#Turchia ad un passo dal collasso della civiltà

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spose bambine
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Pubblichiamo la sintesi dell’intervista a Michela Mercuri sul collasso della Turchia apparsa il 23 luglio                                                   sul magazine femminile on line PinkItalia.it 

                                                              di Gianfranco D’Anna

spose bambineTurchia ad un passo dal collasso della civiltà. Oltre all’astuto contro-golpe di Erdogan e all’abolizione de diritti civili, la decisione della Corte Costituzionale turca di annullare il reato di pedofilia fa regredire il paese al medioevo integralista. Una decisione che non solo depenalizza le violenze sui minori di 15 anni, che saranno considerate stregua di abusi sessuali ordinari, ma che rilancia in grande stile le nozze forzate con le spose bambine. Una turpe casistica che, nonostante i divieti, negli ultimi cinque anni ha stravolto l’esistenza a 230 mila minorenni turche. Una strage di innocenti che ora dilagherà.

Ciller e erdogan
Tansu Çiller                            Recep Tayyip Erdoğan

L’eclissi della democrazia e la deriva fondamentalista: la doppia tragedia della Turchia sembra appena all’inizio. Nessuno ad Ankara e ad Instabul, ancora sotto choc per il bagno di sangue delle vendette stile  notte dei cristalli in salsa Erdogan, ricorda il sorriso tatcheriano di Tansu Ciller, la prima ed unica premier donna che ha guidato il governo turco.  “Una svolta verso una dittatura islamica che potrebbe essere caratterizzata dalla reintroduzione della Sharia, la legge islamica“ sottolinea l’editorialista Michela Mercuri, docente di Storia Contemporanea dei Paesi mediterranei all’ Università di Macerata.

Michela Mercuri
Michela Mercuri

Oltre alla spietata repressione della classe dirigente laica, in Turchia é in corso anche una pesante regressione della condizione femminile.                                                                                 “La condizione femminile in Turchia era già molto complessa prima del fallito tentativo di golpe. Nonostante la Turchia sia stato il primo paese firmatario della Convenzione di Istanbul del 2011 contro la violenza sulle donne, è al 77esimo posto su 100 nell’indice di uguaglianza dell’Undp, il programma di sviluppo dell’Onu. Fin qui, però, è esistita una certa libertà nei “modelli di vita pubblica” delle donne turche. Ad esempio il velo – abolito dal 1924 –  è stato reintrodotto gradatamente nell’ultimo decennio e oggi più della metà delle donne lo indossa, altre invece no, senza grossi problemi nell’una e nell’altra parte”.

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Fin dove si spingerà la deriva islamica?                                                                                                            “Dopo l’auto esclusione dalla prospettive dell’ingresso in Europa e l’imbavagliamento e la repressione delle opposizioni laiche interne,  la “nuova” Turchia di Erdogan, potrebbe decidere per l’introduzione della legge islamica come elemento fondante di una nuova costituzione che preveda il tanto agognato sistema presidenziale e anche la Sharia.”

L’esercito si lascerà completamente espropriare il baricentro istituzionale ereditato da Ataturk?                                                                                                                                                                “Credo che la domanda possa anche essere posta in questo modo: “fino a che punto Erdogan deciderà di espropriare l’esercito ?”. E’ infatti Erdogan che in questo momento ha il coltello dalla parte del manico. Nonostante ciò, una volta esaurita la furia di vendetta, potrebbe capire che un eccessivo indebolimento delle forze armate avrebbe conseguenze assai negative sulle possibilità della Turchia di affrontare le sfide della sicurezza di cui la guerra in Siria e il terrorismo, che negli ultimi mesi  ha causato centinaia di vittime nel paese, sono solo gli esempi più evidenti. Non resta che vedere fin dove il sultano deciderà di fare arrivare la sua grande epurazione”.

Se salta la cerniera turca come evolveranno i rapporti fra oriente ed Europa ?                      “La Turchia è un infallibile cuscinetto tra oriente ed Europa. Ne è la prova il ben noto accordo sui migranti con cui la Turchia riesce a tamponare, dietro a un lauto compenso (circa 6 miliardi di euro solo in minima parte già erogati), i flussi diretti in Europa. Se “salta la cerniera” la Turchia potrebbe riaprire i rubinetti, con conseguenze inimmaginabili fuori e dentro l’Europa. Anche per questo, nonostante le dichiarazioni dei leader europei siano ferme nella condanna alle purghe di Erdogan nei confronti dei golpisti ed alla possibilità di reintrodurre la pena di morte nel paese, mettendo sul piatto della bilancia il rispetto dei diritti e la realpolitik, nell’ Europa della Merkel potrebbe prevalere quest’ultima.”

 E i rapporti fra Ankara e Washington?                                                                                                         I rapporti tra la Turchia e gli Stati Uniti hanno rispecchiato, per lo meno negli ultimi due o tre anni, il progressivo isolamento di Ankara. Si tratta di un isolamento, soprattutto a livello regionale, conseguente alle scelte sbagliate di Erdogan in tema di alleati. Prima la perdita di Morsi, conseguente al colpo di Stato dei generali in Egitto e poi la scommessa sulla caduta rapida di Assad, che evidentemente non si è verificata, hanno di fatto sottratto alleati importanti al sultano. Da qui alcune scelte altalenanti in politica estera, nel tentativo di riposizionarsi nel sistema di alleanze. Prima lo schieramento con gli Usa nella coalizione anti-Isis in Siria, poi il riavvicinamento all’ex alleato di ferro israeliano, con lo storico accordo dello scorso giugno e, quindi, le scuse a Mosca per l’abbattimento del Sukhoi da parte dell’aviazione turca. In questo contesto, l’allontanamento da Washington può essere addebitabile sia agli eventi recenti – l’attuale rifiuto di estradare Gulen o il ruolo americano nel golpe, per Ankara, ancora poco chiaro – ma anche all’alleanza tra gli Usa ed i curdi in Siria. I rapporti sono tesi e potrebbero fungere da apripista ad una rinnovata collaborazione con Mosca. Dobbiamo capire fino a dove gli Usa decideranno di rischiare, visto che, tra le altre cose, in Turchia c’è il più importante arsenale Nato nello scacchiere mediorientale, ma soprattutto che un allontanamento di Ankara dall’asse Usa potrebbe portare a un nuovo gioco di alleanze “devastante”.

Dunque capovolgimento di fronte con la russia ?  Secondo fonti iraniane sarebbe stato Putin ad avvisare Erdogan dell’imminenza del colpo di stato…                                                          “Nel nuovo gioco di alleanze che ho prospettato uno degli spauracchi degli Stati Uniti è la possibile alleanza con Mosca. I segnali di distensione ci sono. Prima le scuse formali di Erdogan a Putin, poi qualche telefonata e quindi la promessa di vedersi a breve. Una partnership con la Russia comporterebbe nella regione dei grandi stravolgimenti. La Turchia potrebbe entrare nell’asse Mosca-Teheran-Damasco con un evidente ribilanciamento dell’asse sciita. Certo, questo comporterebbe il divorzio con Riad, un prezzo caro da pagare per Ankara, ma la Russia – e magari l’Iran- e gli ingenti affari che potrebbero nascere da questa rinnovata partnership compenserebbero la perdita dell’alleato sunnita. Inoltre, in un momento così complesso per la politica interna del paese, che sta virando sempre più verso una deriva autoritaria, forse un alleato più accondiscendente perché simile, come Mosca, sarebbe certamente desiderabile. “

 

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