La storia di Adele e della speranza che non muore

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La storia di Adele e della speranza che non muore
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Chi ha conosciuto vicende simili effettivamente snodatesi, non può evitare di commuoversi leggendo la storia di Adele narrata da Martino Lo Cascio nel suo romanzo L’eco della fuga (Spazio Cultura, Palermo 2021): la storia di una bimbetta eoliana che passa da ospite di un collegio di suore a domestica di un’agiata famiglia borghese, da madre di due figli problematici a nonna di due bimbetti spensierati, da donna adulta capace di farsi carico di molte sofferenze intorno a sé ad anziana sazia – o forse proprio stanca – di vivere.

Leonardo Sciascia vi vedrebbe l’esemplificazione del frequente passaggio dalla speranza come ultima a morire alla morte, come ultima speranza.

Il motivo biografico è arricchito dall’intreccio con epoche storiche, ambienti sociali, vicende esistenziali che allargano lo sguardo a tematiche diverse: dalla crudeltà dei regimi totalitari come il Fascismo alla devastazione delle malattie degenerative del cervello, dall’ambiguo fascino delle sette post-moderne incentrate sulla devozione a un guru alla povertà antropologica che si rivela al tramonto della vita dei boss mafiosi.

Adele incontra, esperisce, patisce, metabolizza queste problematiche – che le si presentano in maniera mai astratta, sempre legata al volto inconfondibile di una persona, come il volto del manovale David vittima dello sfruttamento padronale – con l’animo di una cristiana credente, dalle preghiere di bambina nella chiesetta di Lipari all’impegno come “ministro straordinario dell’eucarestia” da adulta. Credente: dunque non bigotta. Marchiata dalla fede autentica che non è assopimento delle inquietudini, rassicurazione grazie a certezze definitive, ma crisi lacerante, dubbio irrisolto, domanda inesauribile. Credente: dunque esposta – forse condannata senza rimedio  – alla bestemmia: “Tu ricordi. Hai visto tutto e non hai fatto nulla. […] Mi hai chiesto di darmi totalmente a tutti e salvare ad ogni costo qualcuno, ed io ho ubbidito, con umiltà e gratuità. Ma hai davvero esagerato con me…”

La storia di Adele e della speranza che non muore
Martino Lo Cascio

Tornano in mente delle notazioni fulminanti di Nietzsche: Gesù ha acceso il desiderio della verità e, proprio per questo amore della verità, non possiamo più dirci cristiani”. Alla luce della storia di Adele, si potrebbe anche integrare così: solo chi, alla scuola del vangelo, ha imparato a soffrire con i malati e gli impoveriti, affinando la propria sensibilità etica e spezzando la corazza del proprio egoismo, può scandalizzarsi delle sofferenze diffuse nel mondo da ribellarsi all’idea di un Dio provvidente. Insomma: ancora una volta la letteratura, quando non è l’eco di altri libri ma l’esplosione della vita, pone alla teologia delle questioni radicali.

Nel caso della teologia cristiana, le impone di destrutturare antiche costruzioni mitico-dogmatiche e di ripartire, umilmente, da dove tutto ha avuto inizio da “uno che a quei tempi, diciamola tutta, girava come un hippy della beat generation, girovagava lontano dai genitori, se la prendeva con mercanti e istituzioni, era insofferente alle gerarchie, difendeva le prostitute. […] Un senza fissa dimora, uno che si accontenta di pasti frugali e che dorme con il capo sulle pietre, uno che avremmo chiamato la polizia se si fosse aggirato vicino al nostro portone”.

Ripartire da uno che, inchiodato al patibolo, chiedeva al suo Dio perché l’avesse abbandonato e che probabilmente ha udito la stessa voce emersa alla memoria di Adele: “Notte oscura, notte di luna smorta, notte terribile. Assenza divina, eterno silenzio, notte torbida”.

La storia di Adele e della speranza che non muore
Arcipelago delle Eolie

 

 

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