Banche che scottano e a rischio fallimento: j’accuse di Giulio Romani, Segretario First Cisl

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Banche che scottano e a rischio fallimento: denunce e proposte del sindacato.Intervista a Giulio Romani Segretario Generale della First Cislbanche

Conti correnti e risparmi in pericolo. Banche che scottano e a rischio fallimento. Che fare?  Sono molte e tutte angosciate, le domande che si rincorrono davanti agli sportelli degli istituti di credito. Ma il contesto è molto più ampio. I giganti della finanza e del credito non amano affatto il generale agosto.  Dal 1971, quando il dollaro venne sganciato dal dollaro e i cambi fissi aboliti, alla bolla dei subprime del 2007, tutte le grandi crisi finanziarie precipitano infatti a cavallo di ferragosto, mentre i paesi più industrializzati e i mercati sono in ferie.

Più che le statistiche, alla vigilia dell’agosto 2016, gli operatori finanziari guardano a Draghi e al dragone. Cioè alla capacità dell’Europa di risolvere la partita di giro della montagna di debiti inesigibili delle banche e, soprattutto, alle prospettive dell’economia cinese. Se Pechino per effetto della stasi dell’economia interna dovesse rallentare ancora le sue importazioni dall’estero, i primi a subirne le conseguenze sarebbero i paesi produttori di materie prime, l’Australia, l’Africa, l’America latina, che a loro volta trascinerebbero in basso l’economia globale. Ipotesi e scenari ai quali bisogna aggiungere i contraccolpi economici e turistici dell’escalation del terrorismo islamico e del controgolpe in Turchia. In Italia, oltre all’orizzonte internazionale, preoccupa lo spettro dell’insolvenza delle banche. “Oggi molte banche sono come una vasca bucata in cui più acqua si versa, più acque esce. Occorre una riforma vera dei mercati finanziari, l’abolizione di quelli non regolati, la separazione tra Banche commerciali e Banche di investimento” denuncia il Segretario Generale della First Cisl, Giulio Romani.

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Giulio Romani

Sarà più rovente l’estate delle banche italiane o degli istituti di credito europei?

“Purtroppo la sensazione è che per le banche europee in genere, quelle tedesche in particolare, il servizio antincendio sia molto più efficace che per quelle italiane. Nessuno lo dice ma in Germania l’ultimo, l’ennesimo, salvataggio di una banca con i soldi pubblici risale a maggio 2016.

Invece per le banche italiane sembra impossibile qualunque sostegno, anche se si rischiano effetti devastanti per l’intera economia e anche quando si tratta di arginare i danni generati dalla grande speculazione. A volte, più che di incapacità delle autorità italiane ed europee, parrebbe trattarsi di un disegno volto a lucrare sulle difficoltà delle nostre banche.”
Mutui e finanziamenti: corrisponde alla realtà l’opinione corrente è che le banche  operino in gran parte secondo criteri politici ?

“La questione dei crediti concessi dal sistema bancario a famiglie e imprese è centrale rispetto all’attuale situazione di crisi, se non altro per le sofferenze cha da questi crediti si sono generati e che sono alla base della crisi di molte banche.

Generalizzare non sarebbe corretto. Va detto, intanto, che le banche italiane, spesso accusate di non fare credito a sufficienza, sono, in Europa, quelle che investono la maggior percentuale del proprio attivo nell’erogazione di prestiti e affidamenti. E questo è un comportamento virtuoso. È però anche vero che oltre la metà dei crediti concessi è riservata a “grandi clienti”, talvolta con evidenti conflitti di interessi. Risulta perciò che il credito alle PMI sia sostenuto soprattutto dalle banche più piccole (BCC e Popolari) e questa è certamente un’anomalia se si considera la composizione della cosiddetta economia reale del Paese. Quanto ai mutui, non c’è dubbio che vi siano state fasi in cui la facilità di accesso alla concessione, anche attraverso il finanziamento del 100% del valore dei beni e piani di ammortamento lunghissimi, sia stata frutto di una volontà, anche politica, di sviluppare il mercato immobiliare, che ha creato grandi margini di guadagno per alcuni importanti operatori (che spesso erano seduti nei CDA delle banche) e che però ha finito col generare una bolla sui prezzi degli immobili tale da rendere impraticabile, una volta avviata la recessione, il recupero dei crediti anche attraverso la vendita degli stessi.”

Cui prodest bail in?  Ruolo del sindacato e valutazione obiettiva da parte della First- Cisl ?

“Bella domanda. Adesso pare che non lo voglia più nessuno. Il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nella sua ultima relazione ha parlato anche di incostituzionalità. Ma se andiamo a guardare i carteggi fra autorità europee e italiane, di che cosa si trattasse e quali caratteristiche avesse (compresa la retroattività) lo si poteva sapere da tempo: nessuno però lo ha messo in discussione prima che entrasse in vigore. Il bail-in certamente non serve al Paese, né ai risparmiatori, né ai dipendenti delle banche. A giudicare dall’esperimento delle 4 banche, che oggi,  se sono vere le voci sulle offerte pervenute, non valgono praticamente più nulla, non serve neppure a salvare le aziende bancarie.

A guadagnarci sembrano essere solo gli speculatori, che gettano allarmi sul mercato, servendosi delle stesse società di rating che  ancora valutavano con tripla A le azioni di Lehman Brothers e adesso fanno rimbalzare, con le loro tempestive dichiarazioni, il corso dei titoli da un giorno all’altro, come succede, ormai di frequente, con MPS. E, probabilmente,  a guadagnarci saranno coloro che si aggiudicheranno a prezzi irrisori grandi stock di crediti deteriorati, su cui sarà possibile lucrare cifre importanti in pochissimo tempo.banche

La First/Cisl, sin dagli albori della crisi, ha proposto interventi di riforma  strutturale delle banche, della finanza, dei controlli e delle retribuzioni manageriali rivolta a correggere i comportamenti che sono stati alla base del disastro a cui assistiamo. Si tratta di interventi per riformare la fiscalità (che non può premiare la finanza in luogo del lavoro e della produzione), a sostegno della  legalità (a partire dall’abolizione dei paradisi fiscali), Per abolire la cosiddetta banca universale, per la difesa dei clienti attraverso interventi per rendere efficace l’applicazione della MIFID e sulla retribuzione dei manager, da limitare e legare anche al “reddito sociale” prodotto”. Il bail-in fa ricadere, invece, su soggetti incolpevoli la responsabilità di danni creati da politiche e gestioni scellerate: non va combattuto perché incostituzionale; va combattuto perché ingiusto e dannoso!

Credito e fisco: c’é un problema Equitalia?

“Purtroppo la filosofia che sta alla base del bail-in, cioè far ricadere sui più deboli e sui lavoratori le responsabilità dei guasti di chi governa, è alla base anche della polemica contro Equitalia.

Come nelle banche, anziché chiamare in causa la responsabilità degli amministratori strapagati e, spesso, incapaci o, peggio, infedeli si è preferito, anche  da parte del Governo, accusare i dipendenti allo sportello come se potessero avere autonomia sulla vendita di alcuni prodotti, altrettanto nel caso di Equitalia si è creato, nell’opinione pubblica, il mostro degli esattori crudeli, senza dire che questi sono meri esecutori di disposizioni, rispetto alle quali non hanno alcuna possibilità di deroga e che provengono dall’ente accertatore (agenzia delle entrate) e, infine, che, grazie a questi lavoratori, lo Stato ha recuperato le tasse non incassate come mai in passato.

Se il sistema fiscale è iniquo e vessatorio nella pressione e se il sistema di accertamento è altrettanto fallace e approssimativo, non è certo a causa di chi è comandato a riscuotere le cartelle. Ma dare la colpa all’ultimo anello della catena serve a sollevare i veri responsabili e a creare nell’opinione pubblica la sensazione di una difesa dei diritti dei cittadini che in realtà non c’è. Di questa operazione Governo e opposizioni sono ugualmente responsabili. Se invece di salutarla sarcasticamente, il Presidente del Consiglio si occupasse di dare ad Equitalia maggior autonomia operativa e di riformare il sistema fiscale come proposto anche dalla CISL che ha portato avanti un’iniziativa di legge popolare, oltre a continuare a garantire gli incrementi di tasse riscosse come in questi ultimi anni,  si potrebbe dare all’imposizione fiscale una maggiore coerenza con i bisogni e le possibilità dei cittadini.

L’operazione “al contrario” che si sta annunciando porterà, invece, solo ad una diminuzione delle tasse riscosse, a vantaggio degli evasori e non eliminerà le vessazioni e le iniquità. Anzi, punirà ingiustamente 8000 lavoratori per bene. “banche

Risparmiatori e lavoratori del credito, che fare?

Occorre evitare le guerre tra poveri, che non servono a nessuno. I lavoratori spesso sono anche risparmiatori. Sono le due categorie punite dal cinico modello di sviluppo che è stato portato avanti negli ultimi decenni, che premia pochi e fa ricadere sui più i disagi. È possibile e si deve costituire un’alleanza per portare avanti riforme che operino a difesa di entrambe le categorie: noi abbiamo proposto, per esempio, già nel 2013, la digitalizzazione dei questionari MIFID, che devono essere uguali per tutte le banche e devono essere visti direttamente da CONSOB. Si eviterebbe che la stessa persona possa essere “profilata” diversamente da banca a banca e i cambi di “profilo” sarebbero immediatamente visionabili e verificabili. Ma anche la rischiosità dei titoli dovrebbe essere valutata da CONSOB anziché  dagli stessi intermediari emittenti. Così sarebbe chiaro chi ha autorizzato, per esempio, l’emissione delle obbligazioni subordinate con classe di rischio medio-basso… E poi noi pensiamo che le banche dovrebbero attivarmi con offerte di formazione finanziaria per i clienti, al termine della quale il profilo MIFID degli stessi potrebbe essere certificato da un soggetto terzo. Nell’era del digitale non ci sembrano imprese impossibili.”

Come cogliere i primi sintomi di un’eventuale crisi della propria banca?

“A questo sono preposti gli organi di vigilanza, ma noi pensiamo che i lavoratori dovrebbero poter esprimere una propria rappresentanza nei controlli interni (la Compliance) e nei collegi sindacali. Sarebbero strumenti di partecipazione fondamentali a rendere trasparenti i percorsi di verifica all’interno delle imprese. E forse, in un’ottica di partecipazione di tutti gli stakeholders, anche i clienti dovrebbero poter proporre un componente degli organi di controllo interno, magari attraverso le associazioni di rappresentanza più significative.”

Contromisure da attuare?

“Mi permetto di obiettare sul termine utilizzato: non mi va di parlare di contromisure, ma solo di misure. Magari mi illudo, ma credo che riforme vere di materie che riguardano interessi così importanti debbano essere fatte in modo inclusivo e non per contrapposizione. Io penso che il Governo dovrebbe battersi in Europa per una riforma vera dei mercati finanziari, l’abolizione di quelli non regolati, la separazione tra banca commerciale e banca di investimento. E poi dovrebbe pretendere la possibilità, sacrosanta visti i precedenti, di aiutare il sistema economico, anche intervenendo a favore del sistema bancario, per evitare danni irreparabili. Oggi molte banche sono come una vasca bucata in cui più acqua si versa, più acque esce. Occorre riparare il buco, facendo una bad bank di sistema, come noi diciamo da anni, mettendoci, per esempio, i soldi di CDP, prima di versare altra liquidità. Il MPS ha, in questi anni, effettuato aumenti di capitale sociale per valori superiori all’intero Fondo Atlante e, ciò nonostante, la capitalizzazione di borsa si è ridotta ad un quinto. Continuare, come pretende l’Europa, con aumenti di capitale e riduzioni del costo del lavoro, senza poter intervenire sulle cause delle difficoltà aziendali è una provata sciocchezza.”

 

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