La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia

0
745
La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia
Condividi

PAGINE

Rubrica di critica recensioni anticipazioni     

La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia

by Augusto Cavadi

Dottrina cattolica ed eutanasia. La ‘lettera’ Samaritanus bonus (Buon Samaritano), presentata alla stampa il 22 settembre 2020, è un documento “sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita” della  Congregazione per la Dottrina della Fede (nel linguaggio laico sarebbe una sorta di Ministero della Cultura in un regime autoritario in cui lo Stato avesse il diritto di stabilire ciò che è vero oltre che ciò che è legale: sino a metà del Novecento si chiamava Sant’Uffizio). In essa la gerarchia cattolica ribadisce la dottrina tradizionale: condanna, in quanto azioni di per sé immorali, di eutanasia, suicidio assistito e aborto.

La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia
Vaticano. Arco delle campane attraverso il quale si accede all’Archivio della Congregazione della Dottrina della Fede, ex Sant’Uffizio

Il documento vaticano si è prestato a osservazioni da vari punti di vista, ma raramente a considerazioni critiche dal punto di vista teologico: dunque, per così dire, all’interno della stessa prospettiva dell’organo magisteriale che l’ha emanato.

Dico subito che accolgo sempre con molta attenzione gli inviti a non banalizzare le questioni bio-etiche con l’affrontarle in termini puramente storicistici: “prima si vietava, oggi non è più possibile”, come se il passato fosse errato in quanto tale e il presente accettabile in quanto tale. Ogni volta che qualcuno – o come in questo caso qualche Organismo – ha il coraggio di andare contro le tendenze di “moda”, sfidando il dissenso dell’opinione pubblica, attira già per questo la mia simpatia. Tuttavia, proprio per serietà intellettuale, non ci si può fermare al piano psicologico-emotivo: che ne è, razionalmente o almeno ragionevolmente, del merito delle questioni?

La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia
Vaticano. Cortile dell’archivio dell’ex Sant’Uffizio e alle spalle la Basilica di San Pietro

Mi limiterei a due o tre osservazioni.

La prima: non mi pare corretto, logicamente, mettere nello stesso mazzo aborto, eutanasia e suicidio assistito. Si tratta di tre fenomeni distinti che non possono essere unificati sotto l’etichetta di oltraggio al “valore inviolabile della vita”.

Sulla base di questa prima osservazione ritengo possibile, anzi consigliabile, concentrarsi su una sola delle tre questioni: l’eutanasia (ovviamente richiesta, esplicitamente o mediante testamento biologico, dal soggetto in questione).La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia

La Samaritanus bonus la esclude nettamente considerandola nel novero degli “atti intrinsecamente malvagi in qualsiasi occasione o circostanza”: “Sopprimere un malato che chiede l’eutanasia non significa affatto riconoscere la sua autonomia e valorizzarla, ma al contrario significa disconoscere il valore della sua libertà, fortemente condizionata dalla malattia e dal dolore, e il valore della sua vita, negandogli ogni ulteriore possibilità di relazione umana, di senso dell’esistenza e di crescita nella vita teologale. Di più, si decide al posto di Dio il momento della morte”. Significa considerare la vita biologica “degna solo se ha un livello accettabile di qualità”, dimenticando che essa “ha un valore in se stessa”.

Questa argomentazione non mi convince per almeno due ragioni radicali. Innanzitutto, se restiamo nella prospettiva teologica ‘teistica’ tradizionale e consideriamo ogni singola nuova vita (umana) un dono di Dio, non vedo perché dovremmo comportarci con Lui in maniera meno logica che con tutti gli altri donatori. Se una persona mi regala un vassoio di dolci o una pianta o un cagnolino – ed io ricevo il dono con gioia e gratitudine – interpreterò la sua intenzione autentica conservando anche qualche dolcetto andato a male o una pianta appassita dopo anni o un cagnolino agonizzante per un tumore inoperabile?

Oppure, proprio in sintonia con il volere originario del mio generoso donatore, eviterò di intossicarmi mangiando cibo avariato, di esporre fiori appassiti o di assistere inerte alla sofferenza del mio amato cagnolino?

La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia
Paolo Scquizzato (Foto Famiglia Cristiana)

Se è Dio che mi dona la vita, me la dona integra e pregna di potenzialità positive: quando essa s’incrina e s’ammorba, al punto da diventare una croce insopportabile, è proprio per non bestemmiare il suo nome e per conservare la gratitudine per il suo amore originario che posso decidere – liberamente e sensatamente – di restituirgliela.

La Congregazione per la Dottrina della Fede conosce opinioni come questa da me espressa (per esempio di Giovanni Franzoni e di Hans Küng) e obietta che così “si decide al posto di Dio il momento della morte”.

Qui emerge una seconda ragione radicale di dissenso dal documento controfirmato da Papa Francesco: esso si basa su una visione di Dio per molti teologi ormai insostenibile.

Egli, o Ella, reggerebbe le esistenze dei viventi come un burattinaio le fila delle sue marionette: le leggi della fisica e della biologia non avrebbero alcuna autonomia rispetto alla volontà puntuale del Creatore.

Per cui sarebbe Dio in prima Persona a decidere quale spermatozoo debba fecondare un determinato ovulo; quale ammalato di covid-19 debba guarire e quale soccombere; e, nell’ultimo caso, in che giorno e in che ora debba esalare l’ultimo respiro.

Non è questo il luogo per approfondire la problematica del ‘post-teismo’ (che, proprio a proposito della pandemia attuale è stata affrontata anche nel libro a più voci “La goccia che fa traboccare il vaso. La preghiera nella grande prova” a cura di Paolo Scquizzato), ma è una problematica che va segnalata: per dirla con Teilhard de Chardin, allo sguardo della teologia si spalanca il tremendo compito di “dare un Dio all’evoluzione”. Di contemperare l’intuizione basica del monoteismo (ebraico-cristiano-islamico) – che l’Uno è Amore –  con le acquisizioni inoppugnabili delle scienze naturali e umane contemporanee. Chi non accetta questa sfida intellettuale e spirituale rischia di affrontare i temi della bioetica – come ad esempio l’eutanasia volontaria –  mantenendo uno scenario di fondo più mitico che teologico.La Chiesa e la doppia tragedia dell’eutanasia

 

 

 

Facebook Comments
Condividi