La battaglia politica sulla riforma della Giustizia

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La battaglia politica sulla riforma della Giustizia
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Rubrica di critica recensioni anticipazioniLa battaglia politica sulla riforma della Giustizia golo

by Giuseppe Lauricella *

Ho letto l’articolo di Gianfranco D’Anna sulla riforma della giustizia scaturita dal Governo.

Ne ho letto anche altri e mi pare di cogliere una sostanziale condivisione, a differenza di altri (Fatto Quotidiano, per esempio) che non gradiscono la soluzione condivisa anche dai 5 stelle, tranne che da Conte e Bonafede, soprattutto su come sia stata affrontata la questione sulla prescrizione.La battaglia politica sulla riforma della Giustizia

Vorrei fare qualche considerazione, limitandomi ad una argomentazione superficiale, anche in attesa di quello che potrà essere l’esito finale dopo il passaggio in Parlamento.

Va premesso che la giustizia potrà funzionare se – a prescindere da qualunque riforma – verrà aumentato il numero dei magistrati e verranno riconsiderati i criteri in ordine ad incarichi diversi dal ruolo ordinario di giudicante o requirente.

La discutibile disciplina sulla prescrizione, introdotta dal governo Conte/Bonafede, che si sospende dopo la sentenza di primo grado, viene – sulla carta – confermata ma – nei fatti, mi sembra – sterilizzata dalla previsione della improcedibilità per decorrenza dei termini di Appello e Cassazione.

Molto (se non tutto) dipenderà dalla produttività dei magistrati e dal potere che offre loro la legge di interdire misure dilatorie.La battaglia politica sulla riforma della Giustizia

Rimangono, invece, esclusi dalla improcedibilità i giudizi che riguardano i reati più gravi, ritenuti imprescrittibili dal legislatore.

Il cuore del problema della crisi del processo penale sono sempre state le indagini preliminari, a causa della loro durata, soprattutto.

I processi non si allungano (solo) a causa delle fasi dibattimentali e delle successive ma soprattutto per la lentezza delle indagini preliminari, che fa male al sistema in generale e soprattutto alla domanda di giustizia.

Per queste ragioni non mi ha mai convinto l’idea che siano i difensori a cercare mezzi dilatori per arrivare alla prescrizione, ma semmai il problema va ricercato nei tempi che si impiegano a concludere le indagini.

Certo, gli avvocati ci provano ad inserire anche mezzi ostruzionistici che la legge, comunque, gli consente, ma, obiettivamente, le cause della durata eccessiva dei processi vanno ricercate nelle fasi iniziali.

Da qui è nata la modifica del meccanismo della prescrizione, che rischia di non mettere fine mai al processo.La battaglia politica sulla riforma della Giustizia

Quindi – come sembra desumersi dalla proposta del Governo – è nella fase preliminare del processo penale che occorre intervenire, definendo termini certi per le indagini, che devono condurre al processo soltanto se, nel tempo previsto, le indagini abbiano prodotto un esito convincente, tale da prevedere una condanna.

L’idea di modificare i presupposti per la richiesta di rinvio a giudizio, richiedendo una “ragionevole previsione di condanna”, dovrebbe migliorare anche il modo in cui  si conducono le indagini e si forma il materiale probatorio.

Non so se il testo della riforma lo presupponga, ma su tali basi occorrerebbe anche individuare gli elementi di valutazione per la carriera dei magistrati: evitare i termini di improcedibilità o utilizzare in maniera corretta e conducente il principio della “ragionevole previsione di condanna” dovrebbero entrare nelle valutazioni della carriera dei magistrati.

Quanto alla parte relativa all’iscrizione della notizia di reato, la riforma non sembra affrontare il tema delle ripercussioni nella società e nella vita per chi viene raggiunto da tale atto, lasciando scoperta la tutela della dignità della persona e la presunzione d’innocenza, senza sapere se il reato sia stato commesso. Questo è uno dei più gravi problemi che va risolto.

Per il resto, ben vengano i riti alternativi, l’ampliamento dei casi di procedibilità a querela e l’uso delle pene sostitutive, nei casi che si riterranno adeguati.

Non vedo nulla di particolarmente interessante, invece, sull’uso della carcerazione preventiva, che ritengo essere una misura estrema, da prevedere davvero come extrema ratio, solo per limitatissime fattispecie gravi, ma mai quale strumento di pressione né quale anticipazione della pena senza condanna, contrariamente a quanto venga generalmente percepito.La battaglia politica sulla riforma della Giustizia

Qualche perplessità mi rimane in ordine al principio costituzionale sull’obbligatorietà dell’azione penale, che, se non lo si intende eliminare dalla Costituzione, rischia di essere violato sia che a determinare la “priorità” dei reati da perseguire siano le procure, sia che a stabilirla sia il Governo su delega del Parlamento. Dalla determinazione delle priorità da parte – di fatto – del Governo alla separazione delle carriere tra giudicante e pubblica accusa il passo è breve.

Infine, credo che manchi una disciplina che migliori l’accesso al giudizio della Corte di Cassazione, che non può essere – come accade in nome dell’esigenza di filtrare – limitato da formalismi procedurali ma semmai dovrebbe esserlo soltanto da giudizi sulla fondatezza o meno del ricorso.

Insomma, la proposta di riforma non sarà una rivoluzione ma è comunque un inizio.

Se, poi, in vista anche della riforma del processo civile, il Governo ed il Ministro della giustizia sentissero anche gli avvocati di periferia o che sostengono studi legali normali o piccoli e vivono le vicende del processo in prima linea, probabilmente si darebbero risposte più vicine alla realtà che si vive quotidianamente nei palazzi della Giustizia.

La battaglia politica sulla riforma della Giustizia *Giuseppe Lauricella. Professore di Diritto Costituzionale all’Università di Palermo, già parlamentare nazionale

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