Ferragosto story la solitudine di una madre abbandonata dai figli

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Cuore & Batticuore

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita e vicende vissute
Ferragosto story la solitudine di una madre abbandonata dai figli

Mamma solitudine

By Letizia Tomasino

Mia madre ogni sei mesi circa va a ricaricare le batterie, almeno questo è quello che dice a chi le chiede cosa va a fare a Palermo.

In realtà, si reca all’ospedale Civico della città per il controllo del pacemaker. Circa un anno fa stavamo aspettando il turno per entrare nella stanza preposta a questa tipologia di controllo.

Avevo scritto il cognome di mia madre sul foglietto messo a disposizione per quelli che aspettavano il loro turno, quasi tutti anziani ovviamente.

Ferragosto story la solitudine di una madre abbandonata dai figli

Letizia Tomasino

Avevo controllato l’ultimo cognome scritto chiedendo chi fosse, “Io” rispose una vecchina arzilla che nel frattempo stava parlando dei suoi malanni con una signora accanto a lei, “grazie, mi viene più semplice memorizzare il turno sapendo chi mi precede nella fila” aggiunse.

Nel frattempo erano arrivate altre persone e stava quasi arrivando il nostro turno, rimanevano solo tre persone prima di noi.

La vecchina che ogni tanto andava a controllare il foglio si alzò e venne dalla nostra parte sedendosi accanto a me. Cominciò a parlare dei suoi figli emigrati in America che sempre più spesso evitavano di venire a trovare la madre adducendo scuse e dando la colpa ai guai della vita. Ci raccontò anche della morte del marito avvenuta cinque anni prima e che da quando era rimasta sola non sapeva cosa fare. Abitava a due passi dall’ospedale.

Poi, vedendo che era il suo turno mi disse: «Signorì, passassi lei prima ri mia ». Non lo trovai giusto e glielo dissi. Con candore mi confidò che da circa tre anni soleva venire spesso in ospedale o al pronto soccorso mettendosi a turno, lo faceva perché si sentiva sola e aspettando in fila la gente era più propensa a parlare.

«Iddi si sfuanu e io puru e accussì semu cuntenti tutti » disse in dialetto siciliano: “Loro si sfogano e pure io. Così siamo tutti contenti!

Mi fece una gran tenerezza, le diedi la mano e le augurai buona chiacchierata, intanto lei si era alzata per cancellare il suo cognome dalla lista.

 

Non è affatto vero che la solitudine é un lusso da ricchi, come riteneva il drammaturgo e saggista francese  Albert Camus.  Lo dimostra una volta di più questa storia di vita vissuta, risalente all’estate scorsa e che la scrittrice e cantautrice siciliana Letizia Tomasino ci segnala come commovente testimonianza del deserto di solitudine e di malinconia nel quale si perdono in tanti. Solitudine intesa non soltanto come mancanza di compagnia e di interlocutori, ma anche di socialità. Ma é l’incapacità di guardarsi dentro a trasformare la solitudine in una situazione al limite della depressione. “Chi vola alto è sempre solo” sosteneva Rudolph Nureyev.

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