Giocheranno a carte scoperte. O quasi. Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese XI Jinping si conoscono a fondo da decenni e dai rapporti aggiornati fino a mercoledì mattina delle rispettive intelligence sapranno pressappoco tutto l’uno dell’altro. Punti deboli e punti di forza.
Dalle promesse non mantenute d’appeasement economico militare fatte da Xi a Obama e Trump, all’accentuazione esponenziale dei controlli sulle aziende americane, europee ed occidentali che operano in Cina, alla ossessionante e spietata repressione di ogni pur infinitesimale forma di dissidenza interna, ai tentativi di Washington di arginare la pervasiva attività di sistematico rastrellamento di brevetti, segreti industriali, scientifici e soprattutto militari che Pechino conduce in tutto il mondo. 
Apparentemente Biden parte in difficoltà. Istituzionalmente e sul piano dei rapporti internazionali gli Stati Uniti attraversano un momento delicato. L’imprevedibilità del caso Trump, con lo spettro di un suo ritorno alla Casa Bianca, la sempre più traballante candidatura di Biden alle presidenziali e la sovraesposizione delle guerre in Ucraina e Medio Oriente, lasciano trasparire le molte discrepanze di un’amministrazione che in realtà si avvale delle forti personalità del Segretario di Stato Antony Blinken, del Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, del segretario alla difesa Lloyd Austin, della Segretaria al Tesoro Janet Yellen e dei vertici della agenzie di intelligence.
XI Jinping, che nel 1985 da studente visse un’esperienza di soggiorno presso una famiglia americana nell’Iowa, torna per la terza volta negli Stati Uniti da leader assoluto della Cina. Un leader quasi imperiale, istituzionale, politico e militare praticamente a vita, ben oltre lo stesso Mao Tse-tung.
Subito dopo essere stato rieletto, all’unanimità ca va sans dire, dal Congresso del Popolo Presidente della Repubblica, Segretario del Partito comunista cinese e presidente della Commissione militare centrale, XI ha cambiato dall’oggi al domani quattro ministri: Li Shangfu (Difesa), Qin Gang (Esteri), Liu Kun (Finanze) e Wang Zhigang. In particolare, secondo gli esperti di strategie politico militari, l’allontamamento del Generalissimo Li Shangfu dal vertice militare, e dei titolari degli esteri e delle finanze, potrebbe essere funzionale ad un ammorbidimento della posizione di Pechino verso gli Stati Uniti e l’Europa.




