L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato

1228
L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato
Condividi

 

by Vito Riggio*

Si avvia a conclusione il tormentone Alitalia apertosi due anni orsono con il fallimento della società dopo il ritiro degli emiratini e la amministrazione controllata tenuta in piedi da un prestito ponte di quasi un miliardo che è servito per far volare la compagnia, consumando ovviamente cassa.L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato

Nonostante gli aggiustamenti anche significativi operati dalla gestione commissariale, la perdita annuale della compagnia non si è molto discostata da quella storica.

Come se ci fosse una sorta di maledizione, perché il costo del lavoro cala, le forniture diminuiscono é concentrata sul domestico. Ambito entro il quale subisce la concorrenza delle low cost che spuntano costi e prezzi ancora più bassi, mentre nel medio e lungo raggio l’Alitalia non ha da anni potuto fare investimenti per l’acquisizione di aerei in grado di sostenere rotte transoceaniche.L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato

Rotte anche queste in forte concorrenza, o altre destinazioni per le quali in Europa esiste uno storico primato di altre compagnie, come quelle inglesi, anglo spagnole o franco olandesi o tedesche o delle nuove compagnie del Golfo e asiatiche.

Il mercato spietatamente ha punito per  due volte Alitalia standing alone, invitando a compiere aggregazioni e forti modifiche.

Le quali essendo costose in termini di consenso non si fanno, col risultato di versare soldi in un paiolo bucato.

L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato
Vito Riggio

Anche l’ultima soluzione, basata su una ripubblicizzazione di Alitalia affidata alle Ferrovie dello Stato spa e con una piccola quota di Delta, interessata a limitare il traffico tedesco di Lufthansa verso gli Stati Uniti e il Tesoro più, a quanto pare e come si era detto fin da principio Atlantia, guarda indietro, all’Alitalia compagnia di bandiera e rinnega la logica europea della liberalizzazione e della privatizzazione.

Questo governo è decisamente rivolto al passato e crede fortemente nello Stato o, per meglio dire, non crede nel mercato.

Così la soluzione di mercato, che si era affacciata con Easy Jet e Lufthansa, ha ceduto il posto ad una cordata a maggioranza pubblica con una forte presenza di un’azienda che era stata dichiarata “decotta” dal vicepremer Di Maio, addetto alla decrescita infelice e che nel giro di poche settimane, si rassegna ad avercela invece come di fatto salvatrice di Alitalia.

La capitalizzazione di un miliardo sembra insufficiente ad affrontare i mesi che verranno e non si capisce chi e quando restituirà il prestito ponte, concesso a tassi di mercato e sicuramente sotto la lente della Commissione Europea. Nel caso, tutti pronti ad accusare l’Europa matrigna.

Inoltre non sappiamo se si terrà l’handling a Fiumicino e se ci saranno altri esuberi, perché non conosciamo il piano industriale che sembra solo suggerire una riduzione del numero di aerei, ma con un forte incremento di produttività. Auguri.

Perfino da un governo che passa il tempo ad insultare i suoi esponenti può venir fuori qualcosa di buono. Anche se in una direzione che non ci piace e che non farà crescere il Paese.

Il prossimo passo potrebbe essere la ristatalizzazione degli aeroporti come sembra suggerire l’ineffabile Toninelli, dopo avere auspicato la rinazionalizzazione delle autostrade.

Rinazionalizzazione di Autostrade, che farebbe crollare il titolo di Atlantia, o forse porterebbe nelle sue casse svariati miliardi di penale per interruzione immotivata delle concessioni. Miliardi con cui poi salvare Alitalia a favore dello Stato imprenditore…

Una vera novità nella storia italiana risalente agli anni del fascismo come antidoto al fallimento del mercato e poi dichiarata conclusa come antidoto al fallimento dello Stato.L’araba fenice dell’Alitalia e la nemesi del mercato

*Vito Riggio già Sottosegretario alla Protezione Civile e per 15 anni Presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile

Facebook Comments
Condividi