La grandezza sconosciuta del gesuita Roger Lenaers

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by Augusto Cavadi

E’ abitudine diffusa usare il termine “gesuita” per indicare, in un’accezione prevalentemente negativa, una certa tipologia di uomini.

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Se restiamo sul registro umoristico, tutto é lecito. Ma se, invece, vogliamo esprimerci con serietà, non possiamo trascurare un dato di fatto inoppugnabile: la Compagnia di Gesù, fondata nel Cinquecento da sant’Ignazio di Loyola, é stata in questi cinque secoli una fucina di ‘religiosi’ di ogni genere: implacabili inquisitori e difensori degli Indios in America Latina; manipolatori di coscienze infantili e scienziati di livello internazionale; teologi tradizionalisti ferocemente anti-moderni e teologi ultra-progressisti anticipatori del futuro.

 

 

La grandezza sconosciuta del gesuita Roger Lenaers
Padre Roger Lenaers

Di quest’ultima genia, alcuni nomi sono noti anche fuori dai confini della Chiesa cattolica: Teilhard de Chardin, Henry de Lubac, Karl Rahner

Meno noto, ma a mio sommesso parere non meno degno di nota,  è padre Roger Lenaers, gesuita belga nato nel 1925 e deceduto il 5 agosto appena trascorso. La stampa e gli altri mezzi di informazione hanno quasi unanimemente bypassato la notizia. In Rete c’è solo un trafiletto accorato nel blog di don Franco Barbero che ne sintetizza efficacemente il profilo: “A 96 anni ci mancherà ancora, ma ci restano le sue preziose opere. La sua impresa teologica, rivolta al superamento della chiesa medievale, é quanto di più costruttivo si possa immaginare per una svolta che permetta alla chiesa di riconciliarsi con il Vangelo e con la società moderna. Mentre scuote fortemente l’albero dei dogmi cristiani e cattolici, enuncia con chiarezza l’esigenza di esprimere la fede oggi in nuovi linguaggi”.

Si potrebbe dire, senza tema di esagerazione, che Lenaers , a  parte i suoi meriti di grecista e latinista, ha compiuto un lavoro di ripensamento radicale della teologia cattolica paragonabile al tentativo che il suo confratello Jorge Mario Bergoglio sta provando a realizzare sul piano pratico, organizzativo e operativo. Alcuni titoli dei suoi testi sono già eloquenti: Gesù di Nazaret. Uomo come noi? (in cui si spiega come intendere correttamente, senza mitizzazioni inopportune, il titolo messianico di “figlio di Dio”); Il sogno di Nabucodonosor. Fine della chiesa cattolica medievale; Benché Dio non sia nell’alto dei cieli. Un seguito a Il sogno di Nabucodonosor (due testi in cui si traggono le conclusioni ecclesiologiche delle istanze post-teistiche e post-religionali) .

Suoi saggi sono stati anche inseriti in alcuni volumi della Collana Oltre le religioni curata da Claudia Fanti e Ferdinando Sudati per le edizioni Gabrielli.

Chi desiderasse una sintesi in poche decine di pagine del suo pensiero – sintesi che potrebbe servire anche da chiave di lettura delle sue opere più voluminose – potrebbe leggere uno degli ultimi suoi testi: Cristiani nel XXI secolo? Una rilettura radicale del credo, pubblicato direttamente in italiano per i tipi de Il pozzo di Giacobbe.Confessioni di gesuiti”, un libro racconta da dentro la Compagnia di Gesù - La Stampa

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