Violenza e riscatto la Sicilia dell’amaro ritorno

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Violenza e riscatto la Sicilia dell'amaro ritorno
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by  Antonino Cangemi

In letteratura, il tema del ritorno alla propria terra è presente fin dal passato più remoto: da Omero, l’Odissea, Ulisse. Ed è sempre ricorrente, anche in tempi a noi vicini. Tra i classici del nostro Novecento, si pensi a “Conversazione in Sicilia”, a Silvestro Ferrauto “in preda ad astratti furori” alla ricerca dei luoghi della sua infanzia, o al romanzo fiume di Stefano D’Arrigo – caso letterario per eccellenza – “Horcinus Orca” e alla traversata dello Stretto di ‘Ndrja Cambria.

Del tema del nostos si nutre  l’ultimo romanzo di Licia Cardillo Di Prima – scrittrice siciliana con alle spalle più di una felice prova narrativa –  “L’odore della nebbia”, edito da Dario Flaccovio.Violenza e riscatto la Sicilia dell'amaro ritorno

Un romanzo intenso come pochi che si raccomanda di leggere per le emozioni che suscita. “Ispirato a una storia vera”, come evidenziato a mò di sottotitolo nella copertina. Purtroppo, verrebbe da dire, perché la storia raccontata è una storia cruda e crudele di violenza sulle donne, delle donne più fragili e indifese.

Elena, un’insegnante del Nord di 44 anni, ritorna al paese dove è cresciuta per fare i conti con un passato torbido e doloroso che la fuga nel continente, una nuova famiglia e una nuova identità non riescono a cancellare.

Licia Cardillo Di Prima

Tante cose sono cambiate nel paese in cui ha vissuto, Rocca Sicana (nome letterario dietro il quale si cela Sambuca, il fascinoso borgo dell’autrice), ma tra le sue rocce, le sue chiese, le case in stato di degrado in vendita a costo irrisorio per essere ricostruite aleggiano ancora i fantasmi di un’infanzia e di un’adolescenza violate, i sogni di una bambina ricca nella sua solitudine di straordinaria inventiva rubati dagli orchi, da uomini assetati e accecati dal desiderio, privi di scrupoli.

La bambina che camminava scalza, appena coperta da vesticciole rammendate per i vicoli di Rocca Sicana e che ammaliava per la sua bellezza si chiamava Gesuina, non conosceva il padre né l’affetto di una madre – bellissima anche lei –  che, dopo avere subìto uno stupro, non c’era più con la testa. Ad accudirla e ad alimentarne la fervida fantasia col racconto di storie immaginifiche ed edificanti (alcune di fonte biblica, tutte in rigoroso dialetto), il nonno – figura emblema di una Sicilia contadina e genuina – che le donava tutto l’affetto che gli altri le negavano.Violenza e riscatto la Sicilia dell'amaro ritorno

Elena torna nella casa abbandonata della sua infanzia, dove vi sono ancora, dopo decenni, il letto sfatto e i resti imputriditi della colazione, e s’incontra con le donne e gli uomini del paese: alcuni sono nuovi, altri testimoni invecchiati di un inferno che ancora le brucia dentro.

E’ un viaggio, il suo, carico di sofferenze, che scava impietosamente nella memoria, ma un viaggio necessario. La sua esistenza – proprio come quella della madre – è stata segnata dalla violenza dello stupro, una violenza che scalfisce non solo il corpo ma anche l’anima, e oscurarne le impronte con lo scorrere del tempo è impossibile: si può solo tentare di scolorirle. Vi è anche altro che Elena cerca nel suo passato: gli affetti di legami di sangue recisi.

Non si anticipa il finale di un romanzo che regala, oltre al ritratto di una Sicilia del passato sospesa tra la luce e i colori della creatività popolare e il buio del degrado e della violenza acuiti da aspre ingiustizie sociali, il riscatto dalla più plumbea infelicità nel segno della bellezza e della trascendenza.Immagine incorporata

 

 

 

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