I miracoli mai sufficienti della provvidenza

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I miracoli mai sufficienti della provvidenza
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

L’ultimo libro del prolifico Giuseppe Savagnone (Il miracolo e il disincanto. La provvidenza alla prova, EDB, Bologna 2021) è il tentativo, intelligente e a tratti toccante, di interpretare l’enigma del male alla luce della dottrina cattolica ‘ufficiale’.I miracoli mai sufficienti della provvidenza

Per chi, come me, ha condiviso lo stesso paradigma interpretativo del cristianesimo per la prima metà della sua vita, queste pagine non possono non suscitare struggente nostalgia: com’era bello quando, per dirla con il compianto cardinal Journet (non a caso citato anche qui), si poteva contare sulla certezza che la Chiesa cattolica avesse una risposta illuminante per ogni domanda!

Purtroppo, o per fortuna, la ricerca intellettuale e la fedeltà alla verità esigono talora il passaggio da un paradigma a un successivo: e allora tutto quanto è affermato all’interno di una logica, per quanto coerentemente strutturato, non può non risultare anacronistico, quasi eco di un’epoca tramontata per sempre.

Provo a tratteggiare, molto sommariamente, la costellazione teologica all’interno della quale Savagnone delinea la sua “teodicea” (se vogliamo riprendere il termine con cui Leibniz ha tentato la sua “giustificazione di Dio”). Egli presuppone che un Dio personale, anzi tri-personale esista; che Egli si sia rivelato esplicitamente nelle Scritture ebraico-cristiane; che abbia creato dal nulla tutto ciò che esiste; che la Seconda persona della Trinità si sia incarnata nell’uomo Gesù di Nazareth in maniera inedita e irripetibile; che questa persona divina (partecipe da sempre della natura divina  e, da un certo momento della storia, anche della natura umana) abbia affidato l’essenziale del suo messaggio a una comunità di fedeli che, grazie all’assistenza continua dello Spirito Santo (Terza persona della Trinità), l’ha fedelmente custodito e trasmesso sino ai nostri giorni.

I miracoli mai sufficienti della provvidenza
Il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz

Anche se si potesse accettare con onestà intellettuale questo quadro di riferimenti “dogmatici” (uso qui l’aggettivo ‘dogmatico’ in senso tecnico, non dispregiativo), non mancherebbero molte obiezioni. Ad esempio: davvero Genesi insegna la creazione dal nulla? I biblisti (a cominciare dagli ebrei) lo negano. Ma, anche se avessero torto, non è depistante affermare che Dio crei il mondo “dal nulla”? Non sarebbe più corretto e più convincente esprimersi affermando  che Dio crei il mondo “da sé stesso”, facendo sì che l’universo partecipi della sua propria sovrabbondanza d’essere? Ma queste sono forse differenze di formulazione.

Più sostanziali, invece, altre obiezioni. Savagnone afferma che un mondo perfetto sarebbe intrinsecamente impossibile perché un mondo creato non può che essere un mondo imperfetto. Ma l’unica alternativa a questo mondo, flagellato da sofferenze fisiche e morali, sarebbe un mondo perfetto o basterebbe un mondo meno imperfetto?

Al di là dei dettagli (se di dettagli si può parlare…) suscita non poche perplessità il tentativo dialettico di uscire dal dilemma classico: o Dio non è onnipotente o non è abbastanza amorevole. L’autore rifiuta la via indicata da Hans Jonas (per il quale dobbiamo cancellare l’onnipotenza dalla lista degli attributi di Dio) e ribadisce che Egli è onnipotente, ma per aggiungere immediatamente che la sua onnipotenza si rivela come…impotenza (più o meno volontaria). Difficile negare che l’argomentazione lascia un retrogusto di espediente retorico.

I miracoli mai sufficienti della provvidenza
Il santuario di Lourdes

Ci si potrebbe chiedere: se l’impianto complessivo di Savagnone non convince, l’unica alternativa possibile è l’ateismo? Il panorama teologico-filosofico contemporaneo è più ampio rispetto alla pur rispettabile schiera di pensatori o atei o agnostici.

Lo stesso Savagnone  cita alcuni fra i tanti teologi che hanno tentato di ipotizzare paradigmi nuovi: Dietrich Bonhoeffer, Vito Mancuso, Battista Borsato…Egli li cita ma per prenderne le distanze accusandoli di rompere la continuità con la tradizione bimillenaria cristiana. Questa discontinuità c’è davvero: ma l’oltre-cristianesimo costituisce un demerito o non piuttosto l’unica strada possibile per evitare che lo scandalo del male travolga qualsiasi ipotesi di alterità divina?I miracoli mai sufficienti della provvidenza

 

 

 

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