Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche

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Russia fra miraggio europeo e ricadute sovietiche
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by Adriana Piancastelli

C’è spazio per un “Russian Dream” e, nell’ipotesi in cui esista un Grande Sogno russo, è compatibile con la dimensione europea?

E’ stato il tema di un dibattito vivace, articolato, piuttosto autentico e fresco nella biblioteca storica della LinK Campus.Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche

Hanno aperto i lavori Vincenzo Scotti, Presidente dell’Ateneo Link e Irina Buylova, Direttore Esecutivo della Fondazione russa Gaidar.

Tra gli oratori russi, il columnist del New York Times – ricercatore del Kennan InstituteMaxim Trudolyubov, il sociologo ricercatore del Centro Levada di Mosca Denis Volkov ed il giornalista di Radio Liberty di Praga, Vadim Dubnov.

Tra i panelist italiani, Massimo D’Alema, Franco Frattini, Roberto Valle, docente di Storia dell’Europa orientale e gli ex diplomatici Maurizio Melani e Ferdinando Salleo.  Fra i moderatori presente anche la giornalista Francesca Sforza de “La Stampa”.

Si parte dalle pietre miliari del nuovo mondo dopo il Grande Freddo: la caduta del muro di Berlino ed il tramonto dell’Unione Sovietica.

Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche
Vladimir Putin ad un recente vertice a Bruxelles

Ma se le idee e i nuovi stimoli corrono veloci, l’anima del cittadino russo middle age e middle class risente ancora della discrasia tra il mondo di ieri, grigio ma solido e le prospettive attuali foriere di ricchezza e libertà solo per i pochi imprenditori vicini al potere.

Sostanzialmente il cittadino russo di mezza età apprezza le nuove libertà russe, si sente profondamente cittadino della Grande Madre Russia, ma cova qualche nostalgia dei tempi in cui lo Stato si faceva carico di sanità e assistenza sociale e continua ad identificare il concetto di privato con la proprietà di una casa, una dacia nelle campagne russe ed un lavoro possibilmente in proprio.

Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche
Mosca Piazza Rossa

Putin, lo stratega della democrazia verticale, sovrana e ancora illiberale è vissuto come un padre potente, rassicurante, ingombrante e generoso soprattutto con i propri “Fan Club”.

Il sogno russo vive la discrasia tra prima degli anni ‘90 e post anni’90, sognando un’identità fortemente russa ancora sospesa tra i benefici del poco sicuro per tutti ed un’imprenditoria oligarchica che non coinvolge realmente tutto il popolo.

Le nuovissime generazioni che non hanno frequentato scuole sovietiche, ma che hanno inevitabilmente avuto anche professori vissuti in era sovietica , respirano il profumo di indipendenza e desiderano gli stessi beni status symbol dei loro coetanei inglesi o italiani, pur avendo netta la percezione di muoversi entro confini filosofici, storici e sociali molto diversi.

Si sogna il benessere, ma si è lontani dalla consapevolezza di poterlo realizzare senza rapporti interpersonali con le oligarchie.

Si vive meglio, ma gli anziani ricordano volentieri i tempi dell’assistenza di Stato a garanzia di impossibilità finanziarie consolidate.

I miti, nella vitalità dei social, sono tutti quelli che sono stati in grado – imprenditori, calciatori, artisti – di affrancarsi dalla nomenklatura e sono riusciti a volare con le ali che si sono costruite da soli.

La percezione di appartenere ad una Comunità Europea è debole e poco attrattiva.

Nonostante l’intervento di Franco Frattini abbia sottolineato quanto in realtà la Russia sia stata e sia sempre presente nei grandi temi europei e mondiali, dal primo G8 al cuore  del Mediterraneo, dalla problematica Daesh fino agli equilibri con la Libia, Israele e la Palestina, il cuore russo non sembra battere di istanze europee.Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche

Secondo Massimo D’Alema, autore di un intervento concreto, colto e di grande spessore, l’apertura ad Est della Comunità Europea non è stata letta sempre in chiave favorevole ad un’utopia Russia-Europa e le posizioni Ucraine, perplesse e non troppo subliminali nel sospetto di ingerenze e vecchi sogni di grandeur sovietica non rendono il cielo europeo limpido e senza nuvole.

Si teme un ulteriore impoverimento da globalizzazione pur nella convinzione che alla global economy occorrono i freni di un’economia del giusto, dell’equilibrio, non dei poteri forti internazionali.

Il dibattito ha creato comunque un’occasione per ascoltare voci russe consapevoli della difficoltà di crescere in una società ancora piena di sussurri e grida del socialismo che non hanno trovato alternative realmente nuove: il profumo della libertà ha un retrogusto nostalgico ed il Russian Dream richiede tempo, concretezza e prospettive più che sogni da realizzare.Russia fra miraggio europeo e tentazioni neo sovietiche

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