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Scuola quanto ci manchi e quanto è urgente che cambi

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Rubrica di critica recensioni e anticipazioni

Scuola quanto ci manchi e quanto è urgente che cambi

by Augusto Cavadi

Studenti ci siamo stati tutti. E, quando arrivavano vacanze impreviste, scoppiavamo di gioia. Nel gennaio del ’68, nel mezzo di un’epidemia influenzale, è arrivato il terremoto. In quel contesto non certo piacevole – sentire tremare il pavimento era angosciante – ci rallegrava tuttavia l’idea della chiusura forzata delle scuole a tempo indeterminato.Scuola quanto ci manchi e quanto è urgente che cambi

Non mi è difficile, dunque, indovinare lo stato d’animo dei ragazzi che, da qualche settimana e per chi sa quante altre settimane, saranno dispensati dalla frequenza scolastica. Né il fastidio dei genitori che – in misura differente a seconda dell’età dei figli – si trovano a gestire la loro presenza in casa anche nelle ore mattutine. Dopo le reazioni emotive per così dire fisiologiche dei primi giorni, però, è prevedibile nel caso degli alunni più maturi – e auspicabile per tutti gli altri – che stiano subentrando altri stati d’animo, accompagnati da altre considerazioni.

Una prima considerazione: il retrogusto della libertà imprevista si fa sempre meno gradevole. E’ vero che la scuola non è il paradiso terrestre, ma…Scuola quanto ci manchi e quanto è urgente che cambi

In un libretto edito a Palermo nel 1905, intitolato Nervosismo e civiltà, a firma del dott. Rosolino Colella, Direttore della Clinica delle malattie nervose e mentali nella Regia Università di Palermo, l’autore dedicava molte pagine ad una delle cause più frequenti, a suo parere, della debolezza nervosa dei contemporanei: “Gli odierni metodi educativi nelle scuole, nei collegi, nelle università e nelle famiglie riescono, più che a svolgere, ad esaurire il sistema nervoso; fin dalla culla i fanciulli sono educati al nervosismo, le nostre scuole conducono troppo spesso al manicomio. E’ convincimento generale che vi siano troppe (sic !) ore di insegnamento e troppa enciclopedia di programmi. Nell’età dai 14 ai 16 anni noi obblighiamo i giovani a stare ogni giorno cinque o anche  sei ore seduti sui banchi della scuola; e le scuole nostre nelle città si trovano quasi sempre in pessime condizioni igieniche per tenervi chiusi, e per tante ore di seguito, centinaia di giovani”.Scuola quanto ci manchi e quanto è urgente che cambi

Poiché dopo più di un secolo la situazione non è mutata, si capisce che ogni volta che i nostri ragazzi possono respirare e riprendersi un pò di vita provino un senso di liberazione.

Ma la “libertà-da” ha una scadenza. Dopo un poco va a male: degenera in noia, senso di vuoto. Per non infradicire ha bisogno di trasformarsi in “libertà-di” e in “libertà-per”: libertà di leggere i romanzi che piacciono, di vedere i film di cui ci hanno parlato bene da mesi gli amici, di sfogliare un quotidiano, di assaporare un documentario televisivo sull’Amazzonia, di ascoltare i guai del compagno di banco relegato temporaneamente in casa, di verificare se in una conversazione rilassata con il proprio partner si abbiano o meno cose da dirsi al di là dell’empatia umorale-ormonale…

In questa (auspicabile) libera ricerca di nuovi stimoli, nel tempo del corona-virus, si possono intuire anche verità sepolte sotto la grigia coltre della quotidianità.

Per esempio che il “corpo insegnante” – anche nell’accezione letterale del corpo dell’insegnante – con tutti i suoi limiti, talora perfino motivo d’ironia, non è solo una barriera fra noi e la cultura ma, tranne casi patologici che una scuola pubblica non dovrebbe tollerare, anche un ponte.

E, soprattutto, che la frequenza scolastica non è  essenzialmente – come ci è stata maldestramente presentata sin dalla prima elementare – un nostro dovere; ma, al contrario, un nostro diritto.

E direi – con uno sguardo agli adolescenti sui barconi nel Mediterraneo o sotto le bombe in Siria e nello Yemen– un nostro privilegio. Di cui essere grati alla vita, ma anche di cui dover rendere conto alla storia.

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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