L’Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali

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L'Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali
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E’ un’inedita Italia taglia e cuci, quella che emerge dal voto di un’altro 20 settembre destinato a restare negli annali. Il voto riflette realtà politiche speculari, che presentano diverse prospettive.L'Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali

Il 70% circa di SI al referendum sul taglio dei parlamentari, apparentemente stabilizza il Governo e la legislatura, ma evidenzia soprattutto la forte, e a questo punto ineludibile,  aspettativa di una concreta azione di Governo e di riforme, a cominciare dalla legge elettorale.

La salda tenuta del Pd in Campania, Toscana e Puglia, la nettissima riconferma Di Zaia in Veneto e di Toti in Liguria, la conquista delle Marche da parte dell’esponente di Fratelli d’Italia Acquaroli,  indicano i trend che stanno sviluppandosi nel centrosinistra e nel centrodestra.L'Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali

Nonostante i molti distinguo, le campagne controcorrente e gli endorsement a favore del NO di molti esponenti del Pd e del centro destra, ed in parte anche dei dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e Matteo Salvini fanno a gara per  trovare iperboli e aggettivi che attestino il contributo determinante dei rispettivi partiti per l’affermazione del SI.

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Nicola Zingaretti

In realtà il taglio dei parlamentari ha già fatto scattare le faide all’interno delle forze politiche per accaparrarsi le candidature ai ridotti seggi alla Camera e Senato. Da calcoli ancora approssimativi, inoltre, per effetto della riduzione del numero di deputati e senatori, il quorum necessario per far scattare il seggio nei singoli collegi sarebbe infatti lievitato a oltre il 5%.
Il che rappresenta un handicap aggiuntivo per le formazioni politiche minori o neonate, come Italia Viva di Matteo Renzi, Azione di Carlo Calenda e i partiti-cespuglio della sinistra.

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Matteo Salvini

Nei 5Stelle l’affermazione del SI rafforza il Ministro degli Esteri e fa intravedere l’ulteriore ridimensionamento o l’uscita di scena di Alessandro Battista, che ha pure fallito il tentativo di far perdere Emiliano in Puglia per sabotare l’alleanza fra 5 Stelle e Pd.

Per Di Maio tuttavia, l’esito favorevole del refedendun potrebbe trasformarsi in una vittoria di Pirro. Alla luce dell’enorme emorragia di voti delle regionali e per affetto della riduzione dei seggi parlamentari, i 5 Stelle partono doppiamente svantaggiati e alle politiche rischiano percentuali a una cifra. Il che conferirebbe al movimento fondato da Grillo e Gian Roberto Casaleggio un ruolo marginale.L'Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali

Ufficialmente non perde, ma in ogni caso non vince,  Matteo Salvini che come in Emilia Romagna ha bucato anche in Toscana il sorpasso regionale nei confronti del Pd. A Salvini fa inoltre oggettivamente ombra la valanga di voti ottenuti da Luca Zaia, del quale viene considerato emblematico il silenzio sulle traversie giudiziarie che si starebbero stringendo attorno alla Lega guidata dall’ex vicepremier dell’epopea del Papete.

Doppia sconfitta invece, una più cocente dell’altra, per i due candidati di Forza Italia: Caldoro, surclassato in Campania da De Luca, e Fitto (fifty-fifty con Fratelli d’Italia) nettamente distaccato da un solitario Emiliano in Puglia. Fine delle dinastie locali insomma e ulteriore battaglia politica perduta per Silvio Berlusconi.

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Il Premier Giuseppe Conte

A fine spoglio delle schede, sul ring dei vincitori rimangono il Premier Giuseppe Conte, che non si è lasciato coinvolgere dalle polemiche pre elettorali, e poi i due veri vincitori per k.o. degli avversari, esterni e interni ai loro schieramenti: Nicola Zingaretti e Giorgia Meloni. Il segretario Pd conferma in particolare di essere un politico fortunato che cincischia all’interno del partito, ma vince tutte le elezioni. Mentre la Presidente trascinatrice di Fd’I continua a guadagnare voti e percentuali nei confronti della Lega di Salvini ed è già attrezzata culturalmente e politicamente per assumere la leadeship del centro destra.

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Giorgia Meloni

In attesa dei dati complessivi, il quadro politico finale è comunque dato dal fallito arrembaggio del centrodestra a trazione Salvini alla Toscana e alla Puglia, dalla vittoria a prescindere da Berlusconi di Giovanni Toti in Liguria,  dalla disfatta di Caldoro e Fitto, dalle comparsate dei candidati dei 5 Stelle, e sopratutto dal successo della mobilitazione partitica e di candidati del Pd e di Fratelli d’Italia.
Due forze politiche antagoniste il cui confronto diretto semplificherebbe non poco la nebulosa politica che ostacola e rende tutt’ora impraticabile la democrazia compiuta in Italia.L'Italia che taglia i parlamentari e si impone alle regionali

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