Chi risponderà al quesito: è nato prima l’uomo o il robot?

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Chi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robot
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Rubrica di critica recensioni anticipazioniChi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robo

by Augusto Cavadi

Fabbrichiamo macchine sempre più intelligenti: sino a dove potremo spingerci? Ci sarà un punto di non ritorno in cui si attuerà il timore ancestrale di un robot in grado di padroneggiare il suo padrone?

Simili interrogativi sono ormai transitati dalla letteratura fantascientifica alla saggistica scientifica e filosofica; anzi, la stessa ricerca teologica è per così dire costretta a uscire dai recinti protetti delle tematiche tradizionali (dove la certezza delle risposte è direttamente proporzionale all’irrilevanza per l’umanità) e a misurarsi con l’inedito.Chi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robot

Nel maggio del 2019 l’Università degli Studi di Catania e lo Studio Teologico San Paolo della medesima città hanno organizzato un interessante convegno intitolato “Dio, macchine, libertà” e adesso ogni lettore può informarsi sui risultati principali di quell’incontro interdisciplinare esposti nella raccolta di saggi, a cura di Christian Barone, L’algoritmo pensante. Dalla libertà dell’uomo all’autonomia delle scienze artificiali (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2020, pp. 136, euro 12,00).

Nell’impossibilità di dare conto in poco spazio dei sette contributi (preceduti da un’ampia Premessa del curatore) possiamo limitarci a qualche flash che dia un’idea della validità del volume e, soprattutto, susciti il desiderio di un ulteriore, più attento, accostamento ad esso.Chi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robot

Intanto è istruttivo apprendere da Paolo Arena (docente di Automatica presso il Dipartimento di Ingegneria elettronica e Informatica dell’Università di Catania) che l’esperienza delle intelligenze artificiali (A. I.) è molto più vicina alla quotidianità delle persone comuni di quanto si supponga: ormai i robot, infatti, sono non solo “per l’uomo”, ma anche “tra gli uomini” e “con gli uomini”.

La diffusione quantitativa è comunque meno significativa della loro evoluzione qualitativa: come spiega Giuseppe O. Longo (docente emerito di Teoria dell’informazione presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste) gli algoritmi, comportandosi come un “organismo multicellulare in evoluzione”, interagiscono fra loro e si sottraggono gradualmente al controllo degli ideatori.

Si profila sempre più concretamente, dunque, una problematica inquietante: chi fornirà un’etica – o anche solo una normativa giuridica – ai robot? Come governare il passaggio in corso – sul quale si sofferma, nel contesto di tematiche affini, Giovanni Di Rosa (docente di Biodiritto presso l’Università di Catania) – dei robot da “oggetti” a “soggetti” del diritto? Si potrà insegnare ad essi – si chiede il filosofo catanese Andrea Vella – qualcosa come un senso di religiosità?

L’ibridazione fra l’essere umano attuale e le sue protesi telematiche apre la strada al “transumanesimo”: siamo culturalmente attrezzati – è, fra altre, la domanda che si pone Antonio Allegra (docente di Filosofia all’Università per Stranieri di Perugia) – a queste nuove dimensioni esistenziali?Chi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robot

E, proprio analizzando vari aspetti di questo plesso problematico, Salvatore Amato (docente di Filosofia del Diritto all’Università di Catania) non può esimersi dall’evidenziare alcuni paradossi della situazione contemporanea: “Progettiamo il futuro con il timore di restare senza futuro, di avviarci verso un ‘pensionamento’ forzato. Studiamo i modi per costruire macchine ‘libere’, per apprendere che siamo noi a non essere liberi. Costruiamo meccanismo sempre più complessi per manipolare la natura per correre, poi, il rischio di essere a nostra volta manipolati da questi meccanismi”.

In contro-tendenza rispetto agli allarmi e alle preoccupazioni che si moltiplicano man mano che la “quarta rivoluzione industriale” avanza, il teologo catanese Giovanni Basile ritiene che a preoccuparci non dovrebbero essere le macchine, ma noi stessi: “le macchine deludono gli uomini – per questo ne creiamo sempre di nuove -, non deludono se stesse, ed in questo sono migliori di noi, accettano il proprio limite, divenendo prima obsolete, poi inutilizzabili, poi da buttare”.

 Da questi brevissimi accenni non ci dovrebbe voler molto a capire che – mentre siamo comprensibilmente concentrati nella lotta contro il covid – scienze e tecniche progrediscono silenziosamente e inesorabilmente. Quando la pandemia sarà debellata, tireremo un sospiro di sollievo; ma, per i più lungimiranti, le sfide più gravi non saranno alle spalle.Chi risponderà al quesito è nato prima l’uomo o il robot

 

 

 

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