Amore e orgoglio la love story svanita

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Amore e orgoglio la love story svanita
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Cuore & Batticuore   

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita e vicende vissute

Amore e orgoglio la love story svanita by Enzo Mignosi

Vi racconto una storia vera. È un frammento della mia vita il cui ricordo, malgrado il tempo trascorso, mi lascia ancora senza parole.

Facevamo coppia fissa, ogni sabato pomeriggio, al Club Magistrale, quando dopo una settimana trascorsa sui testi universitari si andava a ballare al pianoterra di via XX Settembre, nel centro di Palermo. Eravamo in otto, equilibrio perfetto: quattro ragazzi (io, Gigi – collega di studio -, Claudio, Paolo) e quattro ragazze (Giuliana, Serena, Rita, Cetty, sorella di Gigi).

C’erano un sacco di picciotti, ma proprio tanti. Gruppi che arrivavano e poi sparivano e ne arrivavano altri. Ambiente selezionato, gente composta, a modo. Mai un problema, una discussione, una lite. Mai. Si stava davvero bene.

Per me esisteva solo Giuliana. Bellissima, sinuosa, elegante, due incredibili occhi verdi che nella penombra del salone sembravano fosforescenti. Per Giuliana esistevo solo io e mi regalava sguardi velati di dolcezza e accanto a sé non voleva nessun altro.

Tutti i lenti erano nostri. Ballavamo stretti in un abbraccio, con un’ombra di malizia appena accennata, le guance che si sfioravano e le mani che si intrecciavano a volte timorose, altre volte più audaci, ma sempre con la paura di spingersi oltre i limiti consentiti. Perché eravamo solo una coppia di amici. Amici un po’ particolari, è vero, perché era evidente che ci piacevamo, che la fiammata era lì per divampare e che l’amicizia viaggiava a vele spiegate sulla rotta di una storia d’amore, quelle storie che sbocciavano cinquant’anni fa sulle note ruffiane di canzoni scritte apposta per farti perdere la testa.

Quando il disco finiva, l’abbraccio si scioglieva, ma solo per pochi secondi. Il tempo si sentir riattaccare la musica e allora ci cercavamo con gli sguardi. E ci trovavamo subito. E si ricominciava. Altri tre minuti avvinghiati, con il suo fiato che mi accarezzava la guancia e la mia mano che scivolava leggera sui suoi capelli.

Era l’autunno del 1972. Il club di via XX Settembre era frequentato da tante belle ragazze. Ce n’erano un paio niente male che mi filavano, eccome. Lanciavano occhiate assassine, smorfie fin troppo esplicite, sorrisetti invitanti. In altre circostanze sarebbero state facili prede ma in quelle settimane, in quei giorni, io avevo attenzioni soltanto per Giuliana. L’avevo in pugno, non c’erano dubbi. E mi piaceva davvero.

Certo, la musica d’atmosfera che avvolgeva il club faceva la sua bella parte. Il sax di Fausto Papetti diffondeva brani di irresistibile suggestione, e pure Ennio Morricone con il suo “Giù la testa” scatenava nel locale una forza d’attrazione magnetica carica di complicità.

Lo sapevano i miei amici del club che era questione di tempo e lo sottolineavano con battute e doppi sensi dal significato inequivocabile, e noi, io e Giuliana, sorridevamo consapevoli che difficilmente saremmo sfuggiti a quella che sembrava una strada già segnata.

A dire il vero, io un po’ me la tiravo e giocavo a fare il play boy vissuto quando capitava che qualche ragazza estranea al nostro giro mi rivolgesse la parola e mi divertiva da morire la finta indifferenza di Giuliana che cercava di mascherare l’irritazione con sorrisi clamorosamente farlocchi.

Amore e orgoglio la love story svanita
Enzo Mignosi

Eravamo, comunque, “destinati”, come ripeteva Cetty, la sua amica del cuore, che ogni tanto si avvicinava a me in clandestinità per chiedermi sottovoce: “E allora, a che siamo?”.

Paolo e Rita avevano cominciato così, come noi, a piccoli passi, e alla fine, come era naturale, si erano messi insieme. E come gli altri, stavano in attesa degli eventi che adesso toccavano me e Giuliana.

Un sabato sera, due settimane prima di Natale, decisi di rompere gli indugi. I tempi erano ormai maturi, che c’era ancora da aspettare? Ballavamo come al solito, quasi incollati, ondeggiando sulle note di “Women in love” diffuse dall’hammond di Keith Beckingham.

Glielo dissi quasi a bruciapelo: “E allora, Giuliana, che facciamo, passiamo alla fase due o questa nostra amicizia la congeliamo per l’eternità così com’è?”.

Sollevò la testa e mi guardò con aria stupita. “Cosa c’è, Enzo, cos’è che vuoi dirmi? Dai, dillo chiaro”.

Sorrisi. “Più chiaro di così… Devo farti la dichiarazione d’amore come ai tempi di mia nonna?”.

Sentii Giuliana irrigidirsi. Di colpo mutò faccia. La dolcezza sparì dal suo viso. L’espressione si fece aspra, gli occhi gelidi. “Ma cosa stai dicendo? Sei impazzito?”.

Rimasi di pietra. Non riuscivo a parlare. Parlò ancora lei, con voce flemmatica, distaccata: “Mi dispiace, Enzo, hai frainteso. E poi, a dire la verità, noi non potremmo mai stare insieme”.

Farfugliai una sola parola: “Perché?”.

La risposta fu una coltellata al cuore. “Perché io di te farei quello che voglio”.

Non avrebbe mai dovuto dirlo. Mai. Mi sentivo stordito come un ubriaco. Ubriaco di veleno. Ferito nell’orgoglio, ma soprattutto incredulo. Non capivo. Non riuscivo a capire. Ma in quel medesimo istante decisi che il sipario calava. E calava per sempre. Lo giurai a me stesso. Fine. Hai sbagliato mossa, tesoro, mi hai preso per un fantoccio, hai detto una bestemmia. Sei fuori strada e fuori di testa.Te ne accorgerai.

Il lunedì successivo mi ritrovai a casa di Gigi con la testa fra le nuove. Figurarsi quanta voglia avevo di Diritto Costituzionale, ma ero lì, sul libro del professore Virga, deciso a non farmi travolgere dal guizzo dissennato di una ragazza indecifrabile.

La sorpresa venne quella stessa mattina da Cetty che sbucò all’improvviso dalla porta, attonita, con gli occhi sgranati. “Enzo, ma cosa è successo con Giuliana? E’ da sabato sera che piange a dirotto, dice che ha combinato un disastro, che è stata un’idiota”.

Piange lei? Io dovrei piangere. Cos’era, il gioco delle tre carte? Mi sembrava impossibile che Cetty non sapesse nulla. O forse non sapeva davvero. Le raccontai allora, parola per parola, quel nostro dialogo surreale nella sala del club, quella frase al vetriolo che mi aveva azzannato l’anima.

Impallidì. “Ma cosa dici, non è possibile. Giuliana è innamorata pazza di te, non fa che parlare di te. Piange di continuo. Anche adesso, al telefono, mi ha chiesto se eri qui, poi ha chiuso singhiozzando come una disperata”.

Non sapevo che dire. Pensai che Giuliana fosse tutta matta. Ma Cetty non si dava pace. “Adesso la chiamo, la faccio venire e sistemiamo tutto”.
“No, no, niente da fare – fu la mia replica secca – Per me il capitolo è chiuso. Chiuso”.
“Ma dai, adesso non ti impuntare”.
“Non mi impunto. Se dico che è finita, è finita. Stop”.

Il club rimase inattivo fino a metà gennaio, quando trasferì la sede in via Torricelli, una traversa di via Leonardo da Vinci. Locali nuovi, più grandi, terrazza spaziosa, stessa atmosfera godibile.

A inizio settimana, mentre studiavamo, Gigi buttò giù la domanda con finta naturalezza. “Noi sabato andiamo al club, siamo sempre gli stessi. Tu sei ancora dei nostri?”.
“Certo, perché no”, risposi pensando che avrei dovuto fare robusti esercizi di self control nella prospettiva di rivedere Giuliana.

Andai animato da una forte curiosità. Non avevo smaltito la sbornia, la botta faceva ancora male ma avevo da compiere una missione in difesa di un valore che ritenevo fondamentale: l’amor proprio. Aveva fatto male i conti, la ragazza, se ne sarebbe accorta.

Quando mi vide arrivare, Giuliana si alzò e mi venne incontro festosa. Sorrisi e ci salutammo cordialmente con un bacio guancia a guancia. Ma l’imbarazzo reciproco si toccava con mano. Poi quando Wess e Dori Ghezzi attaccarono con “Tu nella mia vita”, mi chiese con occhi incantati: “Vuoi ballare con me?”. “Pronto”, feci.

Mi si incollò letteralmente addosso, le braccia strette intorno al collo come le spire di un serpente. Rimasi del tutto indifferente di fronte a quel gesto che voleva essere di riconciliazione e la tenni a distanza. Restò abbracciata a me anche quando la musica finì. Allora la allontanai delicatamente con un sorriso sarcastico: “Non mi sembra il caso”.

Alle note di “Questo piccolo grande amore” di Baglioni, Giuliana tornò alla carica: “Balliamo anche questo?” “Perché no?”. E la scena si replicò. Lei avvinghiata, io di marmo. Gli amici ci guardavano e capivano. Capì anche lei, ferita dal mio atteggiamento. Per qualche minuto si nascose fra la gente, poi prese il soprabito e sfilò via.

Nei giorni seguenti Cetty mi ripeté ossessivamente che Giuliana era pentita di quel che aveva detto quella sera di dicembre, che era stata una reazione istintiva, un momento di follia, l’unica cosa che voleva era ricucire il rapporto con me. Fui irremovibile. Se avessi ceduto, le avrei dato ragione: sarei stato un pupazzo. No, non c’erano margini, non c’erano spiragli. Nessuno doveva permettersi di parlarmi in quel modo. Avevo il dovere del rispetto verso me stesso. Chiesi a Cetty la cortesia di staccare la spina. Non volevo saperne più niente.

La mia vita riprese a scorrere come sempre. E tornai al club, con gli stessi amici ma senza Giuliana. Proprio lì, in via Torricelli, qualche mese dopo incontrai Connie con la sua bellezza da copertina, gli occhi da cerbiatto, il carattere bizzoso, una dolcezza tempestosa. E fu tutta un’altra storia.
enzomignosi@alice.it
Amore e orgoglio la love story svanita

zerozeronewsAmare è così breve e dimenticare così lungo” diceva un verso di Pablo Neruda. Enzo Mignosi, giornalista e scrittore, per quasi quaranta anni firma del Giornale di Sicilia e del Corriere della Sera, ha anticipato pazientemente le risposte alle domande sugli eventuali sviluppi della sua autobiografia sentimentale, fornendo due significativi particolari. Il più importante riguarda la tutela della privacy : i nomi non sono quelli originali. Soltanto un nome è autentico. Quello di Connie, la moglie prematuramente scomparsa poco più di un anno addietro. Una perdita e un dolore incolmabili, che hanno impedito ad Enzo di raccontare gli anni felici e l’intensità dell’amore per la sua Connie. Una love story che speriamo di leggere presto.

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