Il piccolo grande Gesù dell’adolescenza universale

0
1132
Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale
Condividi

PAGINE

Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonino Cangemi

Sulla vita di Gesù si sa assai poco. Soprattutto del Gesù adolescente e poi ragazzo, di cui niente ci narrano i testi sacri e non molto i vangeli apocrifi. Questo vuoto, considerato il fascino e l’assoluto rilievo della sua figura, è stato terreno fertile per la letteratura: tanti gli scrittori che hanno tentato di riempirlo con esiti spesso scandalosi e non di rado esteticamente poco apprezzabili.

Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale
Scene tratte dai molteplici film sulla vita di Gesù

L’ultimo tentativo porta la firma di uno scrittore italiano, il palermitano Giosuè Calaciura, tra i più originali e talentuosi nel nostro panorama editoriale, molto amato all’estero e soprattutto in Francia, collaboratore di uno dei programmi di punta di Radio 3, Fahrenheit, che ci consegna il romanzo “Io sono Gesù” edito da Sellerio.Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale

Il racconto di Calaciura si sofferma poco sul Gesù bambino e approfondisce la sua stagione adolescenziale e il percorso travagliato e costellato di sofferenze interiori che lo conduce alla maturità dei trent’anni.

E’ un Gesù, quello di Calaciura, ignaro della missione che gli è stata affidata, di cui forse è consapevole la madre che però non la svela. Un tormento l’assilla nella sua adolescenza: l’abbandono del padre; un padre avanti negli anni troppo diverso dalla madre giovanissima per condividere un’unione piena di silenzi e povera di complicità. Il cruccio dell’abbandono lo spinge a lasciare la casa e la madre alla ricerca del padre e di quelle spiegazioni che non gli sono mai state date, avventurandosi in un viaggio colmo di insidie da Nazaret a Gerusalemme: le insidie della natura e degli uomini.

Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale
Giosué Calaciura

Nel suo cammino non incontrerà il padre ma un uomo che, come il padre, si chiama Giuseppe e fa il falegname, dal quale apprende l’antico mestiere, e una compagnia di girovaghi capitanata da un cinico e disonesto Barabba che improvvisa spettacoli circensi conclusi dalle esibizioni di una donna bellissima e avvolta dai veli, Delia.

Gesù è accolto dalla comitiva e prende parte ai suoi spettacoli accompagnando col suono del flauto la donna di cui s’innamora e il cui velo nasconde una cicatrice che le ha sfregiato il volto. La cocente delusione amorosa e il mancato incontro col padre faranno tornare Gesù dalla madre e a Nazaret e la sua esistenza sarà sempre attraversata da dilemmi e preda di angosce, né mancheranno avvenimenti dolorosi, nel corso della sua maturazione, che ne accentuano la fragilità; poi, nel finale, qualcosa di inatteso e di imprevedibile.

Il Gesù di Calaciura è un uomo come tanti, più sensibile, buono e generoso degli altri e con una certa vocazione alla leadership di cui però non è conscio. A differenza del cugino Giovanni, sebbene da piccolo abbia imparato i testi delle sacre scritture, non è sorretto dalla fede. Piuttosto, avverte come presagio di contrarietà il mistero che avvolge la sua nascita. E’ un uomo operoso, sempre pronto a soccorrere il prossimo per quanto più di una volta è costretto alla colluttazione fisica. La sua operosità si manifesta nel lavoro di falegname: creativo e costruttivo, ma “il legno storto dell’umanità” è refrattario a essere raddrizzato, e di ciò ha presto percezione.Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale

E’ un Gesù che vive nei luoghi e nel tempo dei testi sacri e che si imbatte in figure presenti nei vangeli: Lazzaro, Marta e Maria, i già citati Giovanni e Barabba; ma non fa miracoli e certi episodi (l’escursione a dodici anni nel Tempio, la traversata a piedi sulle acque, le nozze di Cana) sono rivisitati in chiave del tutto prosaica. La società in cui vive è una società violenta nella quale emerge l’arroganza dell’impero romano e la sopraffazione dei poveri.

“Io sono Gesù” è un romanzo denso e intrigante in cui non mancano i rimandi metaforici: le cicatrici ad esempio, quella di Delia e quella che Gesù si procura in un impeto di pulsione autolesionista, ma anche quella del pastore che, accorso per assistere all’evento della nascita, si procura tra i sassi e le sterpaglie di Betlemme diventando claudicante per tutta la vita – cicatrici espressioni delle ferite che segnano l’esistenza degli uomini; la natura raffigurata nella sua prosperità e nella sua aggressività. Né in esso mancano richiami autobiografici: come rivelato dall’autore, il padre giornalista si dilettava a lavorare il legno. D’altra parte, i tanti motivi presenti nel romanzo sembrano suscettibili di autonomi, ulteriori sviluppi.

Quanto assomiglia il Calaciura di “Io sono Gesù” al Calaciura dei precedenti romanzi? Tanto e poco. Tanto nella sua partecipe narrazione della vita dei poveri e di chi vive ai margini del consorzio sociale, nonché in quei tocchi autenticamente lirici che animano, qualche volta commuovendo, le sue pagine.

Poco sul piano squisitamente stilistico. Nell’ultimo suo romanzo non troveremo l’effervescenza e l’esuberanza di quella prosa ricercata di fascinosa potenza evocativa tipica delle sue opere: al contrario, qui la narrazione è piana e quasi scarna seppure sempre elegante e frutto di intelligente elaborazione. Il che si ritiene sia dettato da due urgenze: quella di privilegiare la trama, fitta e articolata, e quella di un approccio a una figura così importante, come quella di Gesù, e a temi così delicati quanto più sobrio e non pretenzioso.

E infatti il successo del romanzo è decretato anche dalla delicatezza con cui Calaciura affronta i temi sacri: il suo Gesù è un uomo con tutte le debolezze di un uomo e non ha nulla di soprannaturale, ma nelle sue pagine non vi è alcunché di blasfemo e di provocatorio.

Il che lascia presagire che sarà accolto con favore, oltre che da un pubblico laico, dagli ambienti cattolici, a differenza di altri romanzi sulla vita di Gesù che ne hanno accentuato la carnalità, come pure fa Calaciura, rimarcando però gli intenti provocatori: si pensi, uno su tutti, al  “Vangelo secondo Gesù Cristo ” di José Saramago – anch’esso pregevole – cui è stato accostato, a nostro avviso impropriamente, “Io sono Gesù”.Il piccolo grande Gesù dell'adolescenza universale

                                     

Facebook Comments
Condividi