Violenza contro le donne dal codice rosso al metodo Scotland

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Cuore & Batticuore

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita e vicende vissuteViolenza contro le donne dal codice rosso al metodo Scotland

By  Aldo Penna

La risposta del Governo all’ondata di violenza sulle donne che sta mietendo centinaia di vittime è insufficiente e non tiene conto di alcuni aspetti fondamentali.

L’accelerazione delle procedure legate al sorgere della notizia di reato, prevista dal Disegno di Legge “Codice Rosso”, tutela solo in parte la vittima di abusi.

L’attesa di tre giorni da parte della vittima, senza che questa venga allontanata dal molestatore e protetta in strutture private o pubbliche, può essere troppo lunga e metterne in pericolo l’incolumità.

In alcuni casi, bisogna agire nelle immediate ore successive alla denuncia, che bisogna estendere oltre che alle forze dell’ordine anche al medico, al datore di lavoro e all’avvocato, i quali dovrebbero avere l’obbligo di attivarsi per tutelare la vittima.

Al contempo, i centri antiviolenza, così come sono strutturati, non mettono al riparo la vittima dall’arrivo del carnefice.

Occorre, pertanto, un metodo radicalmente diverso, così come quello sperimentato con successo nel Regno Unito, dove il cosiddetto “metodo Scotland” ha abbattuto il tasso di mortalità per violenza sulle donne del 64% in pochi anni.

Violenza contro le donne dal codice rosso al metodo Scotland

On. Aldo Penna

Tra le misure previste dalla legge inglese citiamo l’introduzione di un tutor specializzato in violenza domestica che accompagni la vittima per i primi tre mesi dopo la denuncia; l’istituzione di tribunali specializzati ed una struttura ad hoc per la valutazione del rischio; supporti immediati alla vittima ad alto rischio (simili a quelli previsti per i testimoni di giustizia) e sostegno per i primi tre mesi esteso anche ai figli; terapia e monitoraggio degli aggressori durante e dopo l’esecuzione della pena, potenziamento di misure quali il divieto di soggiorno, il braccialetto elettronico, la sospensione del regime di comunione dei beni e, in caso di condanna, la cessione di tutto il patrimonio alla vittima e ai figli.

Tuttavia, immaginare una gamma di interventi efficace senza maggiori oneri per le casse statali è impossibile. Purtroppo, attualmente, nel ddl governativo non sono previsti nuovi oneri per lo Stato, ma per un fenomeno così grave sono necessarie misure eccezionali e quindi anche onerose.

È apprezzabile lo sforzo da parte del Governo di voler affrontare la questione, ma a mio parere servirebbe lavorare ad un disegno di legge più organico, che configuri una nuova fattispecie di reato, ovvero il reato di VIOLENZA DOMESTICA.

Una legge che, raccogliendo l’esperienza anglosassone della Legge Scotland, cambi l’approccio in tema di violenza sulle donne e possa  contribuire ad arginare un fenomeno che sembra sempre più dilagante.                                                                                                             penna_l@camera.iViolenza contro le donne dal codice rosso al metodo Scotland

Aldo Penna, che ringraziamo per l’autorevole intervento, è un Parlamentare eletto in Sicilia per il Movimento 5 Stelle. Avanza due proposte che, se tradotte in iniziative legislative, potrebbero contribuire in maniera determinante ad arginare le violenze contro le donne. Particolare rilevanza, oltre alla nuova fattispecie del reato di violenza domestica, avrebbe l’introduzione in Italia del  metodo Scotland, dal nome del Ministro della Giustizia, Patricia Scotland, laburista, che lo introdusse nel Regno Unito all’inizio degli anni duemila. Prevede che contro la violenza domestica ci sia un immediato e duplice intervento da parte di una unità operativa in grado di valutare i rischi per la vittima e di un tutor che la segua subito dopo la denuncia e per almeno tre mesi. La vittima avrà a disposizione un alloggio protetto così da poter lasciare l’abitazione insieme ai propri figli e potrà contare sul supporto della propria azienda, senza rischiare di perdere il lavoro. Il sistema si fonda su tre elementi integrati: servizi funzionali, nel senso di interconnessione tra sistema giudiziario, polizia, servizi medico-sanitari e sociali, protezione e assistenza legale per le vittime. Applicato anche in Spagna, il metodo Scotland si è dimostrato particolarmente efficace giudiziariamente e socialmente.  Cosa si aspetta ad introdurlo in Italia?

 

 

 

 

 

 

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