Semestre bianco a maggioranze variabili 

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Semestre bianco a maggioranze variabili 
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Traghettata lungo il guado del semestre bianco, col compromesso sull’esclusione dell’improcedibilità per i reati di mafia, la riforma della giustizia si appresta a superare la ratifica parlamentare.

Non prima di schivare le ultime frecciate avvelenate di quanti fanno finta di dimenticare, come rileva sulla Stampa Gian Domenico Caiazza, Presidente dell’Unione delle Camere penali “che non si è mai visto un processo per mafia che sia durato in appello oltre due anni, cioè il tempo della custodia cautelare”.

Semestre bianco a maggioranze variabili 
Gian Domenico Caiazza (Almablog by Angelo Ruberto)

Nel mare aperto del semestre bianco la navigazione del Governo Draghi è affidata all’abilità manovriera di un Premier non politico dimostratosi politicamente molto più concreto ed efficace dei leader e dei partiti della maggioranza.

Al contrario del celebre  « Politique d’abord, l’intendance suivra » , caro ai palazzi del potere di tutto il mondo, il Presidente del Consiglio ha messo in riga conti e gestione ed ha subordinato la politica alle esigenze del Paese ed all’interesse nazionale.

Con un’aggiunta non di poco: un semplice mix di decisioni e affermazioni, equivalenti di fatto ad una mossa strategica che ha sorpreso tutti, tranne il Quirinale, con la quale Mario Draghi ha fatto subliminalmente balenare l’eventualità di un semestre bianco a maggioranze variabili.Semestre bianco a maggioranze variabili 

Un concetto subliminale di maggioranze più o meno estendibili o sufficienti, quasi casualmente recapitato con non chalance dal Premier ai partiti, che modifica non poco gli assetti in vista della ripresa autunnale e della verifica elettorale delle amministrative a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli e alle suppletive parlamentari a Siena dove è candidato il segretario del Pd Enrico Letta. Mentre il leader ancora in rodaggio dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha preferito non rischiare e rimandato la candidatura. Autoescludendosi così, dal poter partecipare in prima persona in Parlamento – unico leader di maggioranza – al voto per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Una scadenza decisiva che, per il già prevedibilmente dirompente dopo amministrative,  si preannuncia cruciale per l’eventuale rielezione di garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, unanimemente acclamato per l’80 esimo compleanno col massimo storico mai registrato in precedenza per un Capo dello Stato del gradimento popolare e del prestigio internazionale.

L’alternativa, piena di incognite per i blocchi dei voti parlamentari contrapposti, ma frammentati del centrodestra e del centrosinistra, è quella della scelta di un nuovo inquilino del Quirinale, molto probabilmente di una donna, la prima dei 76 anni della Repubblica.

Mai come questa volta, tutte le strade delle prospettive politiche e istituzionali portano e passano da Roma.

L’elezione del sindaco della Capitale deciderà contemporaneamente le faide interne nel centro destra fra Fratelli d’Italia e Lega e nel centro sinistra nell’ambito del Pd e dei 5 Stelle. Soltanto Conte ha due chance iniziali, perché è paradossalmente avvantaggiato sia dalla riconferma di Virgina Raggi che dalla prevalenza almeno fino al ballottaggio del candidato del Nazareno Roberto Gualtieri.

Sfide concentriche destinate in ogni caso a innescare un effetto domino non solo negli schieramenti ma anche nei rispettivi partiti.

Avrà ancora ragione Ennio Flaiano a sostenere che “Roma ha questo di buono, che non giudica, assolve”, oppure il dolore accumulato dalla Capitale non farà sconti?Semestre bianco a maggioranze variabili 

 

 

 

 

 

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