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#Presidenziali Usa. L’America si scopre esposta all’incertezza.Intervista a Massimo Teodori

Pubblichiamo l’intervista a Massimo Teodori apparsa sul Giornale di Sicilia del 19 settembre sulle #Presidenziali Usa

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L’America si scopre esposta all’incertezza. Dal Palazzo delle Nazioni Unite, affollato di Capi di Stato, alla Casa Bianca incombe l’enigma sul movente e gli autori dell’attentato che, nonostante abbia provocato soltanto feriti, ha terrorizzato Manhattan. Incerta anche la regia dell’Isis per il ferimento di 8 persone in un centro commerciale del Minnesota da parte di un musulmano che inneggiava alla Jihad.  Aleggia una sensazione di insicurezza destinata a ripercuotersi su una campagna presidenziale, già mai così incerta e costellata da tanti colpi di scena. “Le presidenziali americane sono ormai in balia delle emozioni, e in questo campo il populista Donald Trump sa bene come muoversi ”  evidenzia l’editorialista e scrittore Massimo Teodori.

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Massimo Teodori
  • Quanto pesa a favore di Trump l’ipoteca della sicurezza?

“L’identità politica del candidato repubblicano è fondata sulla trilogia paura- caccia al diverso- maniere forti. Qualsiasi atto violento che turba la tranquillità della classe media bianca, soprattutto anziana, non fa altro che alimentare la trilogia trumpista. “

  • Basterà il carisma di Obama per far prevalere Hillary Clinton?

“Con l’accenno di malattia e, soprattutto per le bugie e le reticenze della Clinton, nell’elettorato si registra una grande disaffezione che, al momento, pone i due maggiori candidati più o meno alla pari. Quel che si può dire è che ogni giorno cresce il favore verso Obama e il suo operato, cosa che in pochi prevedevano ancora un anno fa.”

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  •  Che scenari internazionali e di politica interna americana si prefigurano in caso di Presidenza Trump?

“Trump è un’incognita. E’ abbastanza probabile che nel caso di una sua presidenza saranno accentuati i tratti del nazionalismo identitario, dell’uso della forza militare nelle crisi internazionali ,che è stato abbandonato da Obama, e dell’isolazionismo e protezionismo economico-sociale, proprio in senso opposto alla tradizione Free market, interna e internazionale, dei repubblicani. Per non parlare della politica anti-immigrazione che – regolata accuratamente – ha fin qui costituito una matrice dello sviluppo del Paese”.

  • A quale precedente presidenza repubblicana potrebbe eventualmente essere omologabile Trump alla Casa Bianca: a Nixon o a Reagan?

“No, non c’è precedente di simile presidente dal secondo dopoguerra. In qualche misura facevano parte di una simile tradizioni culturale – che qualcuno ha voluto chiamare paleocon,  ma impropriamente – il candidato repubblicano Barry Goldwater che fu sonoramente sconfitto da Lyndon Johnson nel 1964, e il “terzo candidato” dell’Alabama George Wallace, caratterizzato da una posizione anti-integrazionista sui neri al sud. Trump può essere ricondotto alla tradizione del movimento Know-Nothing anti-immigrati che ebbe candidati di successo nella seconda metà dell’Ottocento. “

  • E’ un momento delicato per il sistema democratico americano. Reggerà?

“L’impalcatura costituzionale e politico-elettorale fondata sul rapporto diretto tra elettore e candidato resterà tale e quale come lo è da oltre 150 anni. Cambieranno i partiti. Quello repubblicano, soprattutto se vincerà Trump, e quello democratico che sarà sempre più il partito dei non-bianchi. Basti considerare che già ora i neri e gli ispanici rappresentano oltre un terzo dell’elettorato e la loro curva demografica sta per superare quella dei bianchi”.

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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