Come per la Crimea nel 2014, per il golpe mascherato della proroga del mandato presidenziale fino al 2036, l’impunità per l’eliminazione di dissidenti, giornalisti e nemici interni, la vera forza di Vladimir Putin è la debolezza degli avversari che invece di coalizzarsi si dividono.
Da Sebastopoli al Dombass il gioco delle tre carte dell’autodeterminazione ha consentito al Presidente Russo di invadere a rate l’Ucraina e di forzare fino al limite di rottura lo scontro con l’Occidente per ergersi a restauratore del mito nazionalista della Grande Madre Russia ed occultare la traballante posizione del regime in patria con la crisi pandemica ed economica incombenti e l’opinione pubblica sempre più ostile.
“Il nazionalismo russo ed il salvataggio del regime sono innegabili, ma sono accompagnati da altri motivi: alzare il prezzo di gas petrolio e degli armamenti, che rappresentano le uniche vere risorse della Russia in modo da tenere sotto controllo gli oligarchi ed evitare che lo facciano fuori” afferma l’analista ed editorialista Arduino Paniccia, docente di studi Strategici e Presidente della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia.




