Cyborgsofia: oggi è già ieri e domani è un anno luce

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Cyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce
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La rivoluzione della cyborgsofiaCyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce

Dal latino (sequitur et vita) ) al cinese (生活总是在继续) all’ebraico (החיים נמשכים תמיד) al russo (жизнь всегда продолжается)  all’arabo  (الحياة تستمر دائما ) all’inglese (life always goes on):  non c’é lingua ufficiale, dialetto o proverbio che non preveda e ripeta l’espressione la vita va sempre avanti.

Un solo concetto, l’evoluzione della vita, espresso attraverso un’ infinità di termini che fra non molto saranno unificati in un unico linguaggio globale.

Si, ma la vita di chi? Di quale essere umano stiamo parlando? Come e quanto è cambiata l’umanità dalla preistoria al web, dalla ruota al computer ? Come si è modificata la dimensione spazio tempo? E cosa comporta la continua espansione ed utilizzazione  dell’Intelligenza Artificiale?

C’è un termine appena introdotto, un neologismo scaturito dalla dialettica analogica, che sintetizza il senso e il concetto universale della tumultuosa accelerazione dell’evoluzione in corso: cyborgsofia

Si tratta di  un termine coniato dal filosofo e saggista Alberto Giovanni Biuso, Professore ordinario di Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, per indicare un approccio filosofico alla conoscenza dei robot, dei cyborg e degli androidi. Più in generale la cyborgsofia si occupa della cibernetica e dell’Intelligenza Artificiale come espressioni della complessità di quella che il Prof. Biuso, con un altro neologismo, indica come corpomente umano.

Cyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce
Alberto Giovanni Biuso
  • Professore Biuso, computer e web come stanno trasformando fisiologicamente e neurologicamente mente e corpo umano?

Come sottolineato, scrivo e pronuncio l’espressione corpomente come una parola unica. E questo proprio per indicare che noi non siamo una mente innestata in un corpo ma costituiamo una profonda unità psicosomatica e ontologica, siamo materia consapevole di esistere. Proprio perché questa è la nostra natura, siamo anche delle entità ibride, che possono vivere soltanto perché entrano in contatto costante con l’ambiente naturale dal quale traggono energia e con l’ambiente artificiale che creano esse stesse. Gli artefatti che l’umanità ha pensato, inventato e costruito sin da quando è apparsa sulla Terra hanno trasformato le vite umane. Basti pensare a un solo esempio: l’invenzione della ruota. Computer, web, cellulari, social network stanno dunque continuando a trasformare chi ne fa uso -cioè tutti noi- dandoci una diversa percezione dello spazio, del tempo e delle relazioni. Spazio, tempo e relazioni che partono dalla nostra struttura fisiologica e dai meccanismi cerebrali. Veniamo trasformati di continuo dagli apparati tecnologici che inventiamo e utilizziamo.

  • Cosa manca all’Intelligenza Artificiale? Perché non ha mantenuto le promesse?

All’Intelligenza Artificiale manca un corpo protoplasmatico, biologico. Perché l’intelligenza non è qualcosa di astratto. È anche e soprattutto la capacità di immergersi in modo attivo e continuo nell’ambiente fisico dentro il quale abita. Senza un corpo non c’è intelligenza ma soltanto calcolo. Che è quanto i computer sanno fare. E lo fanno benissimo. Certamente meglio di qualunque umano. Ma senza un corpo composto di tessuti, liquidi, muscoli e pensieri immersi in un contesto comunitario non può nascere nessuna intelligenza capace di incidere sull’ambiente. Ed è questo il motivo per cui non soltanto l’uomo ma tutti gli animali sono intelligenti mentre le macchine non lo sono.

  • L’intelligenza artificiale prospetta in definitiva l’immortalità, se non fisica quantomeno della coscienza, dell’anima, degli esseri umani?

Sulla base della risposta precedente, è chiaro che l’Intelligenza Artificiale non ha nulla a che fare con l’immortalità. Pensare che possa sopravvivere una coscienza disincarnata significa non comprendere che la persona umana è un corpomente unitario. Non siamo dei software che possono funzionare su qualsiasi piattaforma -cosa che in realtà non è possibile neppure ai programmi digitali- siamo entità fatte di carne, sentimenti, relazioni. Elementi tra loro inseparabili. Siamo, come amo anche dire, un corpomondo.

  • La filosofia del computer come risolve le originarie dinamiche esistenziali e le concilia col continuo avanzamento delle potenzialità della cultura e della conoscenza?

Nel modo che ho cercato di indicare, vale a dire tentando di comprendere le dinamiche tecnologiche  andando al di là di ogni tecnofobia che rifiuta le tecnologie in quanto tali -una posizione sterile, visto che siamo degli animali tecnici per essenza, come ha mostrato Martin Heidegger – e al di là di ogni tecnofilia che nutra attese messianiche e soluzioni definitive che nessuna tecnologia è mai in grado di offrire. L’umano è una struttura da sempre ibridata con altre dimensioni dell’essere. L’antroposfera esiste e opera dentro la zoosfera (la relazione con gli altri animali), la tecnosfera (la relazione con le nostre macchine e dispositivi), la teosfera (la relazione con la dimensione del sacro). La filosofia del computer, o cyborgsofia, è un tentativo di pensare a fondo tali relazioni.Cyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce

  • Spazio tempo tecnologicamente superabili?

La tecnologia non può fare nulla di tutto questo perché la struttura dell’essere è sempre spaziotemporale. Nulla esiste fuori dallo spazio e dal tempo, che è -tranne in alcuni fenomeni circoscritti- irreversibile, come conferma la seconda legge della termodinamica, quella che definisce, misura e comprende l’entropia. Esiste un modo per viaggiare nel tempo ed entrare in contatto con le civiltà del passato. Questo modo è lo studio della storia.Cyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce

  • Apporto della cyborgsofia alla democrazia e alla politica ?

Le tecnologie sono sempre state politicamente ambigue. Esse possono diventare uno strumento di liberazione ma anche un dispositivo di controllo e di dominio. La stessa legge vale per il web, le piattaforme sociali, le comunicazioni digitali. Se, come stiamo dicendo, l’intelligenza è sempre del corpo, uno dei limiti fondamentali di Internet è la pura virtualità, il potere degli algoritmi, la sostituzione dello spessore complesso e carnale delle relazioni con il dato numerico e quantitativo. Tutto ciò in sociologia viene definito algocrazia, potere degli algoritmi, appunto. È dall’illusione che il mondo possa diventare digitale che nascono anche i gravi problemi di sicurezza dei quali il corpo sociale non sembra ancora essere consapevole, sia nei comuni utilizzatori sia nelle aziende. Si tratta di una trasformazione funzionale a una vera e propria metamorfosi del corpomente, una colonizzazione dell’immaginario che nasconde le relazioni di potere e le differenze sociali nell’uguaglianza dei soggetti virtuali. Memorie permanenti, controllo digitale, trasparenza e algocrazia delineano una costellazione di potere tra le più pervasive che le tecnologie abbiano generato. La filosofia del computer è anche un modo per comprendere in modo critico tali dinamiche ed evitare che diventino totalizzanti sulle nostre vite.Cyborgsofia oggi è già ieri e domani è un anno luce

Approfondimenti su queste tematiche si possono trovare su www.biuso.eu e nei seguenti libri: Cyborgsofia. Introduzione alla filosofia del computer Cyborgsofia ); La mente temporale. Corpo Mondo Artificio (La mente temporale).

 

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