Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione

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Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione
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Pubblichiamo l’articolo scritto da Daniele Billitteri tratto  da  “Nelle orecchie gracchiava la radio della polizia” su “L’Ora edizione straordinaria. Il romanzo di un giornale raccontato dai suoi cronisti”, pag.174-176.*Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione

by Daniele Billiteri

 La mattina del 21 luglio 1979, 41 anni fa, il capo della squadra Omicidi della Mobile di Palermo Boris Giuliano venne ucciso al bar Lux in via Di Blasi da Leoluca Bagarella, che gli sparò alle spalle.

Giuliano morì perché aveva capito cosa stava cominciando a succedere in cosa nostra.Boris Giuliano e i 40 anni di notte della Repubblica

.. Nel 1976 capo della Omicidi divenne Giorgio Boris Giuliano. Boris, prima di fare il poliziotto, aveva fatto tante altre cose, perfino direttore di una fabbrica di cravatte a Milano. Giocava a basket e parlava inglese. Aveva vissuto in Africa dove, da bambino, aveva giocato coi cammelli. Ma quando scoppiò la Giulietta di Ciaculli nel 1963 decise di fare il concorso in polizia e chiese, dopo averlo vinto, di essere mandato a Palermo. Lo accontentarono ma quando arrivò disse: “Vorrei comandare la sezione omicidi” tutti si misero a ridere. Tuttavia, quando Contrada diventò il capo, Boris ce la fece.

La città divisa in zone presidiate Tutto cambiò nel giro di poche settimane. Tanto per cominciare fu razionalizzato il sistema delle volanti di zona con la divisione della città in otto parti. Poi fu fatto tassativo obbligo di segnalare ogni volta che in un controllo casuale incappava un pregiudicato. Bisognava annotare anche con chi fosse. Poi fu finalmente agevolata la circolazione interna delle informazioni, l’istituzione di una sorta di bacino di prelievo delle notizie raccolte, comprese quelle confidenziali. Questo sistema portò ai primi risultati.

Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione
La commemorazione di stamattina in via Di Blasi alla quale assieme ai familiari hanno partecipato il Capo della Polizia, Franco Gabrielli , il Questore di Palermo Renato Cortese e il Questore di Napoli Alessandro Giuliano, figlio di Boris Giuliano

Era il tempo di una furibonda guerra tra bande di rapinatori molto aggressivi che assaltavano banche e uffici postali. La Banca del Sud di via Oreto ne collezionò 16 in sei mesi. Secondo il nuovo metodo, il modus operandi dei rapinatori venne analizzato fino alla messa a punto di un profilo criminale che portò a una importante ipotesi: l’ambiente delle rapine era la palestra per le eccellenze criminali in lista d’attesa per essere “combinati” in Cosa nostra. Molti dei peggiori killer della guerra di mafia degli anni Ottanta venivano da lì.

Il metodo funzionava, favorito dal fatto che Giuliano aveva solidi contatti con gli Usa dove aveva svolto un corso presso l’Fbi a Quantico. Teneva i contatti pure con la Dea, il Dipartimenti antidroga. Ovvio che dovesse essere il ricambio naturale di Contrada quando questi diventò capo della Criminalpol.

Erano cambiati pure loro. Contrada e Giuliano, insieme o da soli, erano spesso ospiti delle tavole rotonde che organizzava il giornale sui problemi della criminalità. E, compatibilmente con gli obblighi del ruolo, non si sottraevano mai alle domande. Credo si possa ascrivere a loro merito il fatto che il nuovo modo di lavorare influenzò un “ammorbidimento” pure dei carabinieri. Almeno dal punto di vista nostro. Ed era necessario.

Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione
Daniele Billitteri

Che fossero tempi bruttissimi si era già visto con l’omicidio del procuratore Scaglione nel 1970. Poi cominciò una terribile catena e lo stesso Boris Giuliano cadde la mattina del 21 luglio 1979 nel bar Lux in via Di Blasi. Gli sparò alle spalle Leoluca Bagarella. Giuliano morì perché aveva capito cosa stava cominciando a succedere in Cosa nostra, la nascente guerra di mafia, la scalata dei “corleonesi” al potere, le infiltrazioni nel mondo della finanza.

Avevamo capito anche noi cronisti che rischiavamo allegramente la vita. E qualcuno ce la lasciò. Come Mauro De Mauro, come Mario Francese. Terribili quegli anni. Ma, a modo loro, formidabili.Boris Giuliano un anniversario senza rassegnazione

* Le pagine de L’Ora del 21 luglio 1979 sono consultabili all’archivio del giornale custodito a Palermo presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana

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