L’antimafia dei cronisti coraggiosi ma non politicizzati che nessuno celebra

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Rubrica settimanale di recensioni critica e anticipazioni

L'antimafia dei cronisti coraggiosi ma non politicizzati che nessuno celebra

by Augusto Cavadi


 “Quelli di via Solferino. Un cronista, i suoi anni con il Corriere e la guerra di Palermo (Di Girolamo, Trapani 2018, pp. 210, euro 18,00), l’ultimo libro di Enzo Mignosi, può essere letto da varie angolazioni.

Ferruccio de Bortoli, nella Prefazione, suggerisce un’ottica storica: questo diario “può essere tranquillamente considerato come il capitolo di un ideale racconto nazionale. Il racconto delle professioni che ambiscono a svolgere un ruolo civico, che si svolgono nella consapevolezza che abbiano una utilità sociale, una loro ragion d’essere in una democrazia evoluta”.

L'antimafia dei cronisti coraggiosi ma non politicizzati che nessuno celebra

Enzo Mignosi

Altrettanto legittima una lettura più esistenziale, quasi favolistica: la fiaba di un ragazzo della periferia italiana, di origini modeste, che persegue il sogno di diventare giornalista e – pur rifiutando raccomandazioni e appoggi più o meno equivoci – riesce a diventare una firma del più diffuso quotidiano siciliano e perfino del più ‘classico’ dei quotidiani italiani.

A un concittadino coetaneo, come me, riesce più spontanea un’angolazione intermedia fra la storia nazionale e l’autobiografia individuale, incuriosito dai tanti elementi del racconto che integrano informazioni e ricordi riguardanti la vita di Palermo nell’ultimo mezzo secolo.

Per ragioni facilmente intuibili mi limito a poche esemplificazioni.

Ho trovato significative le pagine in cui Mignosi riferisce la sorpresa di scoprire che i suoi giovanissimi figliuoli, del tutto ignari, frequentassero famiglie di mafiosi di primo piano come Pietro Sutera e lo stesso Totò Riina (vicino di casa durante la latitanza nel capoluogo di regione).

A molti altri di noi è capitato di scoprire, con anni di ritardo, che un ragazzo o una giovane coppia di cui si era diventati amici erano imparentati strettamente con boss di primo piano (e non sempre ne avevano preso interiormente le distanze, pur risultando impeccabili nel modo di relazionarsi socialmente).

A riprova del fatto che il sistema mafioso è un sotto-sistema incistato nella società siciliana così radicalmente da rendere di difficile individuazione i confini tra la criminalità organizzata e il resto dei cittadini tendenzialmente onesti.L'antimafia dei cronisti coraggiosi ma non politicizzati che nessuno celebra

Altrettanto istruttive ho trovato le pagine sulla signora Filippa Spatola, vedova del capo mafia di Passo di Rigano Totuccio Inzerillo, che – cedendo alle insistenze di Mignosi – lancia un appello alle donne di mafia affinché, seguendo il suo esempio, volgano le spalle alle cosche e aprano ai figli un futuro diverso: una storia che, probabilmente, meriterebbe un’eco più duratura di uno scoop giornalistico di anni fa, per esempio grazie a un nuovo saggio monografico dello stesso autore.

Non conoscevo neppure la faccenda delle lettere di Tommaso Buscetta a don Pasquale Romano, che Mignosi riesce ad avere e a pubblicare in esclusiva per il Corriere della sera: un documento che , per far luce sui rapporti travagliati fra chiese cristiane e organizzazioni mafiose, meriterebbe di essere ripreso e ripubblicato con un’adeguata contestualizzazione storiografica.

Mi ha incuriosito, inoltre, la notazione sul periodo infantile di Francesco Faranda (segretario di redazione del Corriere) e Antonello Perricone (“numero uno di via Solferino, l’amministratore delegato della Rcs, uno dei più celebrati manager dell’editoria europea”), vissuti entrambi – da ragazzini – a pochi metri dalla casa di Enzo Mignosi: ennesima riprova del fatto che Palermo e, in generale, la Sicilia esportano intelligenze di valore apprezzate dappertutto (purtroppo spesso più che in patria).

Insomma, da questi brevi cenni, si evince che la lettura di questo racconto autobiografico costituisce uno scafandro per chi – palermitano ultrasessantenne – vuole immergersi nei propri ricordi personali, ma anche un potente riflettore per chi è interessato a capire alcuni retroscena dei fatti più eclatanti avvenuti nei decenni (sia detto senza timore di esagerare) più drammatici della storia italiana contemporanea.L'antimafia dei cronisti coraggiosi ma non politicizzati che nessuno celebra

www.augustocavadi.com

 

 

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