente che in quello scenario c’erano aerei americani, francesi, uno o forse due aerei libici, e stiamo parlando del Mediterraneo del 1980, che era nel mondo l’area più pericolosa e più a rischio che ci fosse.

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Francesco Cossiga

Il giornalista Andrea Purgatori, si sofferma in particolare sulle parole dell’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga, che ad un certo punto, a proposito dell’abbattimento del Dc9, parlò di un missile lanciato da un caccia francese: ”All’epoca della strage – spiega Purgatori – Cossiga era presidente del Consiglio, quindi aveva tutti gli strumenti a disposizione per poter sapere che cosa fosse accaduto”.

Per Purgatori, dunque, ”l’ipotesi della bomba è una sciocchezza enorme, e il perito inglese Frank Taylor ha tentato di posizionare la bomba all’interno del Dc9 in una quindicina di punti diversi, arrivando alla fine a dire che era stata collocata nella toilette dell’aereo, ma gli hanno contestato che l’esplosione di una bomba all’interno della toilette avrebbe dovuto distruggere quella parte, e che in quel caso non si sarebbe potuto trovare la tavoletta del water perfettamente intatta”

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Leonardo Tricarico

Diametralmente opposta la tesi del Generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, secondo il quale la tesi del Giudice Priore è stata smontata dai successivi processi. Per Tricarico dalla desecretazione degli atti emergeranno clamorose verità sugli autori del disastro aereo del Dc9 Itavia.Ustica la strage che da 40 anni tiene in ostaggio la verità

Fonte: Adn Kronos Italpress Agi Ansa

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