La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

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La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi
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L’epopea olimpica mette il turbo alla rinascita del Paese e impone una svolta alla politica perché si adegui a quella che all’estero definiscono “un’Italia di Draghi”.La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

Lo tsunami di affermazioni e successi sportivi, dal calcio alle Olimpiadi, oltre ad assumere una valenza politica galvanizza cittadini e istituzioni, estenuati dalla pandemia, e li proietta su scenari nazionali che esigono risultati e concretezza.

Da sempre interprete dei sentimenti popolari più profondi, lo sport è la prova incontrovertibile anche in campo internazionale che l’Italia c’è davvero, è meritatamente ai primi posti in Europa, si impegna, non demorde mai e sempre più spesso taglia i traguardi e vince. Strappando letteralmente il tempo al cronometro e alla storia, come per la leggendaria medaglia d’oro della staffetta azzurra 4×100.La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

Nel deserto di mezz’estate spetta ora ai leader ed ai partiti dimostrarsi all’altezza di un Paese e di un Governo in grado di condizionare e non di essere condizionati dall’Europa ed al centro delle alleanze e degli snodi economici e produttivi mondiali.

Oltre ai rischi per le minacce di attacchi cibernetici alle infrastrutture strategiche e industriali, ed alle polemiche strumentali sul green pass, il sismografo della politica ha già iniziato a tracciare un progressivo susseguirsi di scosse e fratture in via di accentuazione nell’ambito dei partitiLa turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

Per i 5 Stelle, il web-plebiscito bulgaro sulla leadership di Giuseppe Conte lascia prevedere una mutazione genetica del movimento con un rimescolamento delle tre principali aree interne: i governisti guidati dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, gli ex Chigisti del  neo Presidente del Movimento Conte, e gli orfani dei “vaffa” alla Tav, al Tap – l’oleodotto Gasdotto Trans Adriatico – all’Ilva di Taranto, l’esproprio delle autostrade, il ponte sullo stretto e da ultimo alla prescrizione. Tutti provvedimenti solennemente osteggiati e poi trangugiati e votati in Parlamento. Oltre a misurare l’entità della eventuale sconfitta a Roma e alle amministrative, il braccio di ferro fra i 5 stelle, previsto in autunno sull’abolizione travestita da ridimensionamento del reddito di cittadinanza e sulla riforma del fisco, anticiperà la conta interna in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Al Nazareno l’impatto della candidatura di Roberto Gualtieri nella Capitale deciderà le mosse del tandem Zingaretti Bettini, nonché del triumvirato dei Ministri Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Cinque protagonisti in grado di spostare l’asse degli equilibri parlamentari del Pd ma che ancora, assieme al segretario Enrico Letta, non lasciano trapelare nessuna indiscrezione sulla scelta dell’eventuale successore di Mattarella o della probabile rielezione del Presidente uscente.

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Giorgetti e Salvini

Nella Lega l’emersione lenta ma costante di Giancarlo Giorgetti, vero regista del partito di lotta e di governo di via Bellerio, considerato dagli ambienti parlamentari alla stregua di un vice premier ombra, sembra direttamente proporzionale all’erosione dei consensi di Matteo Salvini ormai superato nei sondaggi da Giorgia Meloni. E’ il  fronte più sdrucciolevole per i legisti e che terrà banco per i prossimi mesi.

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Giorgia Meloni

Per sottrarsi alla morsa a lungo fatale di Salvini e Berlusconi la leader di Fratelli d’Italia potrebbe maturare l’idea di valutare la fattibilità di una eventuale presentazione delle liste di Fratelli d’Italia al di fuori dall’alleanza di centrodestra.

Per la Lega e Forza Italia sarebbe la fine delle ambizioni di Governo e il tramonto dei rispettivi leader. Insomma, per Giorgia Meloni o si ricompatta lealmente un centrodestra che punta unitariamente alla prima premiership donna per Palazzo Chigi, oppure à la guerre comme à la guerre.

Tutto si deciderà fra novembre e marzo, fra Campidoglio e Quirinale. Il progressivo incremento di consensi che tutti i sondaggi attribuiscono a Fratelli d’Italia, potrebbe consentire a Giorgia Meloni l’exploit dell’aggregazione unilaterale di un nuovo polo di centrodestra in grado di catalizzare tutti i fuoriusciti vecchi e nuovi da Forza Italia, dalla Lega, dal gruppo misto e dagli stessi 5 Stelle.La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

In attesa dell’esito delle amministrative e del voto per il Quirinale, la maturazione e l’eventuale conferma dell’ipotesi di Giorgia Meloni che si distacca da Salvini e vara l’eventuale lista autonoma di Fratelli d’Italia, è destinata ad innescare altre aggregazioni sul versante opposto, quello liberal progressista e di sinistra.

Col Pd che potrebbe ritrovarsi in mezzo al guado della metamorfosi che lo trasformerebbe da partito tradizionale a volano web e social della maggioranza dell’opinione pubblica dichiaratamente filo Mario Draghi.

Dal Governo, al Quirinale, agli assetti dei partiti, tutti gli equilibri politici sembrano sempre più destinati a reggersi sul Premier. Un Draghi playmaker di un’Italia protagonista dei podi e degli scenari del mondo.La turbo Italia che impone alla politica di adeguarsi

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