#Cutting l’inferno dell’autolesionismo degli adolescenti

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#Cutting l’inferno dell’autolesionismo degli adolescenti
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#Cutting l’emergenza dell’autolesionismo dei teenagers#Cutting l’inferno dell’autolesionismo degli adolescentiCutting, taglio. Un termine inglese che aggira lo choc dell’impatto con l’italiano autolesionismo e cela dietro un’etichetta medico-scientifica la porta dell’inferno psichico che il più delle volte distrugge l’adolescenza ad un crescente numero di giovani.

I teenagers che precipitano nella spirale del cutting vivono il loro corpo come una gabbia che non lascia realizzare sogni, illusioni, pulsioni. Se ne servono per lanciare messaggi estremi, in codice, all’esterno e a se stessi. Lo incidono per estirpare quello che di loro ritengono inadeguato. #Cutting l’inferno dell’autolesionismo degli adolescenti Negli abissi del web il cutting si è trasformato in uno tsunami che rischia di travolgere le generazioni  fra i 13 e i 19enni, e in particolare il 90% delle ragazze di quella fascia di età. ”Psicologi e psicoterapeuti lanciano da mesi l’allarme soprattutto nelle scuole per l’enorme e sempre crescente diffusione di questa forma di gravissimo autolesionismo” denuncia Viviana Cutaia, Psicologa-Psicoterapeuta, Coordinatrice Help Line Telefono Giallo-A.F.I per l’Assistenza psicologica e la prevenzione del disagio psichico .

#Cutting l’inferno dell’autolesionismo degli adolescenti
Viviana Cutaia

Da dove nasce il disagio che provoca questa particolare forma di autolesionismo?
“Il cutting comprende una pluralità di comportamenti che vanno dal taglio, alle piccole ustioni, ai graffi fino a dermatillomania e tricotillomania. I cosiddetti “cutter” sono giovani che vivono spesso condizioni di disagio, emarginazione sociale, di angoscia in cui il corpo, specialmente in adolescenza, acquisisce un alto valore simbolico. Per tagliarsi, i giovani, utilizzano lo stesso strumento che ripuliscono con cura prima e dopo ogni riutilizzo.  Tagliarsi è un fenomeno che spesso inizia in adolescenza intorno agli 11 anni, il 90% sono prevalentemente ragazze tra il 13 ei 16 anni ed il fenomeno è molto complesso specialmente perché  non esiste un’unica ragione che investe la società giovanile, ma i giovani si tagliano per una delusione d’amore, per un brutto voto a scuola, per un litigio in famiglia, per aver interrotto una relazione amorosa, ma specialmente anche per placare il dolore mentale che diviene insostenibile, inaccettabile. Dunque il corpo diventa veicolo di esperienze sensoriali ed emozionali che i giovani preferiscono soffrire nel corpo piuttosto che nella psiche. Per tanti giovani, invece, il cutting è un modo di esserci in questo mondo, di essere visibili e di rendere anche visibili le ferite inferte sul proprio corpo. “

Perché si sta diffondendo tanto? Emulazione o disagio più vasto e sommerso di quanto
non si percepisca?

“Da una recente ricerca è emerso che il fenomeno del cutting subisce l’emulazione dei social network e negli ultimi anni è cresciuto del 30%. I giovani cutter spesso nascondono le proprie ferite con maniche lunghe anche nei periodi più caldi, cambiano il loro umore, modificano le loro abitudini ad esempio truccarsi eccessivamente per coprire le ferite. I giovani durante il cutting, spesso, condividono video e/o selfie che vengono a loro volta condivisi dalla rete sociale. Il fenomeno dilaga senza che vi sia alcuna protezione di tali scenari. Talvolta i genitori, gli insegnanti, il gruppo dei pari non si rendono conto
delle ferite e diviene necessario intervenire precocemente, specialmente sul gruppo dei pari e sui social network per monitorare tutti i possibili campanelli di allarme. Il fenomeno subisce l’emulazione ma è sicuramente sottostimato”.

Sintomi rilevatori che possono fare scattare la prevenzione e che tipo di prevenzione?
“Tra i nuovi Disturbi inseriti, nell’attuale DSM, l’acronimo di Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, vi sono autolesionismo non suicidario ed autolesionismo non suicidario non altrimenti specificato strutturando, così, caratteristiche diagnostiche proprie. Ad esempio per l’autolesionismo non suicidario il DSM propone un diagramma di criteri comportamentali sulla base dei quali tracciare diagnosi, prevenire l’esordio e l’eventuale cronicizzazione”

Coinvolge solo adolescenti o ci sono casi adulti di cutting ? 
“Il fenomeno coinvolge principalmente gli adolescenti. Il 70% dei casi è legato all’età ma rischia di cronicizzarsi anche all’età adulta. Ad esempio,  Lady D era autolesionista durante le crisi bulimiche.”

Come uscire dal tunnel ? 
“L’amore verso sè stessi implica durante l’adolescenza uno sguardo verso la vita talvolta complesso. La crisi che vive la famiglia investe inevitabilmente il mondo giovanile. Bisogna ritrovare lo sguardo verso di sè ponendo al centro dell’intervento il superamento del dolore fisico e mentale. La Psicoterapia aiuta il giovane a riconnettere il suo flusso di pensieri integrando le emozioni e migliorando i propri comportamenti. Spesso ad Elisa, una mia giovane paziente cutter, faccio disegnare una farfalla simbolo per eccellenza del cambiamento e mi piace guardare, nel corso della terapia, come non soltanto cambi quella farfalla ma specialmente Elisa. I giovani vanno aiutati, nei loro compiti evolutivi, dagli adulti che
svolgono empaticamente compiti e ruoli educativi.”

Chi guarisce rimane a rischio? 
“No, perchè ribalta la condizione di sofferenza in accettazione ed amore verso di sè. Il percorso terapeutico permette all’individuo di poter riguardare sè stesso in maniera diversa.<<Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso>> diceva  il Mahatma Gandhi.”

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