Fmi: aziende italiane sempre più indebitate

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Fmi aziende italiane sempre più indebitate
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Le Borse europee galleggiano in cerca di spunti, in attesa che arrivino notizie dal Regno Unito sulla Brexit. Dopo la schiarita tra Usa e Cina sul versante del commercio internazionale, tra gli investitori restano i timori per la situazione a Hong Kong. Ma a scuotere i mercati è la notizia del Fondo monetario internazionale che definisce “di grado speculativo” oltre il 50% del debito delle imprese in Italia.Fmi aziende italiane sempre più indebitate

Secondo il Rapporto sulla stabilità finanziaria globale, in totale ammonta a 19.000 miliardi di dollari, il 40% del totale,  il debito aziendale, a rischio default in caso di shock, conservato nelle casseforti delle 8 principali economie mondiali.

“Nonostante il notevole declino in Europa e in Giappone”, si legge nello studio del Fmi di Washington, “le vulnerabilità delle imprese rimangono significative in molti Paesi. La quota stimata di debito di grado speculativo sul totale del debito del comparto ‘corporate’ é di quasi il 50% in Cina e negli Stati Uniti e anche maggiore in Italia, Spagna e Gran Bretagna, a dispetto dell’importante calo registrato a partire dalla crisi finanziaria. La quota di debito a rischio sul totale dei prestiti ad aziende é oltre il 25% nel Regno Unito e negli Stati Uniti”.Fmi aziende italiane sempre più indebitate

L’enorme massa di liquidità immessa dalle banche centrali sui mercati per contrastare il rallentamento delle economie ha spinto le aziende a fare “sempre più debiti e la loro capacità di ripagarlo”, avverte il Fondo monetario internazionale, “si sta indebolendo. Nel caso di un rallentamento economico importante, le prospettive sarebbero preoccupanti”. Le vulnerabilità tra le entità finanziarie non bancarie vengono definite dal Fondo “elevate nell’80% dell’economia in base al Pil”.

Un livello “simile a quello visto al picco della crisi finanziaria globale”. La caccia ai rendimenti ha spinto gli investitori istituzionali – come fondi pensione, gestori di attività e le compagnie di assicurazione – ad assumere sempre più rischi e a rivolgersi a titoli sempre meno liquidi. “Tali esposizioni”, avverte il Rapporto, “potrebbero agire da amplificatori in caso di shock”.

I tassi d’interesse così bassi per così tanto tempo “hanno aiutato a contenere i rischi verso il basso e a sostenere la crescita globale finora”. Ma hanno anche incoraggiato gli investitori a prendere rischi sempre maggiori nella corsa ai loro obiettivi di rendimento. Il risultato, sostiene l’Fmi, é che “le vulnerabilità hanno continuato a intensificarsi, mettendo a rischio la crescita nel medio termine”. Nel complesso le obbligazioni statali e aziendali con rendimento negativo ammontano a circa 15.000 miliardi di dollari. E i mercati si attendono che circa un quinto dei titoli di Stato in circolazione continueranno ad avere tassi sotto lo zero per almeno 3 anni.

A essere migliorata, nel frattempo è “la resilienza del settore bancario, grazie alla regolamentazione e alla supervisione più strette introdotte dopo la crisi finanziaria globale”. Secondo il Fondo, ci sono però ancora alcune istituzioni deboli.Fmi aziende italiane sempre più indebitate

“I tassi negativi e le curve dei rendimenti più piatte”, sottolinea il Rapporto, “hanno ridotto le attese sulla reddititività degli istituti di credito e la capitalizzazione di mercato di alcune banche é scesa a bassi livelli”. Esiste anche un problema di esposizione in dollari che “potrebbe amplificare l’impatto di un restringimento nelle condizioni della raccolta e creare ricadute sui Paesi che ricevono prestiti transfrontalieri in biglietti verdi”.

Dall’Fmi arriva un appello alle autorità “ad agire urgentemente per mitigare i rischi alla stabilità finanziaria”. Soprattutto, conclude il Fondo, servirebbe “una maggiore cooperazione multilaterale” per “ridurre i rischi che potrebbero esacerbare la prossima crisi economica.

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Antonio Patuelli e il Governatore della Banca d’Italia Visco

Per il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, “guardando il mercato statunitense, la liquidità per le Banche Usa è un problema perché la vita degli istituti di credito è basata sulla gestione della liquidità. Questi saranno degli elementi che saranno all’attenzione della nuova presidente della Bce e degli organi confermati e rinnovati della Bce per le determinazioni che svilupperanno nei mesi e negli anni prossimi”. Se dovessero essere necessarie nuove misure ad hoc sulla liquidità, Pattuelli ha spiegato che “loro hanno questi dati e hanno la pienezza degli elementi, noi leggiamo solo i loro comunicati basati su medie assemblanti e non facciamo la distinzione degli elementi quindi non mi sembra opportuno né giusto dare giudizi su elementi che non ci sono noti”.

Alla domanda se in Italia le banche abbiano problemi di liquidità, Patuelli ha specificato che “la media delle banche italiane non è significativa. I problemi sono di ciascuno e non vanno visti come sistema. Le autorità non hanno dato segnali particolari aspettiamo il discorso autorevole del Governatore della Banca d’Italia Visco il 31 ottobre e vedremo le indicazioni che la Vigilanza ci darà”.Fmi aziende italiane sempre più indebitate

Fonti: Agi e Adnkronos

 

 

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