Firma digitale: Notai addio?

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Le nuove frontiere della giustizia, del diritto e dei diritti si intersecano sulla rete. Molte le problematiche e già numerosissime le battaglie legali. Una delle più rilevanti è appena iniziata: il  Consiglio Nazionale del Notariato si è rivolto al Tar del Lazio per bloccare la norma che consente la creazione di startup innovative con la firma digitale. Dopo il via libera del Ministero dello Sviluppo dal 20 luglio è infatti possibile costituire una startup che si avvale di un formulario della Camera di Commercio e che prevede l’utilizzo della firma digitale. In pratica viene bypassato il vaglio d’autenticità e il controllo di legalità dei  Notai.firma digitale

Come stabilito dall’articolo 24 del Codice dell’amministrazione digitale (CAD), è sufficiente che la firma digitale si riferisca in maniera univoca ad un solo soggetto ed al documento o all’insieme di documenti cui è apposta o associata. L’apposizione della firma digitale integra e sostituisce sigilli, punzoni, timbri, contrassegni e marchi previsti dalla vigente normativa.

Una svolta considerata un vulnus alle peculiarità di garante degli interessi generali e al di sopra delle parti proprie del Notaio. Un pubblico ufficiale che assolve ad una funzione probatoria privilegiata attribuitagli direttamente dalla legge. Il Consiglio Nazionale non l’ha presa per niente bene e si è rivolto al Tar  per bloccare la nuova norma. Un’iniziativa che ha tuttavia fatto riemergere da più parti le cicliche raccolte di firme per abolire quella che viene definita una delle caste burocratiche più onerose e ingombranti.firma digitale

L’udienza sospensiva è prevista per il 30 agosto, ma già divampano sul web le schermaglie fra i sostenitori delle garanzie legali, assicurate dai Notai, e i paladini dell’accelerazione dell’innovazione. Una polemica subito trasformatasi nella riedizione della querelle des Anciens et des Modernes, che nella seconda metà del seicento agitò l’Académie francaise.  L’unico ad aver visto giusto è stato  Gustave Flaubert che in tempi non sospetti  sosteneva che “ogni notaio si porta dentro le macerie di un poeta.”

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