Pubblichiamo la sintesi del reportage del Washington Post che evidenzia tutti i risvolti della dirompente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha cancellato il diritto all’aborto e gli inediti rischi per la stabilità istituzionale Usa che comporta la linea ultraconservatrice della maggioranza dei giudici della Corte nominati da Trump e dai repubblicani.
In uno sconsiderato impeto di attivismo giudiziario che risuonerà per generazioni, il 24 giugno la Corte Suprema ha ribaltato la cosiddetta Roe versus Wade, la precedente sentenza di mezzo secolo addietro che sanciva il diritto costituzionale all’aborto. Una decisione talmente dirompente che é perfino difficile prevedere tutte le conseguenze a cascata di una sentenza sbagliata, radicale e pericolosa non solo per chiunque possa rimanere incinta. Una maggioranza di 5 contro 4 ha spinto il paese e la Corte stessa in una nuova era pericolosa, quella in cui la Corte Suprema non ha più il ruolo di difensore dei diritti personali fondamentali.
Nella motivazione della loro sentenza, i giudici Samuel Alito, Amy Coney Barrett, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Clarence Thomas hanno minimizzato il significato esistenziale della gravidanza per la vita delle donne. “I tentativi di giustificare l’aborto attraverso appelli a un più ampio diritto all’autonomia”, ha scritto il giudice Alito, “potrebbero concedere in licenza i diritti fondamentali all’uso illecito di droghe, alla prostituzione e simili”.



