Terrorismo, Mediterraneo, Italia: l’analisi degli esperti di intelligence

0
853
terrorismo mediterraneo italia
Condividi

Terrorismo, Mediterraneo, Italia: l’analisi degli esperti di intelligenceterrorismo mediterraneo italia4

Da Nizza ai Balcani, costeggiando la Libia, Egitto, Gaza, Libano, Siria e Turchia: da mare fra le terre il Mediterraneo rischia di trasformarsi in un gigantesco e incontrollabile bacino di coltura del terrorismo islamico. E’ un rischio concreto o un allarme esagerato? Quale il Check up attuale della sicurezza dell’area e che scenari si prospettano? L’analisi degli esperti di intelligence qual e’?

Lo abbiamo chiesto a due fra i maggiori esperti di intelligence e di strategie internazionali: Andrea Margelletti, Presidente del  Centro Studi Internazionali, e Arduino Paniccia, dell’Università di Trieste, esperto di strategie geopolitiche e militari.

terrorismo mediterraneo italia
Andrea Margelletti
Arduino Paniccia
Arduino Paniccia
  • Fronte del Mediterraneo, quale la situazione complessiva della presenza e dell’infiltrazione del terrorismo islamico?

Margelletti: “Il bacino del Mediterraneo vive da diversi anni una situazione di forte criticità in relazione alla presenza di gruppi terroristici di matrice jihadista. Infatti, il progressivo deterioramento della situazione politica e di sicurezza che ha interessato, con diversa intensità, i molteplici scenari dell’area ha permesso a questi gruppi di ampliare la propria capacità di azione e di imporsi come interlocutori politici e sociali privilegiati nei confronti delle fasce della popolazione più deboli e nelle aree economicamente più depresse”

Paniccia: ”Nel Mediterraneo sono presenti cellule terroristiche praticamente in ogni paese, sia nella sponda europea a Nord, sia nella parte africana, e nel mediterraneo orientale. Inoltre, in ogni zona possono organizzare azioni di attacco anche piccolissimi nuclei, affiliati solo attraverso la rete alle organizzazioni “madre”, tra cui Al Qaeda e Isis. In poco meno di due anni vi sono stati circa 30 gravissimi attentati intorno al Mediterraneo, la maggioranza di tutti gli attacchi compiuti tra il 2014 e il 2016 nel mondo. Un chiaro segno che l’area è ormai l’epicentro dell’attività terroristica globale.”terrorismo mediterraneo italia

  • Scenari in sintesi nei vari paesi: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Gaza, Libano, Turchia e Balcani?

Margelletti: “Sebbene ogni contesto presenti le proprie peculiari criticità, la diffusione dell’ideologia jihadista e la possibilità che tale minaccia vada sempre più strutturandosi, pone una fortissima ipoteca sulla sicurezza dell’intera area nel prossimo futuro. “

Paniccia: “Ogni Paese presenta una situazione diversa e degli aspetti che vanno da un conflitto guerreggiato come quello tra Isis e le forze del governo di coalizione in Libia, alla presenza di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano, ai recentissimi attacchi in Turchia, soprattutto successivi alla presa di distanza del governo al sostegno, quantomeno sotterraneo, al califfato. Per l’area centro sud Europa la questione è di minore impatto, ma certamente agiscono cellule terroristiche, soprattutto in Bosnia. Algeria e Marocco sono meno colpiti, nel primo caso per il capillare controllo del territorio da parte dell’esercito e delle forze dell’ordine, nel secondo per l’intelligenza politica della classe dirigente”.

  • Livelli di guardia in Spagna, Francia , Italia e Grecia?

Margelletti: “Sin dagli attentati di Parigi del gennaio 2015, le leadership politiche dei Paesi europei hanno fortemente innalzato i livelli di attenzione e di monitoraggio nei confronti della possibile presenza di specifiche minacce all’interno dei singoli Stati. Se in Francia la pesante escalation di attentati terroristici registratasi nel corso degli ultimi due anni ha portato alla proclamazione dello stato di emergenza e all’adozione di una serie di misure speciali, volte a combattere in maniera più efficiente io fenomeno terroristico, gli altri Paesi europei hanno via via adeguato il loro standard di sicurezza di fronte all’evoluzione della minaccia. Riguardo il caso specifico italiano, fermo restando che nessun Paese può definirsi a rischio zero, al momento il nostro Paese non sembra correre rischi circostanziali. Oltre ad essere stato potenziato il presidio capillare del territorio grazie ai nuovi dispositivi antiterrorismo di Polizia e Arma dei Carabinieri, le istituzioni italiane hanno uno strumento senza pari in Europa per il coordinamento, quale il Casa, Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo.

Paniccia: “In questo momento la Francia è il ventre molle dell’Europa. In una situazione migliore sono Italia, Spagna e Grecia. Ma se fino a qualche tempo fa erano in grave pericolo le capitali del nord (Parigi, Bruxelles), dopo Nizza gli obiettivi e l’attenzione dei terroristi, come si diceva prima, sono sempre più rivolti alle città e agli insediamenti nel mediterraneo. La deduzione è quindi che il pericolo si avvicina. Il nostro livello di guardia deve comunque ulteriormente salire.

  • C’è in atto una strategia del cosiddetto terrorismo fai da te?

Margeletti: “Più che una strategia é una nuova evoluzione del terrorismo di matrice jihadista e, soprattutto, dell’ideologia di radicalizzazione. Se al-Qaeda era un gruppo che forniva risorse e logistica per effettuare gli attentati approvati da Bin Laden, Daesh è un cuore pulsante di radicalizzazione al centro del medio oriente il cui messaggio può essere colto da tutti coloro i quali vogliano perseguire questo percorso farneticante. Non c’è più bisogno di periodi di addestramento o di comunicazioni difficili con una leadership nascosta. Si utilizzano i mezzi a disposizione con l’unico obiettivo di creare il terrore. In più, in l’ideologia del jihadismo viene utilizzata in maniera crescente per dare sfogo alle proprie repressioni (leggasi il caso di Orlando), quasi a voler dare un valore più alto a una psicosi.”

Paniccia:” Dopo gli attacchi su vasta scala, che hanno allertato polizie e inteligence di tutta Europa, siamo in una fase nella quale piccole cellule utilizzano mezzi e metodi che assolutamente sfuggono ai sensori informativi messi in funzione dalle autorità e dai governi. Uno dei modi è proprio quello del cosiddetto terrorismo fai da te che, dobbiamo tuttavia sempre ricordarlo, è sempre e comunque collegato alla più vasta rete transnazionale”terrorismo mediterraneo italia

  • Strategia comune antiterroristica di Occidente e Nato? 

Margelletti: “Fino a questo momento la risposta occidentale alla minaccia jihadista è stata disomogenea. Di fronte una minaccia di fatto globale l’Europa non è stata ancora in grado di elaborare una strategia comune, rimanendo intrappolata nelle logiche della difesa dei singoli interessi particolaristici a discapito di una maggiore collaborazione per la difesa della sicurezza comune. Continuando su questa strada sarà sempre più difficile prevenire una minaccia che di fatto sta dimostrando di saper evolversi e declinarsi in forme sempre più fluide, flessibili e trasversali. Se l’Europa non ha alcuna strategia comune, almeno sul campo Daesh è in difficoltà. Potremo anche battere militarmente il gruppo di Baghdadi, ma senza una reale strategia politica e sociale congiunta, come ISIS ha sostitutito al-Qaeda, dopo il Califfato potrà arrivare una nuova bandiera a rappresentare l’ideologia salafita globale”.

Paniccia: “Non si riesce per il momento, nonostante gli sforzi in atto, ad individuare una comune strategia, ad esempio europea. Né la NATO è apparsa in grado o ha voluto tracciare delle linee comuni e condivisibili su questo nuovo tipo di conflitto. La sensazione è che per motivi anche sotterranei, legati soprattutto ai rapporti economici ed energetici che ciascun paese intrattiene per proprio conto, sia comunque un percorso ancora molto da tracciare

  •  E Russia, Cina e India?

Margelletti: ”La Russia prosegue per la sua strada, cercando ora il dialogo sia con USA che con Turchia. La Cina non ha una risposta globale al terrorismo, preoccupata come é dalla minaccia interna degli Uiguri. Per quanto riguarda, infine, l’India, Nuova Delhi ha una visiona focalizzata principalmente sul Kashmir e a quello che ancora viene visto come il terrorismo sostenuto da Islamabad. Tali posizioni non aiutano certo a trovare forti alleati in questi Paesi.”

Paniccia:” Il continente asiatico per il momento è stato meno colpito dall’ultima spirale terroristica. Tra l’altro, notoriamente, i paesi con governi autoritari (Russia, Cina) stroncano con maggiore facilità ogni tentativo di insorgenza. Tuttavia Dacca è stato un drammatico campanello d’allarme. La popolazione di fede islamica complessiva nel subcontinente asiatico supera gli 800 milioni ed è in continua prorompente crescita, dal Pakistan all’Indonesia; poco meno di 150 milioni sono in India. L’ondata di Al Qaeda dal 2001 si spinse fino a Bali. I paesi asiatici devono impedire che il fenomeno si ripeta oggi su scala più vasta”

 

Facebook Comments
Condividi