5 Stelle Lega Pd: tutte le crisi dell’autunno della politica

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5 Stelle Lega Pd tutte le crisi dell’autunno della politica
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Autunno della politica sempre più caratterizzato dalla rotta di collisione fra i partiti sulle amministrative e le misure per arginare l’impatto socio economico della pandemia.

Nei palazzi delle istituzioni si assiste ad uno scenario tridimensionale: da una parte la presidenza del G20 che delinea il crescente ruolo internazionale dell’Italia di Mario Draghi ed il progressivo rafforzamento del baricentro italiano in Europa; dall’altra il groviglio di fughe in avanti e retromarce dei leader di una maggioranza instabile di un governo invece autorevolmente stabile e decisionista.5 Stelle Lega Pd tutte le crisi dell’autunno della politica

Uno scollamento evidente destinato a riflettersi sul voto del 3 e 4 ottobre per il rinnovo delle amministrazioni delle grandi città e di altri 1.190 comuni, per la Regione Calabria e le suppletive in due collegi parlamentari. Un test nazionale a cominciare da Roma e Milano.

La partita delle amministrative si gioca essenzialmente nel campo di 5 Stelle e del centrodestra. Nel Pd che naviga in acque apparentemente più tranquille le problematiche interne invece sono pronte ad emergere alla prima sorpresa elettorale negativa.

Per i grillini la macroscopica carenza di candidati e la debolezza di quelli scesi in campo, confermerebbe le previsioni del netto ridimensionamento previsto da tutti i sondaggi fin quì effettuati. Per Fratelli d’Italia e Lega, il Campidoglio e Palazzo Marino presentano varie incognite.

A Roma in particolare si incrociano i destini politici di Giorgia Meloni, Matteo Salvini ed Enrico Letta. Se non dovesse prevalere Enrico Michetti, il candidato imposto dalla leader di FdI, Salvini vedrebbe consolidate le sue chance per Palazzo Chigi in caso di vittoria alle politiche del centrodestra.

Speculari, nel Pd, i contraccolpi nei confronti del segretario Enrico Letta nell’eventualità del mancato successo di Roberto Gualtieri. Nelle ultime settimane, assieme al costante calo dei sondaggi per la sindaca uscente Virginia Raggi, si sta verificando la lievitazione delle previsioni dei consensi di Carlo Calenda. Lievitazione che secondo gli addetti ai livori interni del centrodestra potrebbe essere addebitata, oltre che alla drammatica situazione nella quale versa la Capitale, al disimpegno delle aree riconducibili agli ex finiani, ai leghisti capitolini e al generone romano di Forza Italia che, pur votando per il centrodestra nei municipi, per il Campidoglio evidenzierebbero invece tutta la loro contrarietà all’imposizione di Michetti e dirotterebbero i loro voti su Carlo Calenda. Anche se al momento statisticamente improbabile, il Calenda ad portas cioé un ballottaggio con Calenda aprirebbe faglie sismiche tanto nel centrodestra quanto nel Pd.

Nella Lega si ampliano di settimana in settimana le contraddizioni fra la linea di Salvini, tendente a cavalcare le proteste di quanti contestano i provvedimenti anti Covid dell’esecutivo, proteste definite senza mezzi termini vili e violente dal Premier, e la linea di responsabilità e lealtà nei confronti del Governo del Ministro dello sviluppo Giancarlo Giorgetti. Le bacchettate sui vaccini, le dimissioni di Durigon, la piena fiducia e anzi l’elogio ribadito nei confronti del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese attaccata da Salvini, costituiscono soltanto l’ultima collezione di insuccessi salviniani che preoccupano gli ambienti industriali e i vertici delle regioni vicini alla Lega. Lo showdown interno fra le due posizioni leghiste alternative è previsto dopo le amministrative.

Il dopo elezioni d’autunno resetterà le posizioni interne anche fra i Cinque Stelle e lascerà intravedere le concrete prospettive del Movimento per le politiche del 2023. Per i grillini e per l’appena insediato Presidente Giuseppe Conte, il bilancio delle amministrative inciderà sul peso specifico per il Quirinale e soprattutto per le politiche. La programmata alleanza fra Conte ed Enrico Letta potrebbe risolversi in travaso dei residui voti grillini ai candidati del Pd in cambio di una minima quota di collegi sicuri assegnati ai 5 Stelle.

Per il Quirinale sono già scattate le pretattiche. Mentre si predispone a rendere l’onore delle armi a Silvio Berlusconi, il centro destra esplora a quota periscopio le chance per lanciare una candidatura di successo al quarto scrutinio, quando gli algoritmi imperfetti della politica lasciano intravedere la possibilità di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica con poco più di 505 voti. Quorum che potrebbe ipoteticamente essere superato sommando gli attuali 454 voti parlamentari del centrodestra, più quelli eventuali dei renziani (45) con l’aggiunta di un numero imprecisato di esponenti del gruppo misto e di ipotetici franchi tiratori di provenienza varia. Ipotesi in equilibrio instabile sul filo di altre ipotesi.

Negli ambienti di 5 Stelle e del centro sinistra si sta facendo invece strada la tesi di candidare al Colle Mario Draghi. Ufficialmente il Pd, sinistre grillini e vari altri esponenti parlamentari propendono per una conferma di garanzia del Presidente uscente Sergio Mattarella, conferma auspicata dall’Europa e dall’opinione pubblica per l’equilibrio e l’imparzialità sempre evidenziati dal Capo dello Stato.

Analizzata con le lenti della sottigliezza maliziosa, la ventilata candidatura di Draghi, già considerata superata per il ruolo essenziale del Premier, potrebbe lasciare trasparire il tentativo di contrapporre Palazzo Chigi e Quirinale. Viene da ripetere la citatissima frase di Papa Pio XI, spesso attribuita a Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”…a varia. Ipotesi in equilibrio instabile sul filo di altre ipotesi.

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