Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni

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Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni
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Tsunami d’inchiostro e reti televisive unificate per il debutto del Governo di Giorgia Meloni. Esemplare l’incipit della Premier: primo picchetto d’onore con imperturbabile stile anglosassone, assoluto riserbo,  empatia ma emozioni e commozione condivise solo con i familiari.

Con l’aggiunta della sincera privatissima partecipazione allo straziante funerale del 18enne figlio di una coppia di amici giornalisti, travolto e ucciso sul marciapiede da un’ubriaca al volante. Una terribile tragedia esistenziale. Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni

E’ la riprova che la cifra di Lady Giorgia è l’autenticità e non l’assuefazione al talvolta corrente cinismo di una Città eterna che ha visto e digerito tutto: imperatori, barbari, Papi e antipapi, fascisti e nazisti, democristiani e comunisti, Bonaparte e Malaparte.

Gli oltre 10 chili di carta stampata e il mezzo anno luce di dirette tv, talk show, reportage e commenti vari, che si sono finora affannati a spaccare il capello in quattro sull’ ”anima del governo”, le cose da fare subito, i punti deboli e i primi nodi al pettine, sono stati archiviati d’emblée dall’inedito passaggio di consegne fra Mario Draghi e la neo Presidente del Consiglio che a Palazzo Chigi ha preceduto la tradizionale cerimonia dello scambio della campanella.

Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni
Mario Draghi e Giorgia Meloni

Un passaggio di consegne talmente dettagliato e rilevante da avere già assunto una implicita valenza costituzionale. Assolutamente non paragonabile con i risvolti istituzionalmente mortificanti e spesso al limite del dopo di me il diluvio dei passaggi di consegne fra alcuni ultimi Presidenti del Consiglio.

Dal resoconto dei delicati sviluppi delle trattative con l’Europa per azzerare la mazzata dei continui e insopportabili aumenti del prezzo del gas e dell’energia elettrica, al quadro aggiornato dell’avanzamento delle riforme per il completamento del Pnrr, alla rassegna del dietro le quinte dei rapporti Nato e internazionali in merito alla guerra in Ucraina e al rischio Putin, ai top secret sulla sicurezza nazionale, Draghi ha consegnato alla Premier tutte le password e le chiavi di un’Italia col motore acceso e pronta ad essere guidata. Una continuità sostanziale che mantiene inalterata la credibilità internazionale del Paese e che ha spianato la strada all’avvio del Governo, il cui primo Consiglio dei Ministri è durato molto meno dello scambio di consegne.Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni

L’orizzonte politico di Giorgia Meloni prospetta comunque un’estensione che va ben oltre quello del Governo. Assieme al serrato calendario della fiducia parlamentare di martedì e mercoledì e alla successiva raffica di nomine di una cinquantina fra vice ministri e sottosegretari, che serviranno a cementare la maggioranza, già martedì a Bruxelles si potrebbe chiudere la fondamentale partita del tetto al prezzo del gas incardinata da Draghi.

A seguire inizieranno i viaggi d’accreditamento internazionale della Premier in Europa e quanto prima anche a Washington. Vertice Usa – Italia che sarà probabilmente deciso nello scambio di saluti e nell’incontro a margine del G20 di Bali, del 15 e 16 novembre, che Giorgia Meloni avrà in Indonesia con Presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni
Joe Biden

Incardinato il governo, calmierate le bollette, avviato lo sviluppo economico,  ridimensionata la burocrazia, la Presidente del Consiglio comincerà infatti a completare il progetto politico incentrato sulla sua leadership, già rimarcata nella formazione dell’esecutivo. Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni prevede la dimensione di un’area ben più ampia dell’originaria base di Fratelli d’Italia, comprendente il contesto post berlusconiano, della Lega, dei centristi e punta a conquistare consensi soprattutto nel bacino elettorale dell’astensionismo, dei giovani e dell’opinione pubblica.Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni

E’ un progetto politico che si basa su una semplice duplice previsione: l’auspicabile fine della guerra in Ucraina e la conseguente formidabile ripresa economica globale che vedrebbe l’Italia di Giorgia Meloni al centro degli equilibri euro mediterranei e della rinsaldata alleanza con gli Stati Uniti.  Oppure un non affatto auspicabile avvitamento della crisi ucraina, l’inasprirsi della situazione internazionale e la necessità di un ulteriore passaggio ad una fase di governo di unità nazionale.

In ogni caso l’unica alternativa sarebbe soltanto quella della Premier Giorgia Meloni.  “L’assenza di alternative schiarisce la mente in modo meraviglioso” sostiene ancora l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger.Il progetto grand’Italia di Giorgia Meloni

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