Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco ?

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Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco
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Rubrica di critica recensioni anticipazioniUltimo Papa. Presagi ed oscure profezie sulla Chiesa di oggi?

by Augusto Cavadi

Non si può negare che per un osservatore la situazione attuale di Papa Francesco e della Chiesa cattolica sia un enigma di difficile decifrazione.

Ancora ai tempi della mia gioventù certe schematizzazioni, per quanto approssimative, funzionavano. In ordine decrescente di importanza era un ‘buon’ cattolico chi frequentava regolarmente le chiese (il culto), conosceva  gli elementi fondamentali della dottrina (la catechesi) e si sforzava di fare un po’ di bene attorno a sé o, per lo meno, di non fare troppo male  (la prassi).Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

Dopo secoli – si potrebbe dire due millenni – di questo identikit è ovvio che la stragrande maggioranza dei cattolici (vescovi, preti, fedeli-laici) lo abbia interiorizzato e lo viva come, scontato, indiscutibile.

Intanto, però, con il Concilio ecumenico Vaticano II (1962 – 1965) si è avviato un processo apparentemente innocuo che, ben oltre probabilmente le intenzioni degli stessi protagonisti, ha provocato un vero e proprio terremoto: si è tolto il divieto di leggere direttamente, personalmente, la Bibbia (sì, si stenta a crederlo: ma vigeva sino agli anni Sessanta del secolo scorso!) ed anzi si sono invitati tutti i battezzati a seguire corsi di formazione biblica, a leggere manuali e commentari, a organizzare piccoli cenacoli di lettura e confronto esistenziale.

Perché questo processo è risultato sconvolgente?Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

Se si leggono teologi italiani (come Carlo Molari, Ortensio da Spinetoli, Alberto Maggi) o stranieri (come Hans Küng, Eugen Drewermann, José Maria Castillo)   si ricava, fra altri istruttivi insegnamenti, che il messaggio originario di Gesù di Nazaret (la sua “bella notizia” o “ev-angelo”) è stato quasi esattamente capovolto nell’interpretazione dei cristiani. E ciò in misura sempre più stravolgente man mano che ci si allontanava dal I secolo.

Per il Maestro di Galilea, infatti, al primo posto era la fede operosa ; molto meno gli interessavano le speculazioni teologico-filosofiche; ancor meno, infine, le pratiche cultuali-liturgiche. Il cattolico ‘medio’ vive una scala di valori inversa rispetto a Gesù Cristo  (di cui pure ogni cristiano si proclama discepolo e tendenzialmente imitatore): si preoccupa molto delle celebrazioni religiose, meno della ricerca teologica e quasi per nulla della fede pro-attiva  (intesa nella sua dimensione mistico-politica di unione con l’Assoluto attraverso l’impegno per una società più giusta, fraterna, libera, solidale).Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

La tragedia del cattolicesimo odierno è che alcuni ‘vedono’ e accettano queste scoperte;  altri o non ne vengono mai a conoscenza (non pare che un Berlusconi o un Salvini abbiano dedicato molti anni, e molte notti,  all’esegesi neotestamentaria) o, avendole apprese, non sono disposti a lasciarsi scombussolare inveterati equilibri psichici e di ruolo sociale (come si fa a dire a un cardinal Tarcisio Bertone che l’imitatio Christi non si misura con l’accettazione di tutti decreti del sant’Uffizio e non prevede che le offerte dei fedeli per l’ospedale “Bambin Gesù” vengano destinate alla ristrutturazione del suo appartamento principesco nel centro storico di Roma?). Tra le due categorie di credenti il solco è incolmabile.

Da questa “opzione di fondo” discendono innumerevoli conseguenze logiche e pratiche per cui è difficile che la stessa etichetta di ‘cristiano’ possa abbracciare sia il discepolo di un Gesù  che  ha fatto della com-passione per gli ultimi della società il metro di misura della fede (“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” – Matteo 25, 40) sia il fedele preoccupato di accettare intellettualmente tutti i dogmi e tutte le prescrizioni liturgiche, riducendo la sua solidarietà agli impoveriti del pianeta a una monetina elargita con autocompiacimento all’uscita dalla messa domenicale.

Si potrebbe obiettare che, con minore consapevolezza, questa tensione dialettica fra il primato della fede come autodonazione agapica e la fede come accettazione incondizionata di dogmi e di norme morali non sia nuova nella storia delle chiese cristiane. Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

Ciò che è nuova è la situazione paradossale odierna di un gesuita che, educato nella prospettiva tradizionale, matura – un po’ per gli studi effettuati e un po’ per intuizione spirituale – una conversione in direzione dell’originario messaggio evangelico: così arriva alla cattedra pontificia e, invece di scegliere come nome Ignazio o Giovanni Paolo III o Benedetto XVII, preferisce Francesco.

Non rinnega nulla della teologia né della pratica liturgico-sacramentaria, ma le detronizza e le restituisce al rango che – nell’ottica del Maestro di Galilea – spetta ad esse: le ricolloca alla stregua di ancillae charitatis (ancelle della regina di casa: la ‘carità’ intesa non come beneficenza occasionale, bensì come impegno continuo per la fioritura di tutto l’uomo e di tutti gli uomini). Una teologia e una frequenza ai riti religiosi che non incrementino l’amore evangelico sono inutili. Anzi, blasfeme.

Papa Francesco lo ha ribadito il 2 gennaio 2020 alla prima udienza generale dell’anno: “Meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani”.Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

Già: molto meglio essere atei e mangiapreti, ma vivere  la com-passione per i disgraziati della Terra, la condivisione dei beni con gli sfruttati da generazioni, la solidarietà con i deboli talmente deboli da non avere più voce per gridare i propri diritti.

Si accusa questo papa di essere “troppo avanti”: se si conoscesse un po’ meglio la storia del cristianesimo, lo si dovrebbe ‘accusare’ (o ‘encomiare, a seconda dei punti di vista) perché è andato “troppo indietro”, sino alle fonti bibliche. Non ha ceduto all’irrazionalismo, al sociologismo, all’orizzontalismo, ma sta cercando faticosamente di fare i conti con l’evangelo sine glossa: liberi tutti di rifiutarlo come sogno irrealizzabile o follia, non di illudersi d’accoglierlo a patto di addomesticarlo preventivamente e di presentarlo agli altri come rassicurante manifesto del moderatismo benpensante.

In buona fede o in mala fede, tanti – soprattutto tra i vertici delle istituzioni civili e religiose – stanno cercando di fermare Francesco, come hanno fermato don Milani, Oscar Romero, Padre Pino Puglisi, don Giuseppe Diana (per limitarci ai cattolici ‘ufficiali’).Chi e perché tenta di fermare Papa Francesco

La storia continua e continuerà sino a quando non si sarà fatta chiarezza, nell’opinione pubblica, sul bivio radicale di fondo: o si osa dirsi cristiani perché – alla sequela di Gesù Cristo – si lavora  per il bene “di tutto l’uomo e di tutti gli uomini” (secondo una felice espressione di Paolo VI) oppure ci si dice cristiani perché si ha bisogno di un’appartenenza identitaria e di una copertura ideologica agli interessi materiali propri, del proprio ceto sociale e del proprio sistema politico- istituzionale (il blocco Nord-Ovest del pianeta).

 www.augustocavadi.it

 

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