Stress test della politica

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stress test politica
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Gli stress test della politicastress test politica

Stress test autunnali per Governo e leader di partito. Per valutare le criticità degli scenari politici, seguendo virtualmente il metodo analitico utilizzato per gli istituti di credito, bisogna considerare che l’autunno caldo inizierà con la pronuncia della Consulta sull’Italicum prevista intorno al 4 ottobre e, dopo il tradizionale ping pong fra deficit, conti e parametri europei, culminerà fra novembre e dicembre con lo stress test di tutti gli stress test della politica: il Referendum costituzionale.

Gli scenari sono in continua evoluzione, ma il quadro dei protagonisti è già delineato:

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Matteo Renzi 

ha in serbo ancora vari assi da calare e una innata capacità di sgusciare dalle situazioni critiche. Col referendum si gioca tutto, governo, segreteria e futuro politico. La vittoria cementerebbe la sua leadership fino al congresso 2017 e, soprattutto, alle politiche del 2018. La sconfitta determinerebbe l’apertura della crisi e l’avvio di un travagliato percorso politico-istituzionale per la formazione del nuovo governo.

Nettamente a favore. Tre fattori di grande rilievo: l’incubo dell’emergenza internazionale del terrorismo islamico e la Brexit, hanno conferito al Premier un notevole peso specifico in Europa e nella Nato e la concreta prospettiva che la Corte Costituzionale possa risolvere il guazzabuglio dell’Italicum. “Se la Corte costituzionale rimarrà coerente con la propria giurisprudenza – concorda il costituzionalista e parlamentare del Pd Giuseppe Lauricella – potrebbe risolvere il problema affrontando gli aspetti relativi sia al principio della proporzionalità tra voti effettivamente ottenuti da una lista e premio di maggioranza (messa a rischio dal ballottaggio), sia all’esigenza di corrispondenza tra volontà degli elettori ed eletti con le preferenze nei collegi (atteso il riparto nazionale) sia, ancora, probabilmente, all’anomalia della previsione delle multi candidature bloccate”

Ostacoli e nemici. In aumento le ostilità da parte di settori editoriali, giudiziari e dell’economia. Aleggia l’eventualità che per disarcionare Renzi l’opposizione interna del Pd possa arrivare ad allearsi con Grillini e dintorni. Più probabile invece un accordo preventivo su Dario Franceschini, esponente della ex sinistra dc in grado di catalizzare il consenso di tutte le anime del partito compresi i renziani e formare un nuovo Governo. Un esecutivo essenzialmente di scopo per approvare la manovra, tranquillizzare Bruxelles e, soprattutto, per varare la riforma delle legge elettorale. Fra le ipotesi in  campo, oltre a Franceschini, Pier Carlo Padoan, Carlo Calenda, Raffaele Cantone,Ernico Letta e Piero Grasso. Ma allo stato é più probabile un eventuale incarico all’attuale  Ministro dei Beni Culturali.

Fortuna & Chance: 65%

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Beppe Grillo

il tempo misurerà l’incidenza, riguardo alla strategia politica, della scomparsa di GianRoberto Casaleggio. Difficile gestire e indirizzare le incandescenti colate della perenne eruzione del vulcano del Movimento. La scelta del silenzio e del low profile sembra avere avvantaggiato il cofondatore dei 5Stelle. Un’altra scelta, quella referendaria, sarà decisiva per scongiurare lo spettro della sindrome di Mariotto Segni: un grande consenso seguito dall’oblio.

Nettamente a favore. L’onda lunga delle elezioni dei sindaci non soltanto di Roma e Torino, Virginia  Raggi e Chiara Appendino, ma soprattutto Paola Massidda a Carbonia, Anna Alba a Favara, Ida Carmina a Porto Empedocle e Viviana Verri a Pisticci. Il web power, candidature, primarie, individuazioni, scelte di temi e programmi via rete, conferisce ai grillini una potenzialità per intercettare consensi e partecipazione ancora tutta da esplorare.

Ostacoli e nemici L’incognita della verifica della premiership delegata a Luigi Di Maio è del tutto inedita. Ma non é l’unico icerberg che potrebbe far affondare l’appena varata nave dei grillini che fa rotta verso il potere. Prima le faide interne a Roma attorno alla spartizione di incarichi e poltrone, poi le gravi e crescenti difficoltà della Giunta Raggi, evidenziano la mancanza di un’adeguata classe dirigente. Mentre abbondano gli aspiranti leader nazionali e i ministri in pectore: Paola Taverna, Carla Ruocco, Roberta Lombardi, Alessandro Di BattistaRoberto FicoCarlo Sibilia. E in agguato negli enti locali c’è il rischio degli apprendisti stregoni

Fortuna & chance: 50%.

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Matteo Salvini  

L’incognita del successore di Umberto Bossi, un successore non riconosciuto dal padre fondatore della Lega, è rappresentata dalla capacità di non farsi risucchiare da una parte dalla destra europea populista e dall’altra dalla leadership di governo in progress di Luca Zaia e Roberto Maroni. Incognita non superabile a colpi di provocazioni, come dimostrano le pesanti sconfitte alle amministrative.

Nettamente a favore Il legame con Marine Le Pen e la forte presa fra la base della Lega.

Ostacoli e nemici: La fronda fra i dirigenti storici della lega  si è trasformata in aperta opposizione. Soprattutto dopo l’imbarazzante sconfessione dell’incontro con Donald Trump e la figuraccia elettorale alle comunali di Roma, Varese, Bologna, Milano e Torino. Il leader della Lega ha inoltre collezionato una impressionante serie di gaff, invettive e battutacce che gli hanno fatto perdere credibilità e lo hanno relegato ai margini del dibattito politico.

Fortuna & Chance 15%

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Stefano Parisi

dopo aver sfiorato la clamorosa vittoria a Milano e resuscitato un  centro destra evaporato nel resto del Paese, ha rischiato di essere riposto fra le glorie della burocrazia, ma è stato nuovamente imposto per l’impegnativo ruolo di salvatore di Forza Italia da  Berlusconi in persona, che lo aveva già  scelto per le amministrative milanesi.

Nettamente a favore Alla capacità di problem solving aggiunge quella di esperto politico e collaudato economista. L’abbinata Parisi braccio operativo, riorganizzatore, selezionatore di capilista e candidati, e Berlusconi scudo e padre nobile,  ha  concrete possibilità di rimettere in piedi Fi e riaccogliere nel partito le pecorelle smarrite e i figliol prodighi: da Raffaele Fitto a Renato Schifani, da Gaetano Quagliariello a Sandro Bondi, per citarne alcuni.

Ostacoli e nemici  Moltissimi i siluri e gli scogli sommersi già predisposti lungo la rotta del traghetto di Parisi. Dai generali Toti, Romani, Brunetta, Santanché e Tajani, ai colonnelli Gasparri, Polverini, Bergamini, ai sottufficiali Gregorio Fontana e Antonio Razzi,  sono preventivate quotidiane raffiche di distinguo e appelli all’unità, giuramenti di fedeltà a Berlusconi e preventive richieste di interventi e precisazioni del Cavaliere. Un apparente babele, e un boicottaggio di fatto, che finirà quando si materializzeranno i primi nuvoloni autunnali che lasceranno intravedere lo scroscio delle candidature delle elezioni, anticipate e non.

Fortuna & chance 50%

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Angelino Alfano

Da primatista di equilibri politici ha predisposto varie alleanze con le quali affrontare il mare aperto delle politiche per riapprodare in Parlamento. Alcune trattative, attualmente in corso nel più  stretto riserbo, potrebbero riservare clamorosi sviluppi.

Nettamente a favore conosce la complessa macchina istituzionale ed è in grado di vedere gli sviluppi degli scenari politici.

Ostacoli e nemici   Alla lunga i vantaggi iniziali della compatta compagine di partito e di governo che l’ha seguito nell’uscita da Forza Italia per assicurare la governabilità, si stanno trasformando in forti svantaggi. I molti esponenti centristi impegnati nell’esecutivo non hanno avuto la possibilità di avere una efficace presenza sul territorio e questo rischia di incidere negativamente alle politiche.  Secondo i sondaggi più pessimistici Lupi e Formigoni in Lombardia e Dorina Bianchi in Calabria  sono gli unici che potrebbero contribuire al superamento della soglia di sbarramento.

Fortuna & chance: 25%

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Giorgia Meloni

dopo il 20% e più ottenuto al primo turno a Roma e il radicamento evidenziato a Milano, Bologna, Novara e Trieste, la leader di Fratelli d’Italia  ritiene decisivo il suo apporto per una ripartenza su nuove basi del centro destra

Nettamente a favore. Il tandem di successo con il parlamentare Fabio Rampelli, la credibilità e la capacità di trascinare giovani e non. La conquista sul campo dell’eredità della destra nazionale di Fini e del voto d’opinione dei moderati che avevano optato per Monti e le liste di centro.

Ostacoli e nemici. Agli strascichi delle faide infinite della destra post almirantiana si è aggiunto anche Matteo Salvini che tenta di monopolizzare il rapporto con la leader della droit francese, Marine Le Pen. Come se non bastasse il segretario della Lega, dopo avere forzato per la candidatura di Giorgia Meloni al Campidoglio, si è limitato a fare una blanda campagna elettorale, tanto che i candidati leghisti hanno racimolato pochissimi voti.

Fortuna & chance: 38%

 

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